Seconda giornata di proteste a Cornigliano da parte dei lavoratori ex ilva. Dopo l’assemblea in fabbrica è partito il corteo aperto dallo striscione ‘Genova in lotta per l’industria‘. Alle proteste si sono uniti anche gli operai di Ansaldo Energia e Fincantieri. Ansaldo Energia è occupata da inizio settimana.
“È una battaglia per l’industria − è stato detto nel corso dell’assemblea, secondo quanto riporta l’Ansa − attendiamo risposte chiare dal governo e un coinvolgimento anche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni”.
Nicola Appice della Fim Cisl dice: «Non sono arrivate ancora risposte. Non abbiamo avuto nessun tipo di segnale da parte del governo. È vero, abbiamo avuto la solidarietà delle istituzioni, ma non è sufficiente. Non è sufficiente perché la situazione, come abbiamo detto ieri, è grave, la situazione è in stallo. La situazione porta solo una previsione futura del nulla, ovvero della chiusura dei siti del Nord. Siamo preoccupati perché, dopo che il ministro Urso ha dichiarato che si vorrà andare avanti col ciclo corto, noi continuiamo a chiedere di ritirare questo piano. Perché questo piano sta portando alla chiusura definitiva dei siti del Nord».
I sindacati sottolineano che la vertenza dell’Ilva non è una questione che riguarda soltanto i dipendenti diretti, e quelli dell’indotto dell’Ilva, ma il tessuto industriale di una città e dell’intero Paese.
«Oggi − aggiunge Appice − faremo la nostra seconda giornata di sciopero ma non è detto che sia l’ultima giornata. Devono arrivare delle risposte. E le risposte sono una convocazione sicuramente anche a Palazzo Chigi, perché è assurdo ed è scandaloso che la presidente del Consiglio non abbia detto una parola sulla vertenza dell’Ilva. Abbiamo la sindaca, abbiamo il governatore che vengono ai presidi, ma non abbiamo ancora avuto nessun fatto concreto che possa smobilitarci. E quindi continueremo oggi e anche nei prossimi giorni se ci sarà bisogno».
I lavoratori si sono mossi dal blocco a Cornigliano e hanno proseguito per l’autostrada passando dal casello dell’Aeroporto e percorrendo il ponte San Giorgio sono arrivati a Genova Ovest per poi rientrare a Cornigliano.
Il capogruppo del Pd in Regione Armando Sanna ha presentato un’ordine del giorno in consiglio regionale, sottoscritto da tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione e votato all’unanimità, in cui chiede alla Regione di intervenire presso il governo affinché dia risposte concrete. «Il governo ritiri il “piano corto” prospettato in questi giorni che penalizza la siderurgia in Italia e a Genova. Un piano irricevibile perché vorrebbe dire riduzione della produzione e dell’occupazione. Serve invece l’adozione di un nuovo piano industriale che preveda un intervento pubblico al fine di salvaguardare integralmente la filiera dell’acciaio degli stabilimenti Ilva, come condizione essenziale per preservare la capacità produttiva integrata, il mantenimento dei livelli occupazionali e porre le condizioni per iniziative ulteriori di valorizzazione e rilancio degli stabilimenti, anche con conformazioni operative differenti. La Regione solleciti il governo a valutare la partecipazione nel nuovo piano industriale dei grandi player nazionali, in controllo pubblico e/o partecipati dallo Stato, che sono strutturalmente collegati alla produzione siderurgica, al fine di rafforzare la tenuta industriale e garantire le migliori condizioni per un reale rilancio della siderurgia italiana. È trascorso oltre un anno senza che sia stata individuata una soluzione industriale credibile e sostenibile per il futuro del Gruppo. Non si può più aspettare o rimandare. E in questa seconda giornata di sciopero esprimiamo la nostra piena solidarietà ai lavoratori dell’Ex Ilva di Genova e di tutto il gruppo».
