A seguito dell’aggiornamento della classificazione dei Comuni montani approvato in Conferenza Unificata lo scorso 5 febbraio, Anci Liguria esprime profonda preoccupazione per le ricadute socio-economiche sui territori esclusi. Ad oggi, la Liguria conta un totale di 142 Comuni montani.
L’aggiornamento approvato non è un semplice atto burocratico: la nuova classificazione, infatti, può avere effetti pratici determinanti sulla fiscalità e sul mantenimento dei servizi essenziali. Le criticità maggiori colpiscono i piccoli Comuni dell’entroterra ligure e le realtà con una forte occupazione nel settore primario che risultano oggi escluse, pur essendo in molti casi intercluse o confinanti con Comuni già montani.
Il contesto ligure presenta una combinazione tipica: altitudini spesso contenute, ma una forte fragilità territoriale caratterizzata da carenza di servizi, viabilità complessa, spopolamento e costi elevati di manutenzione. In questo quadro, Anci Liguria sottolinea come una lettura basata prevalentemente su parametri geomorfologici rischi di non rappresentare adeguatamente lo svantaggio reale di molti piccoli Comuni, producendo esclusioni difficili da spiegare solo attraverso “i numeri”.
Per rispondere a questa situazione, Anci Liguria chiede un incontro urgente alla Regione Liguria per definire congiuntamente come intervenire a supporto dei Comuni penalizzati. Inoltre, riunirà i sindaci dei Comuni esclusi per accompagnarli, qualora lo ritengano opportuno, verso una class action cumulativa promossa dall’Associazione.
L’uscita dalla classificazione montana comporta numerosi rischi: la perdita di agevolazioni fiscali e misure di vantaggio collegate allo status; la difficoltà nel mantenimento di servizi essenziali, come presidi scolastici e servizi di prossimità sociosanitaria; l’indebolimento della tutela del territorio, con minori risorse per la manutenzione e il contrasto al dissesto idrogeologico.
Secondo l’elenco ufficiale, sono 32 i Comuni liguri precedentemente classificati come montani che risultano oggi esclusi: Avegno, Cicagna, Coreglia Ligure, Moneglia, Sestri Levante, Tribogna (Genova); Chiusavecchia, Pompeiana, Pontedassio, Ranzo (Imperia); Beverino, Bonassola, Borghetto di Vara, Brugnato, Carrodano, Deiva Marina, Follo, Levanto, Monterosso al Mare, Riccò del Golfo (La Spezia); Albenga, Andora, Ceriale, Cisano sul Neva, Garlenda, Ortovero, Quiliano, Tovo San Giacomo, Vado Ligure, Vezzi Portio, Villanova d’Albenga, Zuccarello (Savona).
Di contro, si registrano 8 nuovi ingressi: Sori (Genova); Diano Arentino, Diano San Pietro, Dolcedo, Sanremo, Ventimiglia (Imperia); Loano, Pietra Ligure (Savona).
Secondo Anci Liguria la nuova classificazione presenta evidenti anomalie tecniche che non rispecchiano la realtà morfologica della regione e che vanno sanate: dei 32 Comuni esclusi, 8 non raggiungono la soglia altimetrica richiesta, un parametro che ignora la reale fragilità territoriale e la complessità orografica ligure. Inoltre, destano forti perplessità alcuni “casi limite”, come Ranzo, Chiusavecchia e Pontedassio nell’imperiese, Zuccarello nel savonese, realtà “intercluse” (confinanti esclusivamente con aree montane) la cui esclusione appare tecnicamente contraddittoria e richiede un chiarimento immediato. Ma anche Carrodano nello spezzino e, nel genovesato, alcuni Comuni dell’area interna Fontanabuona, come Cicagna, Tribogna e Coreglia.
Anci Liguria ribadisce la necessità di ottenere un chiarimento ufficiale sulle modifiche apportate ai parametri e sulle eventuali misure transitorie per garantire una gestione coerente delle ricadute su tutto il territorio regionale.
Fabio Natta, coordinatore della Consulta Piccoli Comuni di Anci Liguria commenta: “Anci Liguria ha evidenziato, da subito e prima a livello nazionale, le preoccupazioni sui criteri di classificazione. Grazie a un sinergico lavoro di squadra il quadro che si è delineato è senz’altro più congruo rispetto alle prime gravi ipotesi proposte, ma presenta ancora evidenti criticità. Ritengo doveroso continuare a supportare i Comuni e aiutare quelli che si vedono privati di un diritto in tutte le sedi opportune”.
Daniele Galliano, coordinatore della Commissione Montagna di Anci Liguria dichiara: “Chiediamo alla Regione risposte certe per i nostri Comuni dell’entroterra. È paradossale assistere all’esclusione di realtà storicamente montane mentre vengono inseriti Comuni costieri che non presentano le medesime necessità di sostegno. Questa classificazione appare tecnicamente contraddittoria: la priorità di Anci Liguria resta la salvaguardia dei territori fragili e interclusi, che devono poter beneficiare di misure di vantaggio per contrastare spopolamento e carenza di servizi”.
Pierluigi Peracchini, presidente di Anci Liguria spiega: “Anci Liguria ha sempre dimostrato uno spirito di collaborazione attivo e pronto verso la Regione e il Governo. Tuttavia, non possiamo dirci soddisfatti: i Comuni non sono stati ascoltati dalle istituzioni centrali e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ora dovremo cercare di tutelare i Comuni esclusi e le loro comunità in ogni sede”.
Simone Franceschi, vicepresidente di Anci Liguria aggiunge: “Chiederemo immediatamente un confronto con la Regione per garantire quei supporti e quelle agevolazioni che i Comuni montani devono continuare ad avere. Ci troviamo in un quadro che vede 32 Comuni esclusi: sosterremo questi territori in qualunque percorso vogliano intraprendere per difendere un diritto che non può essere basato esclusivamente sul criterio altimetrico. L’entroterra ha criticità specifiche e non può essere penalizzato da una valutazione fatta solo sulla carta”.
























