Spesa pubblica in calo nel triennio 2012 – 14 in Liguria, secondo la nota redatta dalla sede di Genova della Banca d’Italia. In base ai Conti Pubblici Territoriali (CPT), si legge nella nota, la spesa pubblica primaria delle Amministrazioni locali della Liguria è stata pari a 3.707 euro pro capite nella media del triennio 2012-14 (3.339 euro nella media delle Regioni a Statuto Ordinario – RSO) e ha registrato una riduzione dell’1,3 per cento in media annua, in linea con il dato delle RSO (1,4 per cento). Le spese correnti rappresentano quasi il 90 per cento del totale e sono diminuite in media dello 0,7 per cento all’anno. Una quota significativa di tali spese è assorbita dalle retribuzioni per il personale dipendente.
In base ai più recenti dati elaborati dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS), il costo del personale delle Amministrazioni locali della Liguria è stato pari a 1.177 euro per abitante nella media dell’ultimo triennio disponibile, un livello superiore a quello della media delle RSO e dell’Italia . Il costo del personale delle Amministrazioni locali liguri è riconducibile quasi esclusivamente agli addetti a tempo indeterminato (98,6 per cento del totale, una quota lievemente maggiore rispetto alle aree di confronto). Tale costo è diminuito nel triennio 2012-14 del 2,7 per cento in media annua, in misura superiore rispetto alle RSO e al dato nazionale; nello stesso periodo il numero degli addetti si è ridotto dell’1,6 per cento all’anno, sostanzialmente in linea con quanto avvenuto nelle RSO e in Italia. Nel confronto territoriale occorre tenere conto che la dotazione di personale di ogni ente e la relativa spesa risentono di modelli organizzativi diversi, di un differente processo di esternalizzazione di alcune funzioni e di modelli di offerta del servizio sanitario sui quali può incidere in modo significativo l’entità del ricorso a enti convenzionati e accreditati (cfr. il paragrafo: La sanità). La spesa in conto capitale, pari a 435 euro pro capite, è diminuita al tasso medio annuo del 6,2 per cento. Tale spesa è in gran parte costituita da investimenti fissi.
In rapporto al PIL regionale gli investimenti fissi delle Amministrazioni locali della Liguria sono stati pari all’1,3 per cento (1,0 e 1,2 per cento nelle RSO e nel paese, rispettivamente). La spesa per investimenti si è progressivamente ridotta nel periodo 2012 -14, anche in relazione ai vincoli posti dal Patto di stabilità interno. Secondo informazioni tratte dal Siope (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici), gli in vestimenti delle Amministrazioni locali liguri sono ulteriormente diminuiti nel 2015 del 2,0 per cento , a fronte di un aumento di quasi il 12 per cento nella media delle RSO.
Sotto il profilo degli enti erogatori, il 54,4 per cento della spesa pubblica locale è di competenza della Regione e delle Aziende sanitarie locali (ASL); tale quota riflette il rilievo assunto dalla sanità , che rappresenta la principale funzione di spesa degli enti decentrati; quasi un terzo della spesa totale è inoltre erogato dai Comuni. L’incidenza delle Province, che si è progressivamente ridotta negli ultimi anni, si è attestata al 5,0 per cento.
LA SPESA DEI COMUNI LIGURI TRA IL 2009 E IL 2014
Le misure di consolidamento dei conti pubblici adottate per arginare la crisi del debito sovrano hanno notevolmente rallentato la dinamica delle erogazioni: fra il 2009 e il 2014 la spesa primaria è cresciuta in Italia dello 0,4 per cento l’anno (è diminuita dello 0,5 per cento in termini reali), a fronte di una crescita del 4 per cento nel decennio antecedente la crisi (2 per cento in termini reali.
Anche nelle regioni del Centro Nord si è evidenziata una forte decelerazione della spesa primaria a partire dal 2009.
L’azione di contenimento della spesa ha coinvolto in misura significativa gli enti territoriali, attraverso le regole del Patto di stabilità interno e la riduzione dei trasferimenti statali. Vi hanno contribuito inoltre gli interventi normativi che hanno limitato sia il turn over del personale sia la crescita delle retribuzioni.
Sulla base dei dati di fonte Siope è possibile analizzare la spesa dei Comuni liguri tra il 2009 e il 2014 la spesa primaria è diminuita dello 0,6 per cento in media annua (-2,1 in termini reali).
