Il comparto del turismo chiede certezze delle regole e legalità perché la concorrenza sleale di chi affitta appartamenti in nero e fa dumping contrattuale è una piaga che grazie all’informatica sta emergendo, ma non è completamente debellata. Le associazioni di albergatori, insieme ai sindacati, ne hanno parlato al convegno “Legalità e Innovazione: le fondamenta per il futuro del turismo in Liguria”, promosso dall’Ente Bilaterale Territoriale del Turismo di Genova e Provincia insieme a Confcommercio Genova e ai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.
A livello numerico (fonte Inps per i lavoratori dipendenti e Istat per la capacità ricettiva) in Liguria nel 2014 i posti letto erano 124.169, nel 2024 sono scesi a 114.520 (-7,8%). Per contro la media annua dei dipendenti è passata da 5.968 a 8.110. Nelle altre attività ricettive è avvenuto il contrario: dai 27.546 posti letto si è passati a 39.928, con una media annua di 1.118 dipendenti (erano 1.242 nel 2014).
Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi nazionale, commenta: «Diamo gli stessi servizi, forse a un numero inferiore di persone, ma con un numero maggiore di dipendenti, di collaboratori, quindi con più qualità. Nello stesso periodo le altre forme di ricettività, ma si tratta soprattutto degli appartamenti in locazione, sono aumentate a dismisura e invece hanno diminuito il numero di occupati. Da un lato c’è chi porta buona occupazione, chi porta lavoro, chi porta reddito, e dall’altro c’è chi sfrutta la rendita, che non è un reato, non è vietato, ma riteniamo che le forze politiche e la popolazione debbano essere ben consapevoli della differenza che c’è fra questi due diversi modi di contribuire alle attività produttive, economiche e turistiche. Nel 2024 l’Istat aveva censito poco più di 5 mila strutture ricettive extralberghiere, oggi sono quasi 45 mila. È chiaro che non sono nate tutte ieri mattina. C’erano e operavano al buio. Oggi abbiamo l’aiuto dell’informatica».
Al 22 febbraio 2026 in Liguria sono 44.477 le strutture in banca dati, 38.559 i Cin rilasciati (86,69%), di cui 18 in verifica amministrativa. Il Cin (Codice Identificativo Nazionale) è un codice obbligatorio introdotto nel 2025 per identificare strutture ricettive e affitti brevi in Italia.
La registrazione nel database è solo il primo passo per Nucara: «Quella di istituire la banca dati delle strutture extralberghiere è stata positiva. Cominiciamo a sapere più o meno quanti sono e sono tantissimi. È importante che gli organi di vigilanza facciano buon uso di queste informazioni, per mettere a fuoco quel che accade all’interno di queste attività».
Alloggi irregolari, la criticità del centro storico di Genova
La questione degli alloggi irregolari è un tema caldissimo anche nel centro storico di Genova, proprio perché è l’area dove la ‘turistificazione’ è più visibile e dove si concentra il maggior numero di annunci online. «Sebbene Genova sia più virtuosa rispetto alla media ligure, dove l’abusivismo tocca punte più alte, nel Centro Storico si concentra circa il 70% delle criticità cittadine», evidenzia il presidente di Federalberghi Liguria, Aldo Werdin.
Analizzando i dati di inizio 2025 relativi al centro storico, secondo Confcommercio Genova è possibile stimare la presenza di circa 4.000 appartamenti destinati alla locazione breve, tra regolari e non. Tra questi, si stima una forbice tra il 20% e il 38% di strutture non ancora in regola con le nuove normative (mancanza di Codice Cin o mancata comunicazione alla questura). «Gli alberghi operano con obblighi molto stringenti: sicurezza, personale assunto con Ccnl, controlli continui, adempimenti fiscali e amministrativi. Quando una parte del mercato non rispetta gli stessi standard si crea un evidente squilibrio competitivo − aggiunge il presidente di Federalberghi Confcommercio Genova, Carlo Tixe − i Cin e l’incrocio delle banche dati sono un cambio di passo ma c’è ancora molto da fare. L’obiettivo non è penalizzare chi lavora ma garantire che tutti giochino con le stesse regole. Pare che nel giro di dieci anni il turismo duplicherà, sarà una forza trainante».
Tixe aggiunge anche un altro aspetto che gli albergatori del centro storico sentono molto: «Il centro storico è fantastico, ha bisogno di abitanti, perché senza gli abitanti diventa un deserto. Abbiamo la fortuna che tanti giovani hanno creato attività e si è creato un habitat fantastico, ma i turisti hanno bisogno di due cose. Innanzitutto la sicurezza. Tu non puoi rientrare la sera tardi e avere paura. Tu non paghi per avere paura. La sicurezza è per noi fondamentale. La seconda cosa è che se noi facciamo tutti gli AirBnb e poi lo desertifichiamo, è già successo in altre città».

