Question time dedicato all’ex Ilva chiesto dai deputati dell’opposizione Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino a cui ha risposto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.
«La gara internazionale è in atto − dice Urso − i negoziati sono difficili perché l’obiettivo è sfidante. Il governo sta intanto lavorando alle condizioni abilitanti nella consapevolezza che la fornitura e il costo dell’energia è il fattore più critico, anche nell’ottica dei fabbisogni connessi alla programmata decarbonizzazione. La tecnologia green ha bisogno del gas. In un contesto in cui non risulta praticabile la soluzione della nave rigassificatrice, in ragione delle opposizioni espresse dagli Enti locali, stiamo lavorando alle condizioni per un rifornimento terrestre di gas che possa risultare sostenibile economicamente». Il ministro ha risposto così alla Camera ricordando che «Il governo ha sostenuto l’impresa con prestiti ingenti sfruttando tutti i margini, e sottolineo tutti i margini consentiti dalla normativa europea per garantire il rilancio e la salvaguardia dell’occupazione».
Il piano industriale alla base della procedura di gara rimane quello iniziale. Recepisce il vincolo alla decarbonizzazione previsto dal bando da conseguire nei tempi piu’ brevi possibili.
Urso ha inoltre assicurato su Genova: «Allo stesso tempo stiamo predisponendo le condizioni per interventi di nuova industrializzazione delle aree libere dall’attività siderurgica, sia a Taranto sia a Genova, per favorire nuovi aggiuntivi insediamenti produttivi. Su questa abbiamo già concordato con gli Enti locali una serie di incontri previsti nelle prossime ore per lavorare insieme».
Gli scioperi di Genova, Novi e Taranto stanno però sortendo qualche risultato: si muove anche la segretaria del Pd Elly Schlein: «La situazione è drammatica, ci sono 20.000 posti di lavoro a rischio, i lavoratori stanno scioperando dappertutto. Bisogna che Giorgia Meloni si assuma la responsabilità di questa situazione: serve un intervento dello Stato, attraverso le partecipate pubbliche, che assicuri un percorso di decarbonizzazione per continuare a produrre, per riuscire a garantire i posti di lavoro di lavoratrici e lavoratori e anche trovare l’equilibrio necessario con la salute e l’ambiente delle persone. Questo chiediamo, che la presidente del Consiglio porti il tavolo a Palazzo Chigi e riconvochi i sindacati che non stanno più venendo ascoltati dal ministro Urso. È chiaro che il dossier non può più essere seguito dal ministro Urso, dopo le tante promesse fatte e tradite, parole spese, piani industriali che mancano, investitori che alla fine non c’erano, in questo momento manca una prospettiva chiara. Bisogna assolutamente che la presidente del Consiglio ci metta la faccia e che attraverso un intervento dello Stato e delle partecipate pubbliche si dia una prospettiva industriale, occupazionale e anche di tutela della salute e dell’ambiente».
“Nessuna risposta che si possa chiamare tale da parte del ministro Urso su Ex Ilva − scrivono in una nota i deputati Pd Valentina Ghio e Alberto Pandolfo dopo il Question time alla Camera su ex Ilva, chiesto insieme al deputato Luca Pastorino − il ministro non ha sciolto nessun nodo: non ha parlato di ripresa immediata dell’attività di zincatura, non ha affrontato il tema dell’intervento dello Stato, anzi lo ha condizionato a mille opzioni. E non ha dato indicazioni sulla ripresa del piano industriale. Il vuoto assoluto. Mentre a Genova, a Novi Ligure e Racconigi e a Taranto i lavoratori continuano il loro sciopero per far valere il loro diritto al lavoro, a Roma il governo non prospetta nessuna opzione possibile per garantire livelli occupazionali e continuità produttiva. Rimane anche oscuro il passaggio in cui il ministro durante l’intervento al Question time alla Camera ha dichiarato che ci saranno nuove iniziative di reindustrializzazione nelle aree non piu ad uso e ha programmato incontri sul territorio sul tema. Ma cosa ha voluto dire? Che ci saranno aree sottratte a Ilva? Questo governo si decida a fare chiarezza e sopratutto a rilanciare la produzione siderurgica in Italia in modo serio e trasparente e dia risposte ai lavoratori e al territorio”.
«Usciamo allibiti e ancor più preoccupati − afferma Luca Pastorino − il ministro ha detto in modo chiaro e inequivocabile che nulla cambierà, che non ci sono posti di lavoro a rischio, pur citando numeri non coerenti con il totale degli occupati. Non ha inoltre risposto sulla ripresa della zincatura a Genova, mentre i suoi argomenti sono sempre gli stessi, in primis il piano di decarbonizzazione già proposto a settembre che ora slitterebbe a fine marzo. Unica novità sarebbe quella dell’apertura a individuare un soggetto pubblico, peraltro senza dire quale, che entri nella partita. Ci siamo trovati davanti a un ministro confuso che non ha percepito né la situazione né il problema sociale in corso. A questo punto chiediamo con insistenza un intervento diretto della premier Giorgia Meloni».
Ilaria Cavo, deputata ligure di Noi Moderati e vicepresidente della Commissione attività produttive della Camera, commenta: «Condividiamo il fatto che sull’ex Ilva il governo ha ereditato un lascito pesante, come ha ripercorso oggi il ministro Urso. Apprezziamo gli sforzi fatti e in atto sui temi dell’ambiente, delle manutenzioni, degli ammortizzatori sociali. Recepiamo con favore che il piano industriale resta quello a base della gara e lo sforzo per il rifornimento del gas via terra, a Taranto, per rimediare al no alla nave rigassificatrice. È positivo che si predispongano interventi per una nuova industrializzazione delle aree libere dall’attività siderurgica sia a Taranto che a Genova, come annunciato oggi dal ministro. Detto tutto questo, è però evidente che occorre dare risposte agli operai che stanno scioperando sia a Taranto, sia nella mia città, Genova: va bene pensare alle aree ma prima bisogna pensare ai dipendenti, agli operai, perché in questo momento sono la priorità. Il ministro ha assicurato che non chiuderà nessuno stabilimento, che la riduzione dei flussi verso gli stabilimenti del nord è solo temporanea e dovuta alle manutenzioni in corso a Taranto. Tuttavia, in considerazione delle risposte che in questo momento stanno aspettando i lavoratori, avendo presente l’eccellenza rappresentata da tutta la lavorazione a freddo degli stabilimenti di Genova e del Nord, chiediamo uno sforzo aggiuntivo perché non venga fermata nessuna delle linee produttive. È necessario fare tutto il possibile per garantire a Genova e ai siti del Nord i livelli di approvvigionamento avuti finora in attesa dell’esito della gara».
Intanto domani a Genova scioperano i metalmeccanici di Fiom Cgil e Fim Cisl sotto lo slogan “Non vi faremo chiudere l’Ilva di Genova”. Previsto un concentramento alle 9 ai Giardini Melis di Cornigliano.
“Non ci faremo derubare della nostra industria a Genova e della siderurgia in Italia da un Governo vile e incapace di trovare vere soluzioni”, scrivono in una nota.

