In rapporto al PIL regionale l’incidenza della spesa primaria comunale è diminuita di un decimo di punto (al 4,3 per cento). La componente corrente è cresciuta in media annua dell’1,6 per cento (rimanendo stabile se considerata in termini reali); fra le principali voci, gli oneri per il personale (che pesano per quasi un terzo) si sono contratti al tasso medio annuo del 2,2 per cento (3,8 per cento in termini reali), riflettendo, tra l’altro, la progressiva riduzione del numero dei dipendenti.
In termini pro capite la spesa primaria corrente è stata di poco superiore a 1.000 euro nella media del periodo considerato ed è aumentata a un ritmo dell’1,9 per cento l’anno. Suddividendo i Comuni per classi dimensionali, la spesa è inferiore alla media per gli enti tra 1.000 e 4.999 abitanti (del 10,7 per cento) e fra 4.999 e 10.000 abitanti (del 4,2 per cento). Le azioni volte alla razionalizzazione della spesa hanno consentito ai Comuni liguri di tutte le fasce dimensionali di limitare il tasso di crescita della spesa primaria corrente: in termini reali, nel periodo considerato la fascia dimensionale più virtuosa è stata quella tra i 20.000 e i 60.000 abitanti.
LE PROVINCE LIGURI: DINAMICHE DI BILANCIO E PROSPETTIVE DI RIORDINO
Il processo di consolidamento dei conti pubblici che ha preso avvio nel 2009 ha
coinvolto anche le Province, interessate – come la generalità degli enti territoriali – da un cospicuo taglio di risorse finanziarie, che si è riflesso s
ulla dinamica della spesa. Il contenimento dei costi delle Province è anche da ricondurre alle disposizioni normative che hanno imposto vincoli alle uscite attraverso il Patto di stabilità interno, modificato la governance, determinato un decremento del personale.
I bilanci provinciali hanno registrato una contrazione della spesa e delle entrate; in Liguria nel periodo 2009- 2014, in base ai dati Siope, le uscite pro capite delle Province si sono ridotte in media annua del 2,7 per cento (-5,8 per cento nelle RSO); la spesa primaria corrente ha registrato una contrazione dello 0,6 per cento all’anno, beneficiando del calo del 2,3 per cento dei costi per il personale, mentre la spesa per gli organi di indirizzo politico è calata del 21,6 per cento. Le uscite in conto capitale sono diminuite del 12,5 per cento all’anno.
Nello stesso periodo le entrate correnti delle Province liguri hanno avuto un calo medio annuo del 2,4 per cento ( -3,0 per cento nelle RSO). Le entrate tri butarie, quelle extratributarie e i trasferimenti correnti sono diminuiti rispettivamente del 5,3, dello 0,8 e dello 0,2 per cento all’anno.
La legge n. 190/2015 (legge di stabilità 2015) e la legge n. 125/2015 hanno determinato per le Province liguri un’ulteriore riduzione di fondi pari a quasi il 10 per cento delle entrate correnti (riferite alla media del triennio2012-14).
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In presenza di minori risorse e di spese difficilmente comprimibili, alcune Province hanno registrato difficoltà finanziarie; in Italia si sono verificati casi di problematiche specifiche (procedure di riequilibrio finanziario pluriennale o dissesto). In Liguria le Province di Imperia e della Spezia hanno approvato piani di riequilibrio finanziario: il principale fattore che ha determinato tali situazioni di difficoltà, secondo la s ezione regionale della Corte dei Conti, è rappresentato dalla riduzione dei trasferimenti statali. In questo contesto di attenzione al contenimento della spesa degli enti territoriali, il riordino del ruolo e dell’organizzazione delle Province è tornato all’attenzione del legislatore. Dal 2011 un primo insieme di provvedimenti era intervenuto sulla materia con l’obiettivo di ridurre il numero delle Province e di snellire gli organi di rappresentanza politica; questo tentativo di riforma non è stato tuttavia portato a compimento poiché ritenuto illegittimo dalla Corte costituzionale. La revisione dell’ordinamento delle Province ha ripreso avvio nel 2014, con alcuni provvedimenti che hanno trasformato le Province in enti di area vasta di secondo livello, limitato gli ambiti di competenza esclusiva di tali enti alle sole funzioni fondamentali (lasciando le decisioni sull’attribuzione delle funzioni non fondamentali alla legislazione regionale) e disposto il riassetto degli organici. Modifiche ancora più radicali potrebbero scaturire dalla recente approvazione del disegno di legge di riforma costituzionale, che sancisce la definitiva abolizione del livello di governo provinciale dalla Costituzione.