In Liguria solo 23 alberghi a 5 stelle nel 2024
I dati Istat elaborati da Federalberghi, mostrano però anche un dato su cui gli albergatori devono riflettere: in tutta la Liguria ci sono solo 23 alberghi a 5 stelle (e 5 stelle lusso), 121 i 4 stelle, mentre la maggioranza sono a 3 stelle (467) e 2 stelle (333). Ben 141 gli alberghi a una stella.

Attanasio: «Turismo è l’8% del pil ligure, manca il 40% degli addetti»
Luigi Attanasio, presidente della Camera di Commercio di Genova, sottolinea l’importanza del settore economico in Liguria: «L’8% del pil in Liguria deriva dal turismo, che però ha alcune grosse deficienze dovute al mismatching tra la domanda e l’offerta. Il turismo oggi è diventato una realtà significativa perché l’anno scorso abbiamo conseguito 21 milioni di presenze in Liguria. Stiamo riuscendo a destagionalizzarlo, quindi abbiamo turisti anche a ottobre, a maggio, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il problema è che c’è questo mismatch tra la domanda e l’offerta. Manca quasi il 40% degli addetti e per mantenere questi livelli di sostegno all’azione del turismo abbiamo bisogno di risolvere alcuni problemi proprio sull’apporto dei collaboratori».
Per Attanasio ci sono due aspetti su cui lavorare: «Dobbiamo combattere il lavoro opaco perché il lavoro nel turismo non è attrattivo per i giovani, nel senso che sono contratti generalmente part-time, generalmente con contratti non regolari e questo non va bene. Dobbiamo far sì che i contraenti e gli operatori del turismo siano certificati, quindi con l’associazione di categorie vere e i sindacati veri».
Tanti i contratti “pirata” con salari inferiori del 30%
Il confronto alla Borsa si è appunto concentrato sulla legalità ma anche sulla qualità del lavoro, con l’obiettivo di rafforzare le azioni sinergiche contro il dumping contrattuale, ovvero l’applicazione di contratti collettivi meno rappresentativi, cosiddetti “pirata”, che prevedono salari inferiori fino al 30% rispetto ai parametri dei contratti leader.
«Il dumping contrattuale altera il mercato e penalizza le imprese che rispettano le regole − evidenzia Alessandro Cavo, presidente Confcommercio Genova e Confcommercio Liguria − noi recitiamo il mantra da sempre: “stesso mercato, stesse regole”. Applicare contratti meno rappresentativi con salari fino al 30% inferiori significa comprimere il costo del lavoro e scaricare il vantaggio competitivo sulla riduzione dei diritti. Non è questa la strada per un turismo solido. La qualità passa da contratti corretti, formazione e stabilità occupazionale. In questo senso è bene ricordare che l’Its Turismo della Liguria è uno strumento strategico per costruire professionalità adeguate alle esigenze delle imprese. L’obiettivo è coniugare crescita dei flussi e qualità dell’occupazione, rafforzando la collaborazione tra associazioni datoriali e organizzazioni sindacali».
Cavo ricorda che il lavoratore deve sapere che deve pretendere uno dei contratti firmati dalla Confcommercio: «Sono orgoglioso che il primo e il terzo contratto nazionale di lavoro più applicati per numero di lavoratori siano firmati da Confcommercio».
Silvia Avanzino, dell’Ente Bilaterale del Turismo, aggiunge: «Siamo qui per fare sistema tra tutte le parti sociali e combattere questa piaga. La situazione numerica è difficile da monitorare perché dobbiamo spesso ricorrere alle richieste di intervento tramite le istituzioni, ovviamente il ministero del Lavoro. Ed è difficile da monitorare perché la maggior parte sono piccole aziende e i lavoratori arrivano da noi a rapporto concluso e ovviamente in questi casi si instaurano a avere una vertenza per recuperare i loro diritti».
Sono lavoratori non solo con stipendio più povero, ma anche parzialmente regolarizzati: «Un lavoratore dei pubblici esercizi parzialmente regolarizzato ha visto remunerato in busta paga un monte ore di 20 o di 24 quando invece ne spende 48-50 sul posto di lavoro. Il contratto ovviamente è quello non firmato dalle parti maggiormente rappresentative e questo significa una differenza per il lavoratore di un 20-25% in meno».
























