Chiudono positive le Borse europee, incoraggiate dallo scatto di Parigi. A tre giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali i sondaggi danno in testa Emmanuel Macron, il candidato di centrosinistra che gli operatori finanziari vedono probabilmente come il più rassicurante per il suo europeismo. A spingere i listini europei è stato anche l’andamento positivo di Wall Street, che si è rialzata dopo tre sedute consecutive di ribasso, nonostante alcuni dati macro non positivi (calo dell’indice Fed di Filadelfia e aumento dei sussidi di disoccupazione oltre le attese). I mercati, comunque, mantengono una prudenza di fondo dovuta alle tensioni internazionali, soprattutto in Siria e Corea del Nord.
A Londra l’Ftse 100 guadagna lo 0,06% a 7.118,54 punti, a Parigi il Cac l’1,48% a 5.077,91 punti, a Francoforte il Dax lo 0,09% a 12.027,32 punti. Positiva Wall Street. Milano termina con Ftse Italia All-Share a 21.976,82 (+0,16%) e Ftse Mib a 19.849,44 (+0,13%)
A Piazza Affari deboli titoli dell’energia, complice il calo del prezzo del greggio, mentre
hanno guadagnato i bancari, Fca e il lusso.
Tra le banche bene Banco Bpm (+2,50%), Bper sul +1,46%, Unicredit +1,83%, Ubi +3,08%,Mediobanca +2,15%.
Nel lusso Yoox (+5,88%), Ferragamo sale dell’1,41% e Moncler dello 0,83%.
Ancora positiva Fiat Chrysler (+1,22%) in scia ai buoni dati delle immatricolazioni in Europa.
Nell’energia scendono Enel (-1,35%), A2A (-1,34%), Snam (-0,84%), Saipem (-2,22%)
alla vigilia dei conti, Tenaris -1,78%.
Fuori dal paniere principale, ha perso quota la Juventus (-5,25%), nonostante il pareggio ieri con il Barcellona che ha consentito alla squadra bianco-nera di accedere alle semifinali di Champions League. I titoli hanno risentito delle prese di beneficio dopo il +38% registrato nell’ultima settimana.
Sul fronte dei cambi, l’euro viene scambiato a 1,0762 dollari (da 1,071 di ieri in chiusura). La divisa vale inoltre 117,54 yen (da 116,78), mentre il dollaro-yen si attesta a 109,18 (da 108,99). Resta forte la sterlina, anche se sotto i massimi da sei mesi toccati ieri sul dollaro oltre quota 1,29: si attesta a 1,2837 dollari (da 1,2819) e 0,8384 nel cross con l’euro (da 0,8356).
Volatile il prezzo del petrolio dopo lo scivolone della vigilia sull’aumento della produzione americana: il Wti, salito per gran parte della seduta, ha ripiegato, mentre adesso oscilla attorno ai valori di ieri di 50,88 dollari al barile.
























