Domani, mercoledì 10 dicembre, in occasione della discussione in Consiglio regionale della riforma della sanità ligure fuori dall’assemblea legislativa di via Fieschi sarà organizzato un presidio di protesta a partire dalle ore 10.
La discussione in aula è iniziata già da oggi e continuerà anche nella seduta di domani: Uil Liguria effettuerà un presidio, insieme a Uil Fpl Liguria, a Uil Pensionati Liguria e alle altre categorie. Sul posto anche Cgil Liguria che attraverso una nota sottolinea che “sul testo della riforma non c’è stato alcun confronto e non è stato possibile portare avanti nessun tipo di contrattazione. Le poche interlocuzioni avute con la Regione sono state poco più che illustrazioni generiche da parte del Presidente”.
“Regione Liguria impone una riforma della sanità lontana dai bisogni della popolazione e fantascientifica sotto il profilo dell’organizzazione del lavoro del personale coinvolto, questo senza discuterne realmente con il sindacato”, scrive Uil Liguria.
«Manca il confronto, manca il buon senso e la conoscenza della materia e del comparto – dicono Riccardo Serri segretario generale Uil Liguria e Giovanni Bizzarro segretario confederale regionale Uil Liguria con delega alla sanità -. Il testo della riforma ci è stato semplice illustrato dal presidente Bucci e questo è francamente inaccettabile».
Il dibattito in aula sulla riforma sanitaria
Nella seduta del mattino sono state presentate quattro delle cinque relazioni di maggioranza e minoranza sul Disegno di legge 85 “Disposizioni di riordino del servizio sanitario regionale e modifica all’articolo 29 della legge regionale 7 novembre 2013, n. 33 (Disciplina del sistema di trasporto pubblico regionale e locale e del Piano regionale integrato delle infrastrutture, della mobilità e dei trasporti (Priimt)”.
A illustrare il contenuto della riforma è stato Marco Frascatore, presidente della Commissione Salute e Sicurezza sociale: «Con questa riforma si centralizza ciò che è burocratico, liberando e rafforzando ciò che è clinico – ha dichiarato Frascatore – questo è il focus della riforma sanitaria che stiamo discutendo oggi. Una riforma che rappresenta una delle priorità del programma di governo della giunta Bucci e nasce con l’obiettivo di dare risposte concrete alla crescente e mutata domanda assistenziale della nostra regione. Riforma necessaria, oserei dire, che arriva dopo oltre vent’anni di attesa e che vedrà non più il cittadino rincorrere la sanità, ma la sanità andare incontro al cittadino attraverso una governance unitaria e una razionalizzazione delle risorse burocratiche ed economiche. Assisteremo a una riallocazione delle risorse proprio a favore dei cittadini e dell’offerta assistenziale sanitaria che sarà più snella più coordinata più veloce, meno frammentata e burocratica e della quale ogni cittadino, anche delle zone periferiche, potrà godere. Va sottolineato che l’accentramento amministrativo delle Asl non implicherà di certo l’allontanamento delle cure anzi al contrario è una mossa strategica e finanziaria che permette di togliere il peso della burocrazia dai servizi locali, generando risparmi che possono essere usati per finanziare e rafforzare proprio la sanità di prossimità che cittadini desiderano. I risultati – conclude il consigliere di Orgoglio Liguria – sono già visibili e tangibili come l’abbattimento delle liste d’attesa e l’istituzione delle case di comunità e lo saranno ulteriormente tra qualche mese».
Dura critica da parte delle opposizioni. «Siamo di fronte a una legge improvvisata, centralista e priva delle basi necessarie per intervenire sulla sanità ligure. La Giunta ha portato avanti questa riforma di fretta e senza alcuna condivisione, con l’unico obiettivo di evitare il commissariamento del Ministero, nonostante un disavanzo superiore ai 250 milioni. Una scelta che ha finito per mortificare sindaci, personale e direttori generali, esclusi dal processo e privati del loro ruolo nella governance», così il consigliere regionale Pd e vicepresidente Commissione Sanità Enrico Ioculano, relatore di minoranza per il Pd durante la discussione in aula della riforma sanitaria.
