Chiusura incerta per le Borse europee, penalizzate in parte dalla risalita dell’euro sopra la soglia di 1,19 dollari in seguito ai dati sull’inflazione europea, mentre Wall Street registra rialzi tra lo 0,6% e lo 0,8% sfruttando anche il rimbalzo dei tecnologici dopo la debolezza della seduta precedente. A Francoforte l’indice Dax segna -0,29%, a Londra il Ftse 100 -0,9% mentre a Parigi il Cac-40 -0,47 per cento. Milano chiude in rialzo frazionale, con Ftse talia All-Share a 24.725,79 punti (+0,22%) e Ftse Mib a 22.368,29 punti (+0,19%)
Per quanto riguarda i dati macro della giornata, spiccano quelli preliminari di novembre sull’inflazione dell’Eurozona lievemente al di sotto delle stime (+1,5%), mentre il tasso di disoccupazione è sceso all’8,8 per cento. Negli Stati Uniti le statistiche di ottobre su reddito e spesa personali sono sostanzialmente in linea con le previsioni degli analisti.
A Piazza Affari bene i bancari, sostenuti dai primi risultati positivi relativi ai requisiti patrimoniali minimi Srep e dal possibile rinvio, confermato dalla responsabile della supervisione bancaria della Bce, Danièle Nouy, dell’entrata in vigore delle nuove regole per la gestione dei crediti deteriorati. Brillano Bper (+3,9%), Ubi (+2,6%), che beneficia anche del rialzo del target price da parte di Morgan Stanley, e Banco Bpm (+2,3%).
Prosegue il rally della sterlina innescato dalle sensazioni positive per un accordo tra Londra e l’Ue sul costo della Brexit. La moneta britannica supera la soglia di 1,35 dollari mentre il cross con l’euro si fissa poco sopra 0,88. In lieve rialzo il dollaro/yen a 112,2.
Il meeting di Vienna tra paesi Opec e non Opec ha portato a un accordo di principio per prolungare fino a fine 2018 i tagli alla produzione di petrolio. Wti e Brent oscillano rispettivamente in area 57,3 e 62,5 dollari al barile.
Lo spread tra Btp e Bund chiude in calo a 137 punti base, col rendimento del titolo decennale italiano all’1,73%.























