Genova è il “campione di incassi” nella lotta all’evasione: il Comune, grazie alle segnalazioni, nel 2024 ha sottratto all’evasione oltre 800mila euro e ne ha incassati 406mila. È quanto emerge da un’elaborazione del Centro Studi Enti Locali secondo cui negli ultimi sette anni il gettito incassato dai Comuni nella lotta all’evasione è in continuo calo: nel 2024 si è attestato ad appena 2,5 milioni di euro dai 3 milioni dei due anni precedenti, e molto lontano rispetto ai 6,7 milioni del 2021 e agli 11,4 milioni del 2018.
Allo stato attuale lo Stato riconosce ai Comuni il 50% delle maggiori somme riscosse, a titolo definitivo, grazie alle loro segnalazioni. Nel 2024 il recupero complessivo è stato quindi di circa 5 milioni di euro, ben lontano dai livelli registrati nel 2012, quando il meccanismo garantì ritorni superiori a 30 milioni.
Secondo i dati dello studio, come detto, il Comune che ha recuperato di più nella lotta all’evasione è Genova: grazie alle segnalazioni ha consentito di sottrarre all’evasione oltre 800mila euro e con i suoi 406mila euro incassati traina il dato regionale della Liguria (442.290 euro di riparto per 15 Comuni).
Nella classifica dei Comuni che hanno incassato di più seguono Milano con 376.490 euro, Prato con 170.122 euro, Torino con 113.888 euro. Fra i casi particolari c’è Vasia, comune dell’imperiese con poco più di 300 abitanti, che è riuscito ad a incassare 20.710 euro, più del doppio della Capitale che ne ha incassati 10.145.
Come funzionano le segnalazioni
I comuni che sospettino casi di evasione fiscale sul proprio territorio possono avviare delle istruttorie per richiamare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate sui casi in questione. Se questi sospetti si rivelano fondati e le somme vengono recuperate, agli enti autori delle segnalazioni spetta una quota di compartecipazione al gettito sottratto all’evasione. Attualmente, ai Comuni che effettuano segnalazioni, viene riconosciuto il 50% del gettito aggiuntivo riveniente all’evasione, mentre in precedenza la quota era del 30%, poi elevata al 33% e, successivamente, al 50%. Fra il 2012 ed il 2021 la percentuale era addirittura del 100% e si sta valutando un ritorno a questa percentuale. Nel quinquennio 2020-2024 i comuni hanno permesso di recuperare 30,4 milioni, meno della metà rispetto agli oltre 88 milioni del periodo 2012-2016.
A conferma del disinteresse dei Comuni alla correttezza fiscale dei residenti il numero ridottissimo di Enti che hanno effettuato segnalazioni (304 Comuni) su un totale di circa 7.900 enti locali italiani. Ciò implica che meno del 4% partecipa in modo attivo alla lotta all’evasione e con uno squilibrio territoriale piuttosto marcato.
La distribuzione territoriale di questi enti, emersa da un’analisi condotta da Centro Studi Enti Locali basata su dati del Ministero dell’Interno, conferma uno squilibrio marcato. In testa c’è la Lombardia con 97 Comuni e 1.009.938 euro di riparto (circa il 40% del totale nazionale). Seguono Liguria (442.290 euro con 15 Comuni), Emilia-Romagna (362.471 euro con 66 Comuni) e Toscana (300.454 euro con 17 Comuni). Queste quattro regioni, da sole, concentrano la gran parte delle risorse.
Allo studio dal 50% al 100% per incentivare i Comuni
Nel frattempo, nel percorso della riforma fiscale, è entrato in discussione uno schema di decreto legislativo che punta a rafforzare l’incentivo: elevare nuovamente dal 50% al 100%, per 3 anni, la quota di spettanza dei Comuni sulle maggiori somme accertate e riscosse, proprio con l’obiettivo di rendere più conveniente per gli enti locali investire risorse e personale nella collaborazione all’accertamento erariale.
Se confermato, il ritorno al 100% potrebbe segnare una svolta per un meccanismo che oggi resta efficace ma sottoutilizzato, soprattutto nei territori dove le segnalazioni sono ancora episodiche.
























