«Il rischio più grande per l’Italia, con l’apertura della procedura di infrazione per eccesso di debito, non è la presunta sanzione dello 0,5% del pil, ma il congelamento dei fondi strutturali che valgono molto di più».
La chiusura dell’intervento di Marco De Silva, responsabile dell’ufficio economico della Cgil Liguria, sulle prospettive legate ai fondi europei al congresso regionale del sindacato, è allarmante, perché, solo per quanto riguarda la Liguria, si parla di oltre un miliardo.
I fondi strutturali sono strumenti finanziari messi a disposizione dall’Europa per le politiche di coesione, il cui importo varia a seconda del grado di sviluppo delle Regioni. Sono il Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), l’Fse (Fondo sociale europeo), il Feasr (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) e il Feamp (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, che però dipende da direttive nazionali). I Fondi hanno un ciclo settennale. Quelli attuali terminano nel 2020.
È grazie ai fondi europei che la Liguria ha potuto finanziare lo scolmatore del Bisagno (165 milioni), la tratta De Ferrari-Brignole della metropolitana (50 milioni), lo scolmatore Bisagno-Fereggiano (45 milioni), solo per citare tra i progetti più costosi.
«Purtroppo spesso non c’è percezione di questa fonte fondamentale per gli investimenti», commenta con un po’ di amarezza De Silva.
In Liguria i progetti conclusi relativi allo scorso settennato, hanno raggiunto una percentuale molto più alta della media nazionale.
In totale sono stati pagati 1,4 miliardi per 21.124 progetti, di cui il 57% conclusi (3.326). Ancora in corso 17.543 (39%), non avviati il 2%, liquidati l’1%. In Italia per ora sono stati conclusi solo il 33% dei progetti, in corso il 55%, non avviati il 7%, liquidati il 5%.
«Il problema dei progetti liguri – sostiene De Silva – è la polverizzazione. Quasi l’80% dei progetti conclusi non supera i 100 mila euro». Solo 11 sugli oltre 21 mila progetti sono sopra i 10 milioni (5 conclusi e 6 in corso) e riguardano principalmente le infrastrutture.
Nel Fesr, per il settennato 2014-2020, solo quello sul sistema di bigliettazione elettronica è l’unico in corso sopra quella cifra.
Sono 22 invece i progetti in corso nella “forbice” 1-10 milioni: riguardano l’efficientamento energetico in edifici a uso non residenziale del patrimonio pubblico del Comune di Genova (3,9 milioni), il progetto di innovazione del settore aerospazio di Piaggio Aero Industries (3,2 milioni), l’attuazione del fascicolo sanitario elettronico in Liguria (3 milioni), la galleria paramassi (primo lotto) della strada provinciale della Ripa (2,8 milioni), il piano “Over 40” (2,8 milioni).
Genova calamita oltre i due terzi delle risorse europee (67%), seguita dalla Spezia (13%), Savona (12%) e Imperia (8%), Genova ha il 47,8% dei progetti: 10.103, segue Imperia con 3.945, Savona con 3.932 e La Spezia con 2.588. Il finanziamento procapite vede Genova al primo posto con 1.484 euro, seguita dalla Spezia con 1.121, da Savona con 838 e da Imperia con 730.
A essere più a rischio di disimpegno automatico di 14 milioni nel 2019 è il Psr, il programma di sviluppo rurale. Bj Liguria ne ha parlato in diverse occasioni (per esempio qui) «eppure – fa notare De Silva – rappresenta il 29,3% delle risorse globali, pur valendo poco più dell’1% del valore aggiunto e dell’occupazione». La Liguria è l’ultima Regione in Italia per fondi impegnati e spesi: rispettivamente il 17% e il 7%. «Non è un complotto europeo – ribadisce De Silva – come spesso ha detto l’assessore all’Agricoltura Stefano Mai, è lui che purtroppo non si è mostrato all’altezza del compito». L’Fse vale il 33,6% del totale dei fondi, per ora ne è stato impegnato il 38% e speso il 15%. Simili le percentuali del Fesr: vale il 37,1% del totale, il 39% è stato impegnato, il 14% già speso.
Su questo settennato sono 95 milioni i pagamenti monitorati (3.798 progetti): 76% in corso, 12% non avviati, 8% conclusi, 4% liquidati.
«C’è uno squilibrio – fa notare il responsabile dell’ufficio economico della Cgil Liguria – tra i fondi dedicati alle categorie trainanti e i potenziali bacini di destinatari. Il turismo e la cultura per esempio sono in fondo alla classifica con il 5%». Al primo posto l’ambiente con il 19%, seguito dalla competitività delle imprese con il 18% e dall’occupazione con il 13% (poi istruzione 12%, agenda digitale 9%, inclusione sociale 8%, trasporti 7%, rafforzamento P.A. 5%, ricerca e innovazione 5%).
La natura degli investimenti impatta soprattutto sulle infrastrutture (49%), acquisto beni e servizi (31%), incentivi alle imprese (19%).
Tra i soggetti attuatori ci sono soprattutto i Comuni o Filse, l’unico esempio di soggetto partecipato da imprenditori e sindacati che compare ai primi posti è la Scuola edile di Imperia.
Cosa non va
Non mancano le problematiche secondo De Silva: «I tempi di erogazione delle risorse sono spesso lunghi o lunghissimi, insostenibili per la maggior parte delle imprese destinatarie, imprese che essendo molto piccole non hanno le risorse interne per accedere, gestire e partecipare ai bandi senza ricorrere a consulenti esterni. La burocrazia europea inoltre è particolarmente complessa. È anche complicato capire in itinere l’efficacia e l’impatto delle azioni, dei programmi e dei progetti, i dati sono scarsamente accessibili». Altro problema è che spesso i bandi vengono usati per la gestione del consenso, soprattutto elettorale. De Silva inoltre stimola la platea sull’assenza delle organizzazioni sindacali nelle cabine di regia dei fondi: «Ci si limita spesso a un’informativa o a consultazioni esclusivamente formali e procedurali. Sarebbe urgente ridefinire un ruolo più attivo e competente della Cgil».
Ponte Morandi e infrastrutture, i contributi che può dare l’Europa
L’Europa può aiutare la Liguria per il ponte Morandi, ma non solo fa capire De Silva: «Violeta Bulc, commissaria europea infrastrutture e ingegnere, è venuta a Genova a illustrare le opportunità. Al di là dei Fondi dedicati alle infrastrutture, ferroviarie e stradali, che ammontano a 2,5 miliardi, c’è la possibilità di attingere al piano investimenti per l’Europa, ma anche allo strumento “Connecting Europe facility”, che sostiene lo sviluppo di reti transeuropee nei trasporti e nei servizi digitali.
Gli strumenti finanziari a disposizione per il rilancio della regione ci sono: «L’Ue è partner essenziale per lo sviluppo delle infrastrutture liguri, essendo la nostra regione il terminale del corridoio Reno-Alpi. Inoltre la Commissione ha approvato aiuti per 8,5 miliardi incentrati sulla rete autostradale di cui fa parte la Gronda. La Commissione inoltre ha proposto di utilizzare le risorse anche per l’estensione del corridoio Mediterraneo che includa anche la connessione Genova-Marsiglia e quindi il raddoppio della ferrovia di Ponente che vale oltre 1,6 miliardi».
