Barigione, Federmanager: «La filiera Tarantocentrica condiziona siti che hanno mercati propri»
«Accogliamo positivamente lo sforzo del governo e dei commissari nel ridistribuire i volumi produttivi per tutelare gli stabilimenti del Nord nel transitorio. È un segnale importante ma conferma anche il limite strutturale del modello attuale che abbiamo già evidenziato con chiarezza nella riunione di venerdì scorso al Mimit: una filiera “Tarantocentrica” condiziona la vita di siti che invece dispongono di mercati propri, solidi e ad alto valore aggiunto». Lo afferma il presidente di Federmanager Liguria Luca Barigione.
«Il Piano industriale trasmesso dal Mimit lo dice in modo chiaro: l’Area Nord è in grado di produrre a regime circa 2 milioni di tonnellate/anno e serve mercati strategici come il packaging alimentare, l’automotive, il settore degli elettrodomestici e le costruzioni − aggiunge Barigione − basti pensare che il solo segmento zincato tra Genova e Novi vale oltre 1 milione di tonnellate/anno, mentre la banda stagnata e cromata di Cornigliano copre una quota essenziale del mercato del packaging agro-alimentare italiano. Sono filiere che, oggi, hanno una domanda superiore alla capacità produttiva degli stabilimenti del Nord. È da qui che occorre ripartire: dall’utilizzo reale degli impianti, dal mix produttivo, dal ruolo che Genova, Novi, Racconigi e Marghera hanno nelle catene del valore nazionali ed europee. Non si tratta di “salvare” il Nord, ma di svilupparlo con investimenti dedicati e, se sostenibile, con linee di approvvigionamento alternative che garantiscano continuità produttiva nei periodi di criticità di Taranto. Allo stesso tempo, il valore delle competenze accumulate a Cornigliano e Novi è un patrimonio industriale unico. Perdere queste competenze significa smontare silenziosamente un pezzo di sovranità industriale del Paese».
Federmanager chiede che il tavolo dedicato al Nord diventi una sede stabile e tecnica, con dati condivisi su volumi, investimenti e filiere, e che all’Area Nord venga riconosciuta la dignità di un vero piano industriale, misurabile e verificabile nel tempo.
Ansaldo Energia occupata, la Uilm esprime dissenso
Antonio Apa della Uilm Genova condanna l’occupazione di Ansaldo Energia insieme alla Rsu Aen/Green Tech: «Abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere la lotta sacrosanta dei lavoratori di Cornigliano in quanto l’incontro del 28 novembre scorso convocato dal ministro Urso è stato nullo, perché non ha dato risposte significative per la salvaguardia del sito. Allo stesso tempo prendiamo le distanze e stigmatizziamo l’occupazione di Ansaldo Energia e l’iniziativa di lotta intrapresa da Fim e Fiom. Intraprendere l’occupazione in un momento in cui l’azienda ha un carico di lavoro notevole fino al 2030, che si tramuterà in nuova occupazione, non ha nessuna giustificazione. L’atteggiamento miope di chi propone iniziative di lotta estreme danneggia sia i lavoratori sia l’azienda. Atti estremi si fanno in presenza di forte crisi industriale o di messa in pericolo della società e non è questo il caso. Pertanto richiamiamo i lavoratori al senso di responsabilità per la salvaguardia del loro assetto industriale».
L’azione della Fim e della Fiom è pensata come risposta al presunto piano della dirigenza di smantellare la produzione delle barre statoriche. I sindacati accusano l’azienda di voler delocalizzare la lavorazione negli Stati Uniti, mettendo a rischio il ruolo centrale della produzione genovese. In una nota congiunta, le rappresentanze sindacali hanno illustrato le ragioni della mobilitazione. L’azione di protesta è stata innescata da tentativi, ritenuti inaccettabili, di trasferimento della produzione e bloccando i mezzi che dovrebbero trasportare in Texas la lavorazione.

























