Zona logistica semplificata e zona franca doganale sono di importanza strategica per gli operatori del trasporto e per lo sviluppo economico del territorio, specialmente in questa fase di tensioni commerciali e di rapidi cambiamenti. Per analizzare questi due strumenti e per riflettere sulle opportunità che oggi si presentano Spediporto ha organizzato a Genova, nella sede di Bper Banca, un convegno di due giorni in cui si confrontano rappresentanti delle istituzioni, operatori economici, esperti in logistica, trasporti, diritto, fisco, finanza.

«Nella due giorni che abbiamo organizzato – spiega Giampaolo Botta, direttore generale di Spediporto – si è voluto sostanzialmente ricondurre l’attenzione della parte industriale e logistica di questa città, ma anche dei cittadini, su due grandi opportunità per Genova e la Liguria offerte dalla zona logistica semplificata e dalla zona franca doganale, due istituti tecnici che ovviamente dicono tanto a chi fa logistica e pochissimo al comune cittadino. Ed è proprio a quest’ultimo noi ci rivolgiamo. Vogliamo far sapere al comune cittadino che questi strumenti in altri paesi d’Europa hanno consentito un incredibile sviluppo delle attività economiche e commerciali e dell’occupazione. Se Spagna e Polonia non hanno avuto una crisi industriale, non hanno accusato sostanzialmente interruzione nella crescita occupazionale, è perché hanno iniziato 10-15 anni fa a utilizzare zona logistica semplificata e zona franca doganale. Oggi, quindi, la nostra attenzione è rivolta anche a chi deve valutare e decidere sull’opportunità di utilizzare zona sul nostro territorio per dare alla città un’ulteriore crescita economica, e quindi occupazionale. La zona logistica semplificata e la zona franca doganale sono istituti giuridici, economici e finanziari noti, conosciuti e apprezzati a livello internazionale. Quindi abbiamo voluto portare le testimonianze di importanti rappresentanti del mondo economico finanziario asiatico – cinese, vietnamita e di Hong Kong – per farci dire da loro quello che cosa questi strumenti possono significare per gli investitori internazionali. Penso che tutti l’abbiano capito molto bene, zona logistica semplificata e zona franca doganale significano semplicità, immediatezza tra la volontà dell’investitore a investire e la possibilità di farlo».
I tempi cambiano e Genova deve rimanere fedele alla sua vocazione ma con nuove modalità.
«La Genova dei banchieri, la Genova dei grandi commercianti – precisa il direttore generale di Spediporto – non esiste più, oggi bisogna reinventare Genova, attualizzarla con strumenti innovativi, sempre di natura commerciale e finanziaria ma improntati al dialogo con paesi in forte crescita, con grandi capacità economiche e finanziarie che possono creare opportunità di investimento per operatori internazionali sul nostro territorio. Questo è il messaggio che abbiamo voluto dare qui oggi. Abbiamo voluto dire: genovesi, lavoratori, imprenditori, cittadini, rendetevi conto di quanto sia importante lavorare con questi strumenti per dare al territorio nuova opportunità di sviluppo».
Abbiamo esempi a livello nazionale?
«A livello nazionale le zone economiche speciali sono state applicate al centro-sud con la Zes unica del centro-sud e stanno portando in quei territori indubbi benefici, c’è stato un incremento degli investimenti industriali, c’è stato per l’industria e per chi ha investito un importante risparmio a livello di crediti d’imposta, a livello di semplificazione delle procedure di assunzione, ci sono stati e ci sono tuttora operatori internazionali soprattutto nel settore delle tecnologie che hanno considerato come positiva la possibilità di investire in quei territori. Noi vorremmo che questo stesso tipo di ragionamento potesse essere trasferito a Genova, in Liguria, nel nord-ovest, perché le opportunità e le occasioni ci sono tutte».
Nel porto di Genova è difficile trovare spazi, potrebbero funzionare questi due strumenti in aree non vicinissime alle banchine?
«Oggi stato detto che sarebbe preferibile trovare aree vicine alle banchine ma non è una condizione esclusiva, anzi, sono stati anche citati esempi come quello della Polonia, dove le zone economiche speciali sono addirittura al centro del paese, ben lontani dai confini marittimi o aerei. Questo cosa significa? Che la tecnologia deve assistere questi strumenti: la tracciabilità delle merci e dei mezzi, la certificazione dei tempi di consegna, danno la possibilità di sviluppare queste logiche anche al di fuori dei confini periportuali».
