Sono 71 le produzioni locali accompagnate dalle Camere di commercio nel percorso di qualificazione, candidabili al riconoscimento di Indicazioni geografiche artigianali e industriali, di queste 6 sono liguri. Lo ha detto Unioncamere, nel corso dell’audizione dinanzi alla IX Commissione permanente (industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato sullo Schema di decreto legislativo sulla protezione delle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali. Le 71 produzioni rappresentano uno spaccato delle 250 stimate dalle associazioni di categoria.
«Il provvedimento – ha sottolineato il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli – rappresenta un passaggio importante per la tutela e la valorizzazione delle produzioni artigianali e industriali, inquadrando tra l’altro queste denominazioni nell’ambito della proprietà industriale».
Il Centro Italia (19 produzioni) e il Nord-ovest (18) mostrano la maggiore concentrazione di tipicità artigianali e industriali. Il Sud (15) e le Isole (10) contribuiscono con produzioni di elevato valore identitario, mentre il Nord-est (9) evidenzia una presenza più contenuta ma comunque significativa.
La Toscana si colloca al primo posto con 10 produzioni, seguita dalla Lombardia con 9, la Liguria e le Marche sono terze con 6 produzioni ciascuna.
Considerando i settori, i più rappresentanti sono pietre e marmi (19 produzioni), ceramica e porcellana e terracotta (10), tessile (9), lavorazione del legno (7) e lavorazione dei metalli preziosi e gioielleria (6).
In ambito provinciale, invece, la provincia di Bergamo si distingue per il numero di prodotti (7) nel settore delle “Pietre e Marmi”. Genova, Cosenza e Cagliari, con le loro specializzazioni nell’artigianato artistico e la lavorazione di metalli, gioielli e tessuti e Massa-Carrara, con la sua famosa lavorazione del marmo, sono esempi di come le risorse locali e le tradizioni storiche possano dare vita a settori artigianali distintivi.























