Nonostante di smart city a Genova si parli moltissimo da anni ormai, il rapporto annuale ICity Rate realizzato da Fpa (Forum Pubblica Amministrazione) vede il capoluogo fuori dalle prime dieci città in Italia.
Variabili e indicatori che vanno a comporre il valore di sintesi condannano Genova al 21° posto, in crescita rispetto al rating del 2016 (28° posto). Gli altri capoluoghi di provincia liguri sono più indietro: Savona scende dal 42° al 51° posto, La Spezia crolla dal 39° al 53°, Imperia è in discesa dal 67° al 76° posto.
Andando a vedere i singoli indicatori, per quanto riguarda la povertà, Genova è al 50° posto, Imperia al 64°, Savona al 69° e La Spezia al 79°, l’ultima città del Nord. In sostanza vengono presi in considerazione le sofferenze economiche, la popolazione a rischio povertà, il disagio abitativo, gli sfratti, l’emigrazione ospedaliera, la presa in carico degli asili nido, quanto personale c’è negli istituti di cura ogni 100 abitanti e i dati sull’accoglienza del sistema Sprar.
Nell’istruzione (persone con licenza media, accessibilità scolastica per disabili e istruzione alta in relazione alla popolazione tra i 30 e i 34 anni) Imperia è addirittura ultima, 106° posto, Genova e La Spezia sono rispettivamente all’84° e 85° posto, mentre Savona è al 50°.
La classifica su qualità dell’acqua e dell’aria, che considera la dispersione idrica, la depurazione dell’acqua, i giorni di superamento di Pm10, i valori massimi di Pm 2,5 e No2, vede Savona al 20° posto, La Spezia al 30°, Imperia al 43°, Genova al 57°.
Sull’energia Genova e La Spezia sono al 13° e 14° posto, Savona è al 30°, Imperia in fondo, al 93° posto. La categoria è formata da quattro indicatori: rinnovabili comunali, variazione del consumo, frequenza delle interruzioni accidentali nel servizio elettrico, reti sostenibili per gli obiettivi di riduzione di Co2.
In fatto di crescita economica nessun acuto: Genova è la prima delle quattro province con il 41° posto, Savona è al 64°, La Spezia al 71° e Imperia all’85°. Tanti gli indicatori, tra cui produttività, reddito disponibile, imprese attive ogni 100 abitanti, disponibilità del credito, internazionalizzazione, coworking, credito alle imprese.
Per quanto riguarda l’occupazione Genova è 17esima, La Spezia si piazza al 38° posto, Savona al 53° e Imperia al 60°. Si è tenuto conto delle forze lavoro sul totale della popolazione tra 15 e 64 anni, della percentuale di persone attive nella ricerca del lavoro, della differenza tra tasso di occupazione maschile e femminile, delle persone in cerca di occupazione, della percentuale di occupati laureati o con master, della percentuale di lavoro nero e infortuni sul lavoro.
Su cultura e turismo Genova è al 12° posto, Savona distanziata al 33°, Imperia al 60°, La Spezia al 66°. In questo caso a comporre il punteggio concorrono gli ingressi a spettacoli per 100 residenti, le attrazioni citate su Tripadvisor, la percentuale di occupati in cultura in rapporto al totale, l’internazionalizzazione dei beni culturali, i beni vincolati, il numero delle licenze ecolabel, il tasso di turisticità, il numero di imprese storiche, il turismo non estivo, la percentuale di imprese della cultura sul totale e la percentuale di spesa turistica culturale sul totale della spesa turistica.
Praticamente raggruppate le città liguri nella classifica per ricerca e innovazione: La Spezia è al 27° posto, Genoa la segue al 28°, Savona al 32°, Imperia al 33°. Quattro gli indicatori: indice regionale dell’innovazione del sistema produttivo, numero di brevetti ogni 10 mila abitanti, imprese che utilizzano l’e-commerce, attrattività finanziamenti.
Buone notizie almeno dalla crescita digitale: Genova è al quarto posto, distaccate le altre: La Spezia 35esima, Savona 61esima, Imperia 97esima. Concorrono a comporre questo indicatore la diffusione dell’home banking, la quota percentuale di banda larga, i servizi di connessione residenziale, la crescita digitale, il wifi pubblico, i servizi online, la presenza della Pubblica Amministrazione sui social.
Sulla mobilità sostenibile La Spezia è al 31° posto, Genova al 48°, Savona al 70°, Imperia al 92°. In questo caso si è tenuto conto delle zone 30 km orari, l’incidenza delle zone a traffico limitato, le politiche di pedonalizzazione, i parcheggi di interscambio, i km di piste ciclabili, l’adeguamento ecologico delle vetture, l’incidenza dei mezzi a combustibile fossile sul totale, il numero di colonnine per la ricarica elettrica, il carsharing, l’offerta del trasporto pubblico locale e il numero di biciclette in bikesharing ogni 1000 abitanti.
Male le liguri anche sui rifiuti urbani: La Spezia al 35° posto, Genova 51°, Imperia al 73°, Savona al 76°. Tre gli indicatori: raccolta differenziata di rifiuti urbani, la produzione di rifiuti pro-capite, la riduzione del conferimento.
Nessuna città capoluogo ligure brilla nella categoria verde urbano, che tiene conto dell’incidenza percentuale delle aree verdi, della disponibilità di verde pubblici procapite e di pianificazione del verde: Genova è 35esima, Savona 40esima, Imperia 54esima, La Spezia 82esima.
L’indicatore suolo e territorio (consumo di suolo procapite, percentuale di suolo consumato e Comuni con piano di emergenza) vede i quattro capoluoghi tra la metà e il fondo della classifica: Savona 50° posto, La Spezia 57°, Genova 75°, Imperia 91°.
Savona è la prima delle liguri nel settore legalità e sicurezza, con il 43° posto, Imperia al 52°, La Spezia al 55°, spicca Genova al 90° posto. Moltissimi gli indicatori, tra cui quelli che riguardano i reati legati alla criminalità organizzata, l’efficienza dei tribunali, i reati di riciclaggio, la percentuale di amministrazioni minacciate.
Il capoluogo ligure è invece quarto per quanto riguarda governance e partecipazione, La Spezia è 48esima, Imperia 49esima, Savona 51esima. Anche in questo caso sono molti gli indicatori: il peso sociale delle cooperative, la partecipazione elettorale, la fiducia nelle istituzioni, la presenza di progetti innovativi di sviluppo urbano, la quota di sindaci donne.























