Sui mercati finanziari globali, la propensione al rischio resiste sui buoni livelli della settimana precedente: l’indice di volatilità implicita “a pronti” sul principale listino azionario internazionale, l’S&P500, è ritornato ai minimi di febbraio poco sotto il 13%, ma il più elevato valore “a termine” in area 14-14,50%, invita ancora alla cautela. Ancora una volta, a supporto, la buona dinamica della stagione delle trimestrali statunitensi, ormai giunta al termine: secondo Bloomberg, sulle 464 società dello S&P 500 che hanno riportato, circa l’ 80% ha sorpreso al rialzo le stime degli analisti dal lato degli utili. Positiva la dinamica dei principali indici azionari (benchmark Morgan Stanley alla chiusura del 18/05): Usa +1,01%; Giappone +1,36%; Cina +1,59%; Area Euro +0,38%; Paesi Emergenti -0,81% (anche a causa del recente rafforzamento del dollaro statunitense verso le principali divise internazionali).
Negli Stati Uniti, le vendite al dettaglio di aprile sono cresciute in linea con le attese dell0 0,3%, ma meno del +0,6% di marzo; la produzione industriale è cresciuta in aprile dello 0,7%, oltre le attese a +0,6% e IL +0,5% di marzo, con l’indice di utilizzo degli impianti stabile al 78%.
In Eurozona, la variazione dei prezzi al consumo “headline” di aprile si ridimensiona leggermente a un +1,2% mensile (in linea con le attese) dal +1,3% di marzo, mentre il dato “core” (che esclude i comparti energia, alimentari, alcool e tabacco) si ferma a un ben più modesto 0,7%.
In Giappone, la produzione industriale di aprile registra una battuta di arresto a +1,4% mensile dal +1,2% di marzo, mentre il dato destagionalizzato del pil del I trimestre riscopre una variazione trimestrale negativa a -0,6% dal +1,6% del IV trimestre 2017.
Sul fronte geo-politico, a parte qualche segnale di nuova possibile incomprensione tra le due Coree, è stata una settimana relativamente tranquilla in Medio Oriente (Siria, Iran, Israele, Turchia, Arabia Saudita e, sullo sfondo, le diplomazie di Stati Uniti e Russia), anche se la sentinella dei prezzi del greggio (WTI statunitense a 72-73 dollari al barile e Brent di Londra poco sopra gli 80) indica sempre per le prossime settimane la possibilità di nuovi record da fine novembre 2014; si ridimensionano nuovamente i timori di escalation di guerre commerciali tra Stati Uniti e Cina, ma non del tutto quelli legati ai possibili dazi Usa contro l’auto europea (a inizio giugno?).
Sul fronte politico a tener banco, soprattutto, in Europa, sono le vicende italiane: la prospettiva di una coalizione di Governo tra Movimento 5 Stelle e Lega (le due forze politiche uscite vincenti alle ultime elezioni dello scorso 4 marzo e notoriamente percepite come “sovraniste” e “populiste”) e la presentazione al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di un programma (“contratto”) di governo, in prevalenza contraddistinto da misure economiche e finanziarie (reddito di cittadinanza, flat-tax, riforma Legge Fornero sull’età e sul trattamento di pensionamento, ecc.) decisamente controcorrente rispetto al cammino di aggiustamento dei conti pubblici più volte negli anni passati sollecitato dalle autorità europee e, quindi, intrapreso dai precedenti quattro Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni hanno agitato i mercati azionari e obbligazionari italiani: in poco più di una settimana, a martedì 22/5, il principale indice azionario italiano Ftse Mib ha praticamente più che dimezzato la performance positiva da inizio anno (da considerare, però, anche che lunedì 21 sono stati staccati dividendi per circa l’1,6% della capitalizzazione della Borsa di Milano). Il ribasso, in particolare, ha riguardato i comparti bancario e assicurativo.Mercoledì 23/5 il rendimento del Btp a 10 anni è arrivato al 2,55%, massimo dal 2014, lo spread rispetto all’omologo tedesco (il bund) ha superato i 200 punti base (203,80) in un contesto di spiccata volatilità, probabilmente, destinata a perdurare nelle prossime settimane.
Al momento, non si sono registrati fenomeni di “contagio” verso le altre piazze finanziarie europee, nonostante i crescenti moniti da parte di alcuni esponenti politici d’oltralpe lascino trapelare una crescente preoccupazione, quanto meno, per il comparto finanziario degli altri Paesi membri dell’Unione, ancorché vada evidenziato che la percentuale di “detenzione estera” di titoli di Stato italiani, stimata al 31,3% di fine giugno 2017, è di gran lunga inferiore al 42-44% di fine 2011/inizio 2012, allorquando si registrò la più grave crisi del debito sovrano italiano degli ultimi 20 anni.
Sempre sui mercati obbligazionari, il rendimento del governativo decennale statunitense (Treasury) permane sopra il 3% (dopo il picco a 3,128% registrato la scorsa settimana) e quello del bund tedesco al di sotto dello 0,60%. In parallelo, sui mercati valutari, il dollaro statunitense conferma la forza delle ultime settimane contro l’euro, che lunedì 21 ha registrato un nuovo minimo da inizio anno a quota 1,175 (dollaro/yen a 111,40).
La nostra Strategia di allocazione del portafoglio
Riteniamo che i solidi fondamentali economici in tutte le principali aree geografiche possano continuare a supportare la crescita globale e, conseguentemente, i mercati azionari durante il 2018.
Sul comparto azionario, manteniamo, tuttavia, una “neutralità”, tenuto conto delle possibili ricorrenti incursioni della volatilità nel breve periodo.
Sul comparto obbligazionario, poiché i tassi d’interesse, ormai entrati nella fase da tempo annunciata dalle banche centrali di graduale normalizzazione delle rispettive politiche monetarie, tenderanno a salire, seppur con gradualità, suggeriamo un approccio cauto, basato su scadenze brevi, gestione flessibile della duration e rigorosa selezione qualitativa degli emittenti e dei settori.
Sul comparto valutario, restiamo ancora prudenti, tenuto anche conto dell’attuale situazione geo-politica (Siria/Medio Oriente) e delle più recenti tensioni sul fronte del commercio internazionale.
