Le funzioni fondamentali, individuate dalla legge 7 aprile 2014, n. 56 (legge Delrio), possono essere distinte tra quelle di gestione (ambiente, strade provinciali, edilzia scolastica), quelle di pianificazione (territorio, servizi di trasporto, rete scolastica) e quelle di raccolta ed elaborazione dati, nonché di assistenza tecnica e amministrativa agli enti locali. Con riferimento alle attività gestionali e al 2012, in Liguria (con una popolazione pari al 2,6 per cento di quella nazionale) vi erano quasi 63 chilometri di strade provinciali ogni 100 chilometri quadrati di superficie, a fronte di meno di 50 chilometri nella media del Nord Ovest. Inoltre, vi erano 135 scuole superiori statali di secondo grado (0,9 ogni 10.000 residenti; 0,8 nel Nord Ovest). La Regione Liguria è stata tra le prime a intervenire, con la legge regionale n. 15 del 10 aprile 2015, per riordinare le funzioni non fondamentali delle Province in attuazione della legge Delrio. L’orientamento che caratterizza la legge è quello di accentrare in capo alla Regione una serie di funzioni: sotto la competenza regionale sono state riallocate la formazione professionale, la caccia e pesca, il turismo e la difesa del suolo.
In quest’ultimo ambito sono state previste, tuttavia, alcune specifiche attribuzioni anche ai Comuni (manutenzione, progettazione, esecuzione e gestione delle opere di difesa del suolo non di competenza regionale e realizzazione e collaudo di opere di bonifica montana). Ricadono infine sotto le attribuzioni regionali lo sport, la cultura e lo spettacolo, per le funzioni che richiedono un esercizio unitario (di contro, sono state delegate ai Comuni le attribuzioni connesse con i servizi di interesse locale).
In relazione al riassetto delle funzioni non fondamentali e alla riduzione di personale disposta dalla legge di stabilità 2015, sono stati individuati gli addetti in soprannumero nelle Province delle RSO. Una parte di essi è stato ricollocato dalle Regioni (307 addetti in Liguria, pari al 18,3 per cento degli addetti provinciali a tempo inderminato nel 2014; tav. a34). Gli altri addetti sono stati registrati in un apposito portale, istituito dal Dipartimento per la funzione pubblica ; ne fanno parte i dipendenti ai quali si applicano le procedure di mobilità verso altri enti pubblici, gli addetti in via di collocamento presso il Ministero della Giustizia, quelli dei centri provinciali per l’impiego e quelli che maturano i requisiti per la penione entro la fine dell’anno 2016. In base al monitoraggio del Dipartimento riferito al16 novembre 2015, in Liguria gli addetti provinciali in soprannumero da ricollocare sono pari al 23,5 per cento dell’organico a fine 2014 (24,9 per cento nelle RSO).
LA SANITÀ
Sulla base dei conti consolidati di ASL e Aziende ospedaliere (AO) rilevati dal Nuovo sistema informativo sanitario (NSIS), nella media del triennio 2012-14 la spesa sanitaria pro capite sostenuta in favore dei residenti in regione è stata pari a 2.101 euro, superiore alla media delle RSO e a quella italiana (1.891 e 1.907euro, rispettivamente; tav. a35). Nello stesso periodo, a fronte di un leggero aumento nel complesso delle RSO e nella media italiana, la spesa complessiva è diminuita in media dell’1,0 per cento annuo.I costi della gestione diretta nel 2014 sono aumentati dell’1,2 per cento rispetto all’anno precedente (2,1 nella media delle RSO e 1,9 in Italia). La componente relativa alla spesa per il personale, che incide per quasi la metàel totale , si è ridotta dello 0,7 per cento, anche per effetto delle politiche di contenimento dell’organico. La spesa per acquisto di beni è risultata invece in crescita; in parte vi può avere influito l’aumento della spesa farmaceutica ospedaliera, collegato anche all’immissione di farmaci innovativi, insieme al maggiore ricorso a forme di distribuzione diretta dei farmaci. I costi dell’assistenza fornita da enti convenzionati e accreditati sono aumentati dello 0,7 per cento.
In base a dati ancora provvisori, nel 2015 i costi della gestione diretta sarebbero leggermente diminuiti, mentre quelli dell’assistenza fornita da enti convenzionati e accreditati risulterebbero in lieve crescita.
