Se il 2024 non è stato un anno particolarmente brillante per l’innovazione italiana in Europa, il dato della Liguria è invece in crescita. È quanto emerge dalle elaborazioni di Unioncamere e Dintec che mostrano che nel 2024 le domande italiane di brevetto pubblicate all’Epo (European Patent Office) sono state 4.612, 168 in meno del 2023 (-3,5%). La Liguria, seppure con numeri assoluti non molto rilevanti, torna a crescere dopo il forte rallentamento registrato nel 2023. Le domande di brevetto pubblicate dalla Liguria nel 2024 sono state 82, quattro in più dell’anno precedente e corrispondenti a un incremento del 5,1%.
A livello macro, il Nord Ovest si conferma l’area in cui si concentra la più forte spinta all’innovazione. Sebbene le domande italiane di brevetto europeo nel 2024 siano 157 in meno (-7,7%), queste regioni vantano comunque 1.885 domande pubblicate, pari al 41% del totale nazionale. A seguire il Nord Est, con 1.771 (+11), pari al 38%. In crescita la capacità di brevettazione del Centro che con 695 domande (+31) rappresenta il 15% del totale, mentre si riduce quella del Mezzogiorno: 263 brevetti, -52 rispetto al 2023.
Genova nella top 20
Sono 45 le province che registrano una crescita delle domande di brevetto nel 2024. Bologna e Modena guidano la classifica mentre Genova con 65 brevetti depositati (+4 sul 2023) è al diciassettesimo posto e traina l’intera Liguria.
A livello regionale, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e Toscana, prime in classifica per numero di domande pubblicate presso l’Epo, assommano quasi l’80% delle domande in Europa. Rispetto allo scorso anno, invece, i saldi più consistenti si registrano in Emilia-Romagna (+62), Toscana (+39), Sardegna (+11), Lazio (+8) e Basilicata (+7).
I settori che trainano l’innovazione
Nel 2024 le domande italiane di brevetto in Europa si sono mosse in direzioni diverse a seconda dei settori. La produzione e i trasporti restano il motore principale con 1.485 domande, in lieve aumento rispetto al 2023 (+8). Segue il settore delle “Necessità umane” con 1.021 brevetti, in calo di 19 unità. In crescita la chimica e metallurgia (+5, per un totale di 432), così come i prodotti tessili e carta, che passano da 74 a 83.
Segnali negativi arrivano invece dalle costruzioni fisse (-19), dalla meccanica e illuminazione (-36) e soprattutto dai comparti ad alta intensità tecnologica: fisica (-69) ed elettricità (-46), che insieme perdono oltre 100 domande rispetto al 2023. I dati confermano una tendenza alla stabilità nei settori tradizionali e una contrazione nelle aree più avanzate, indicando la necessità di rafforzare gli investimenti in innovazione high-tech.
Tra le Key Enabling Technologies (KET) il comparto delle Advanced Manufacturing Technologies si conferma leader assoluto con 710 domande, stabile rispetto al 2023. Crescono le tecnologie fotoniche (+1, a quota 35) e gli Advanced Materials, che passano da 65 a 70.
Segnali negativi arrivano invece dalle aree più strategiche: Industrial Biotechnology scende da 76 a 60 (-16), mentre le Micro e Nanoelettroniche passano da 53 a 17. In calo anche la Nanotecnologia (-2).
Nel 2024 il settore delle energie alternative mantiene i livelli del 2023 (84 domande). In lieve flessione il comparto trasporti (-2) con 50 domande, mentre si riduce sensibilmente l’immagazzinamento di energia (-16), che si assesta a 52 domande pubblicate.
Deciso arretramento anche per la gestione dei rifiuti (-16 e 78 domande pubblicate), mentre crescono le soluzioni per agricoltura (+1) e la produzione di energia nucleare (+2), pur restando marginali con rispettivamente 3 e 4 invenzioni pubblicate. In calo gli aspetti connessi con gestione, design e regolamentazione (-9).
«L’innovazione resta un fattore cardine per la competitività delle imprese – sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli -. Il rallentamento della capacità brevettuale delle imprese italiane, registrato nel 2024, è probabilmente frutto delle molte incertezze del contesto internazionale. L’Italia è ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei nella ricerca di brevetti industriali. Certo sarebbe assai utile individuare le modalità per favorire quanto più possibile l’incrocio tra impresa e ricerca».






