Quale è il ruolo della finanza nell’utilizzo di questi strumenti?
«Il ruolo della finanza è sempre importante, per non dire fondamentale, perché questi sono progetti che vanno avanti laddove c’è il sistema finanziario che li sostiene. Abbiamo anche parlato di nuovi mezzi a disposizione delle aziende per poter capitalizzare il proprio know-how, perché un conto è avere la conoscenza, un conto è riuscire a trasformare questa conoscenza in opportunità di business. Le aziende italiane, come abbiamo sentito oggi, sono medio-piccole, tendenzialmente sottocapitalizzate, quindi il ruolo della finanza, e oggi siamo in casa di una banca che è stata la star di questo territorio e speriamo continui a esserlo attraverso la sua nuova proprietà, è quella di fornire alle aziende una consulenza adeguata a renderle capaci di affrontare le sfide a livello internazionale anche da un punto di vista finanziario».

Bper come può essere al fianco delle imprese, al fianco di chi opera in questo settore?
«Spediporto – risponde Stefano Bellucci, head of Global transaction banking Cib Bper – è un partner strategico per la città ed è un partner strategico per tutti i suoi associati e per il nostro gruppo che con l’ingresso in Liguria ha e vuole avere sempre più un ruolo fondamentale a supporto dell’economia locale e della città. In fatto di logistica, di trasporti, di commercio internazionale, il ruolo della banca è basilare in diversi modi. La banca può supportare le aziende del settore con linee di business specifiche per gli investimenti necessari, per la gestione delle navi e per tutta la logistica a terra intermodale. Lo facciamo con un team dedicato che si occupa di finanza strutturata per identificare tutti gli strumenti più adeguati a supportare le aziende della filiera. Per quanto riguarda il commercio internazionale, possiamo sostenere le aziende del settore sia nell’export sia nell’import, intervenendo con strumenti dedicati di trade finance. Genova è la porta d’ingresso del commercio internazionale in Italia e nel momento in cui il commercio internazionale sta diventando sempre più strategico per l’economia italiana, questo ruolo è fondamentale».
Quali sono le principali sfide all’orizzonte?
«Abbiamo parlato di dazi, di politiche commerciali, ci sono spesso e volentieri novità che tutte le mattine leggiamo sui giornali. L’economia mondiale sta diventando sempre più complessa per fattori geopolitici, guerre vere e proprie e guerre doganali. Si impone una diversificazione geografica. Quando parliamo di diversificazione geografica parliamo non solo di export ma anche di catene di approvvigionamento delle forniture. Oggi vediamo che gli Stati Uniti e l’Europa, ancora i paesi principali di destinazione e di approvvigionamento di diversi beni importanti per l’economia italiana, sono interessati da diversi fattori. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, i dazi cominciano a impattare e questo è un fenomeno importante. Secondo i dati ufficiali Istat, fino a luglio sembrava che l’economia non risentisse nell’export verso gli Stati Uniti ma perché c’era una grande ondata di approvvigionamento prima dell’entrata in vigore dei dazi. Oggi cominciamo a vederne gli effetti e li vedremo sempre più nel 2026. Per quanto riguarda l’Europa, Germania e Francia per ragioni diverse sono in crisi e questo ha un impatto sulla catena italiana. Guardiamo il settore dell’automotive in Germania il cui principale fornitore di componentistica è proprio il nostro paese e vediamo che ci sono problemi anche per noi. Come rispondere a questo processo? Con una diversificazione geografica verso i paesi che continuano ad avere tassi di crescita importanti, Medio Oriente, Arabia Saudita ed Emirati in testa, Tailandia e Indonesia nel sud-est asiatico, Messico e Brasile in centro e Sud America. È chiaro che questa diversificazione comporta per le aziende un cambio anche di approccio all’interno, come filiera produttiva, manageriale e gestionale, e richiede a noi banche uno sforzo ulteriore di affiancamento alle aziende. Come Bper cerchiamo di farlo in due modi, con un approccio duale che è un approccio sia di vicinanza, di consulenza fisica, con un network di specialisti estero che affianca il nostro network corporate sul territorio fornendo consulenze specifiche, e con consulenza e attività di informazione digitale attraverso il nostro portale biperestero.it, completamente gratuito, dove basta registrarsi per accedere e dove si trovano risposte e soluzioni alle domande che ci stiamo ponendo».
