Il personale dipendente del Servizio sanitario nazionale (SSN) in Liguria si è ridotto nel periodo 2012-14 dell’1,2 per cento medio annuo. Il calo, in linea con quello delle RSO, ha interessato tutte le componenti. Alla fine del 2014 l’incidenza del personale del ruolo amministrativo sul personale dipendente totale era superiore alla soglia del 7 per cento, stabilita come limite massimo dal Decreto Ministeriale 2 aprile 2015, n. 70, pur restando inferiore al dato medio nazionale. Alla fine del 2014 la dotazione di personale dipendente del SSN, espressa ogni 10.000 abitanti, risultava superiore alla media nazionale e delle RSO, soprattutto con riferimento al ruolo sanitario.
Accanto ai dati di natura economica è importante analizzare gli aspetti qualitativi conessi con la fornitura dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA); a tal fine è possibile fare riferimento alle valutazioni del Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei LEA. Nell’ultimo rapporto, relativo ll’anno 2013, il Comitato ha valutao la Regione adempiente, attribuendo valutazioni in miglioramento e superiori alla media delle RSO e delle Regioni non in Piano dirientro per tutti i profili.
LE PRINCIPALI MODALITÀ DI FINANZIAMENTO
LE ENTRATE CORRENTI
Nel triennio 2012-14 le entrate correnti degli enti territoriali liguri sono state pari, al netto dei trasferimenti tra enti, a 3.907 euro in termini pro capite ; esse sono diminuite dello 0,2 per cento all’anno (-2,4 per cento nelle RSO). Le entrate tributarie ne rappresentano poco meno della metà, mentre i trasferimenti e le compartecipazioni ne costitiuscono il 44, per cento; tali quote sono pressoché in linea con quanto registrato nella media delle RSO. Nel periodo considerato i tributi propri pro capite, pari a 1.877 euro, sono aumentati in media del 5,2 per cento all’anno (nelle RSO del 3,9 per cento a 1.655 euro).
I tributi propri pro capite della Regione sono stati pari a 1.040 euro (1.078 euro nelle RSO) e sono rimasti pressoché stabili nel triennio (0,7 per cento nelle RSO). Gli introiti da IRAP, che ne rappresentano quasi i due terzi, sono diminuiti del 3,6 per cento all’anno; quelli derivanti dall’addizionale regionale all’Irpef (poco meno di un quarto del totale) sono aumentati dell’11,1 per cento; sono leggermente scese le entrate relaitive alla tassa automobilistica. Le entrate tributarie proprie pro capite delle Province liguri sono state pari a 72 euro (79 nelle RSO) e si sono ridotte del 5,2 per cento -5,0 per cento nelle RSO.
I tributi propri dei Comuni sono aumentati in media del 13,5 per cento all’anno (12,6 per cento nelle RSO), riflettendo il maggiore gettito delle imposte immobiliari (21,2 per cento), legato alla reintroduzione del prelievo sull’abitazione principale, e l’incremento dell’addizionale all’Irpef (5,7 per cento.
I trasferimenti erariali pro capite agli enti territoriali in Liguria, comprensivi delle compartecipazioni a tributi erariali e delle entrate da fondi perequativi, sono stati pari a 1.729euro e sono diminuiti nel triennio del 3,8 per cento all’anno (-7,5 per centonelle RSO, a 1.506 euro).
La dinamica dei trasferimenti è principalmente riconducibile ai tagli disposti dal governo centrale nell’ambito delle misure di consolidamento dei conti pubblici. In particolare, gli incassi concernenti le risorse erariali trasferite alla Regione sono cresciuti dell’1,3 per centoin media all’anno; le risorse trasferite alle Province e ai Comuni si sono ridotte rispettivamente del 7,1 per cento e dell’11,7 per cento annuo.
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Le entrate extra-tributarie pro capite degli enti territoriali liguri sono state di poco superiori a 300 euro (252 euro nella media delle RSO) e sono diminuite del 4,7 per cento medio annuo nel periodo (-4,2 per cento nelle RSO). Nel 2015, secondo i dati del Siope, vi è stata una riduzione delle entrate correnti degli enti territoriali liguri del 4,4 per cento.