«La proposta di un’unica Asl, con funzioni accentrate a Genova è pericolosa per una regione come la nostra, fragile e con territori periferici che hanno bisogni molto diversi dalla città metropolitana. Questo modello rischia di allargare il divario tra centro e periferia, ridurre l’accessibilità dei servizi e indebolire il lavoro degli operatori sanitari. È priva di alcun fondamento tecnico: in Liguria non esiste uno studio epidemiologico aggiornato da oltre dieci anni e manca un’analisi organica del fabbisogno sanitario – ha detto Ioculano -. Si svaluta il ruolo dei sindaci, principale presidio democratico nelle scelte sanitarie territoriali che verrebbe svuotato delle sue funzioni di garanzia. Così si escludono i territori dalla governance sanitaria. Le decisioni verranno prese quasi esclusivamente a Genova, cancellando l’equilibrio tra centro e periferia che negli anni aveva garantito almeno un ascolto istituzionale delle comunità locali. Siamo di fronte a una riforma fatta alla cieca. Si sta riscrivendo l’intero sistema senza conoscere i bisogni della popolazione. Serve una riforma costruita con i territori, non un’operazione calata dall’alto per evitare il commissariamento».
Nettamente contrari alla riforma i consiglieri di Avs. «La proposta sanitaria di Bucci sarà un dramma per tutti i liguri che non hanno i soldi per ricorrere alle cure private. Chiediamo con forza di rinviare l’approvazione, altrimenti le nostre strutture finiranno nel caos dal prossimo gennaio, quando lo sfascia-sanità entrerà in vigore. È un provvedimento sbagliato, che va completamente riscritto, consultando i lavoratori della sanità, gli amministratori locali, le associazioni dei pazienti, i comitati di cittadini e gli altri i soggetti interessati», hanno commentato Selena Candia, capogruppo regionale di Avs, e Jan Casella.
«Siamo sconcertati dal ruolo di autentico dominio che sarà attribuito al settore privato, al quale saranno affidate la co-programmazione e la co-progettazione delle scelte sanitarie. Questa legge attribuisce a soggetti privati un peso decisionale paritario nella costruzione delle strategie e delle priorità del sistema sanitario. Questa impostazione crea un problema di natura democratica: la programmazione sanitaria è una funzione pubblica perché incide direttamente sui diritti delle persone e affidarne una parte sostanziale a soggetti che rispondono al mercato significa alterare il principio di responsabilità pubblica. Il privato tenderà a orientare la programmazione verso attività più remunerative e meno complesse, spostando l’equilibrio del sistema a svantaggio del pubblico».
«Il pericolo concreto è che, nella futura sanità ligure voluta da Bucci, si accresceranno ulteriormente le differenze di trattamento tra centro e periferie, tra benestanti e persone con redditi bassi, pensionati, disoccupati e disabili. In questo sistema, ci saranno cittadini di serie A e cittadini di Serie B: da una parte ci saranno i ricchi che vivono nei centri cittadini, dall’altra chi ha meno risorse economiche e vive nelle aree più decentrate».
«Questa riforma della sanità ligure avrebbe dovuto avere un iter di almeno due o tre anni, partendo da un grande percorso di ascolto vero: operatori sanitari, territori, organizzazioni sindacali, associazioni che ogni giorno in Liguria si occupano di sanità e fragilità. È l’unico modo serio per riformare un sistema così delicato. Tutto questo, semplicemente, non è stato fatto». Lo dichiara il consigliere regionale Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Andrea Orlando Presidente e rappresentante di Linea Condivisa, intervenendo sulla riforma sanitaria in discussione in Consiglio regionale.
«Quella che ci viene proposta oggi – prosegue Pastorino – non nasce da una sintesi alta, capace di tenere insieme competenze, visione e bisogni delle persone. Esce invece da una logica che guarda prima di tutto agli interessi organizzativi e di potere, non alla qualità dei servizi per le cittadine e i cittadini. I 65 giorni in cui si è compressa l’intera operazione non rispondono a un’esigenza di miglioramento del sistema. Sono il frutto di una scelta tutta politica: presentarsi al Governo con una riforma già pronta per evitare il commissariamento. La narrazione che vuole portare avanti Bucci è semplice: tagliamo le Asl, accorpiamo le aziende ospedaliere del capoluogo e in futuro risparmieremo. Ma questi risparmi non sono scritti da nessuna parte nella riforma, restano una suggestione utile solo a costruire una giustificazione politica».