La Fp Cgil Genova non ha partecipato alla cerimonia della posa della prima pietra del nuovo Padiglione Zero al Gaslini.
In una nota a firma del segretario generale Luca Infantino sono elencate tutte le criticità sia legate al progetto, sia alla contingenza della cerimonia.
“Abbiamo nel tempo sottolineato come questa svolta epocale rappresentasse una grande opportunità da percorrere, senza però mai tralasciare alcuni elementi di forte preoccupazione derivanti dalla evidente esposizione economica che le peculiarità dell’ambizioso progetto determinano. La costruzione del nuovo Gaslini, che solo in piccola parte sarà finanziata da risorse del Pnrr, dalla fondazione Gerolamo Gaslini e da donazioni, è possibile in verità grazie alla realizzazione di un partenariato pubblico-privato che vedrà l’Istituto impegnato nel pagamento di un canone annuo di oltre 20 milioni di euro per 22 anni”.
La sigla sindacale è preoccupata: “Alla luce di tagli a oggi quantificati al 2% disposti dalla nuova giunta regionale sui bilanci di aziende ed enti ospedalieri metropolitani, si evidenzia come le nostre preoccupazioni, in assenza di rassicurazioni e garanzie da parte del presidente Bucci, siano più che giustificate. Comprendiamo quindi la necessità di utilizzare un evento di portata anche mediatica per ricercare nuovi investitori che, a fondo perduto, contribuiscano a garantire la permanenza della dimensione pubblica del Gaslini. Crediamo però che si sarebbero potute trovare formule alternative, più proporzionate rispetto agli spazi disponibili”.
Questa mattina utenza, lavoratrici e lavoratori, già da mesi penalizzati dai “lavori in corso”, sono stati costretti a subire anche gli effetti collaterali negativi che una cerimonia di tale portata comporta, scrive la Cgil: “Un’ulteriore riduzione dei posti auto disponibili (un’ala del parcheggio è stata riservata agli ospiti) con una scontata ricaduta sul traffico interno, già compromesso nelle giornate “ordinarie”, e l’impossibilità di accedere alla mensa/ristorante. Le soluzioni ‘tampone’ messe in atto dalla direzione non sono bastate a colmare il senso di amarezza dei lavoratori, attori protagonisti di questo storico cambiamento cui sin dalle prime fasi del progetto è stato fatto credere di essere parte di una grande squadra ma che oggi, di fatto, non hanno potuto partecipare neanche come spettatori”.