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L’AUTONOMIA IMPOSITIVA E IL PRELIEVO FISCALE LOCALE SULLE FAMIGLIE
Gli enti territoriali hanno la facoltà di variare, entro i limiti stabiliti dalla legge nazionale, aliquote ed eventuali agevolazioni sui tributi di loro competenza. Le aliquote dei principali tributi di competenza della Regione sono leggermente inferiori ai valori medi elle RSO: nel 2015 l’aliquota ordinaria dell’IRAP è stata pari al 4,1 per cento (4,4 per cento nelle RSO) e quella dell’addizionale all’Irpef all’1,59 per cento (1,65 nelle RSO). Per quanto attiene ai tributi provinciali, in Liguria nel 2015 sia l’aliquota dell’imposta sull’assicurazione Rc auto, sia la maggiorazione sull’imposta di trascrizione sono state applicate nella misura massima in tutte le Province (16 e 30 per cento rispettivamente. L’aliquota media dell’addizionale comunale all’Irpef in Liguria è stata inferiore al dato medio delle RSO (rispettivamente 4,35 e 4,99 per mille); il tributo è applicato dal 92 per cento dei Comuni (91 per cento nelle RSO).
Per valutare l’entità del prelievo fiscale locale si è simulata l’applicazione dei principali tributi locali sulle famiglie residenti nei Comuni capoluogo liguri, ipotizzando caratteristiche di composizione e di capacità contributiva in linea con la media italiana . La ricostruzione mostra che nel 2015 il prelievo fiscale locale nella media dei Comuni capoluogo della Liguria è stato di poco superiore a 2.200 euro, corrispondenti al 5,0 per cento del reddito medio familiare a fronte del 4,6 per cento nella media delle RSO.
In Liguria l’incidenza sul reddito familiare del prelievo derivante dai tributi sulla casa risulta più elevato rispetto al complesso delle RSO (2,0 e1,5 per cento, rispettivamente); il peso della tassazione sui consumi e di quella sull’auto risultano marginalmente superiori rispetto alle RSO (mentre è appena inferiore quella sul reddito).
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Rispetto al 2014 l’imposizione sulla famiglia è aumentata del 5,4 per cento, riflettendo l’incremento dei tributi sul reddito e sull’abitazione.
IL DEBITO
Alla fine del 2015 il debito delle Amministrazioni locali liguri in rapporto al PIL era pari al 6,0per cento. Esso rappresentava il 3,0per cento del debito delle Amministrazioni locali italiane, che possono contrarre mutui e prestiti olo a copertura di spese di investimento. Nel 2015 il debito delle Amministrazioni locali della Liguria, pari a 2,79 miliardi di euro, è diminuito in termini nominali del 5,6 per cento rispetto a dodici mesi prima (-5,3 e -6,5 per cento rispettivamente per le RSO e per il totale nazionale). Tra le principali componenti dell’indebitamento in regione, è aumentato al 64,8 per cento il peso dei finanziamenti ricevuti da banche italiane e dalla Cassa depositi e prestiti, è rimasto pressoché invariato al 16,0 per cento quello dei titoli emessi in Italia e si è ridotto quello dei titoli emessi all’estero, portandosi al 17,3 per cento. Le variazioni intervenute riflettono anche l’operazione di riacquisto di titoli regionali che il MEF ha realizzato verso la fine del 2015.
Il debito delle Amministrazioni locali, in coerenza con i criteri metodologici definiti nel regolamento del Consiglio dell’Unione europea n. 479/2009, è calcolato escludendo le passività finanziarie detenute da altre Amministrazioni pubbliche (cosiddetto debito consolidato). Esso non comprende, ad esempio, i prestiti ricevutidalle Amministrazioni locai da parte del Ministeroell’Economia e delle Finanze nell’ambito dei provvedimenti riguardanti il pagamento dei debiti commerciali scaduti delle Amministrazioni pubbliche. Includendo anche le passività finanziarie detenute da altre Amministrazioni pubbliche (cosiddetto debito non consolidato), il debito delle Amministrazioni locali liguri sarebbe pari alla fine del 2015 a 3,28 miliardi, in riduzione del 4,1 per cento rispetto all’anno precedente.
Tra il 2008 e il 2014 gli oneri per il servizio del debito delle Amministrazioni locali italiane si sono ridotti sensibilmente. Secondo i dati Siope, in Liguria nel periodo considerato vi è stata una contrazione della spesa per gli interessi sul debito dell’11,0 per cento per la Regione, del 7,4 per cento per le Povince e dell’8,6 per cento per i Comuni.
























