Intelligenza artificiale e automazione, cloud computing, cybersicurezza, requisiti di trasparenza sempre più rigorosi per la sostenibilità ESG, capacità di adattamento alle nuove misure a cui il Mimit sta lavorando per integrare le esperienze di Transizione 4.0 e 5.0, costi dell’energia, dazi, ricerca di nuovi mercati, prospettive di guerra e di pace … Tutti gli anni presentano alle aziende nuove sfide ma il 2026 si preannuncia particolarmente impegnativo, i cambiamenti saranno sempre più rapidi, gli standard da raggiungere sempre più elevati. Le sfide, però, se comportano pericoli possono anche essere occasioni di crescita e miglioramento, a livello sia personale sia professionale. In fondo le opportunità non sono altro che sfide affrontate in modo costruttivo. Gli imprenditori lo sanno e in questi giorni pensano al futuro, dovendo intanto far fronte alle necessità del presente, perché il periodo che precede le festività natalizie è, per molte aziende, un susseguirsi frenetico di chiusure, scadenze, preventivi e ultime consegne prima della pausa.
Come pianificare la rotta in questo momento di turbolenze? Ne parliamo con Selene Marone, insieme con Clio Basso titolare dell’agenzia per il lavoro genovese Waddi, specializzata in ricerca e selezione del personale, che copre i settori più critici per la Liguria: ICT, studi professionali, impiantistica, ingegneria e servizi alle imprese.
«Il principio di base – spiega Selene Marone – è che per trasformare le sfide in opportunità bisognerà investire nel proprio capitale umano. La corsa contro il tempo di questi giorni spesso rischia di far passare in secondo piano ciò che realmente determina la solidità e la competitività di un’organizzazione: le persone.
Partire con un team forte, coeso e motivato non è un “extra”: è una scelta strategica di business. Quando un gruppo funziona, tutto il resto segue: produttività, innovazione, qualità del clima interno e, di conseguenza, i risultati economici. Perché se è vero che processi, tecnologie e strategia sono fondamentali, è altrettanto vero che senza relazioni sane e team capaci di cooperare nessun piano può davvero funzionare. Le relazioni interne sono il vero motore dei risultati. Le aziende sperimentano ogni giorno la complessità del lavoro in team: reparti che devono comunicare in tempi rapidi, manager e tecnici chiamati a gestire persone, collaboratori che devono adattarsi a cambiamenti costanti».
Questo non si può improvvisare.
«Certo che no, una collaborazione efficace non nasce spontaneamente: va allenata, sostenuta e progettata. Le neuroscienze e la psicologia del lavoro confermano che la performance collettiva dipende da tre variabili chiave: qualità delle relazioni interne, allineamento sugli obiettivi, clima organizzativo percepito positivo. E nessuna di queste dimensioni può svilupparsi senza esperienze condivise strutturate. Proprio per questo il rientro dalle vacanze natalizie rappresenta una finestra strategica per le aziende: le persone tornano con più energia, maggiore disponibilità emotiva e il desiderio di ricominciare con uno spirito nuovo. È il momento ideale per organizzare un’attività di team building professionale, guidata da consulenti HR».
Che cosa si può ottenere con l’attività di team building?
«Si possono ricostruire equilibrio e fiducia dopo mesi intensi di lavoro, spesso con alti e bassi, rafforzare la comunicazione interna, ridurre micro-conflitti latenti, favorire empatia e collaborazione, rilanciare il senso di appartenenza, creare un mindset comune per gli obiettivi del nuovo anno».
Possiamo considerarlo un momento ricreativo?
«Anche, ma è un vero e proprio intervento organizzativo, basato su metodologie esperienziali, coaching e dinamiche di gruppo strutturate con criteri scientifici. Ciò che distingue un team building efficace è la capacità di integrare soft skill, comunicazione e leadership, far emergere punti di forza e potenziali ostacoli del gruppo, facilitare un confronto sano e costruttivo, guidato da coach certificati, osservare ruoli, attitudini e dinamiche reali del team. Una giornata ben progettata può generare risultati concreti: leggerezza, nuove connessioni, spirito di collaborazione e – soprattutto – una squadra pronta a muoversi compatta verso obiettivi comuni».
Che consiglio pratico, per l’immediato, possiamo dare alle imprese?
Al rientro dalle feste, regalate al vostro team un’esperienza che lasci un segno. Non è un costo: è uno dei migliori investimenti che un’organizzazione possa fare».
Quali esperienze sarebbero adatte?
«Non occorrono avventure straordinarie».
Ci sono aziende che hanno portato i loro dipendenti a fare canyioning, rafting, vela, in questi giorni forse sarebbero più adatte una ciaspolata o una riunione di wine tasting. Potrebbe andare bene anche una tradizionale caccia al tesoro, ma attualizzata, hi tech, con l’uso di un ricevitore GPS?
«C’è da sbizzarrirsi. Ma non è solo questione di fantasia. L’imprenditore che sceglie l’esperienza più adatta al proprio team dimostra di conoscere i suoi collaboratori. Ed è già a metà dell’opera».

























