Antonio Micillo, presidente del Coni Liguria, a margine della presentazione dei dati di impatto economico e turistico della Liguria capitale europea dello sport 2025 auspica che la semina fatta in questi ultimi due anni (anche Genova è stata capitale dello sport nel 2024) prosegua anche nei prossimi, ma soprattutto commenta l’attuale situazione del Palasport e prova a dare una propria ricetta, bacchettando un po’ gli imprenditori liguri.
«Lo sport ha dimostrato che ha tante valenze e grandi ricadute sul territorio, al di là dell’agonismo, proprio per la partecipazione delle persone, quindi è un veicolo turistico sicuramente. Inoltre questa iniziativa ha consentito il miglioramento degli impianti sportivi. Inoltre la cultura sportiva è aumentata, che è sempre un fattore importante sulle generazioni giovanili».
La speranza è che si verifichi un’onda lunga di eventi, soprattutto al Palasport: «Il biennio di capitale e regione dello sport ha aiutato, per esempio è stato confermato a inizio febbraio un evento internazionale di Ju-Jitsu, che dovrebbe essere al Palasport tra l’altro, che è per me uno dei problemi da risolvere. Per me il Palasport non è un problema, è un’opportunità. Spero che il Palasport riesca a far ripartire certi movimenti, come la pallavolo o la pallacanestro, per avere società di vertice, perché quando si è parlato della capienza del Palasport troppo piccolo, assurdamente potrei dire che in questo momento è troppo grande, perché nonabbiamo le società che riescono a portare gente, perché non si è creato un interesse».
C’è da dire che a Genova sono poche le esperenze di vertice nei cosiddetti sport minori ma che minori non sono altrove: «Soprattutto la città di Genova è molto monoculturale: c’è il calcio. Quando nasce un bambino si chiede se è maschio o femmina, poi se è genoano o sampdoriano. Partiamo da questo assunto e questo frena un po’. Poi manca soprattutto una classe imprenditoriale, non sportiva, ma imprenditoriale del mondo civile che capisca il valore sociale, culturale ed economico dello sport e che investa nello sport, perché anche le società calcistiche genovesi non trovano più da tanti anni personaggi cittadini che vogliono investire e quindi a maggior ragione abbiamo problemi sulla pallavolo, sulla pallacanestro, il rugby stesso, fortunatamente abbiamo il Cus Genova, però anche la Pro Recco poi ha avuto i suoi problemi».
Per Micillo è un discorso complesso: «Bisognerebbe sedersi attorno a un tavolo gli imprenditori, gli stakeholder genovesi e liguri e vedere di fare una massa critica per rilanciare alcune discipline sportive che hanno un grosso impatto anche mediatico come la pallavolo e la pallacanestro, per parlare degli sport di squadra».
A proposito del Palasport Micillo non ha una ricetta per risolvere la questione, ma prova a dire la sua: «Non sono un gestore di impianti, sono un appassionato di sport che mi trovo a fare il presidente del Coni Liguria, vengo dalla Vela tra l’altro, che peraltro può organizzare grosse manifestazioni a impatti economici importanti. La prima cosa che farei io, come ho sempre detto, cercherei, perché c’è la possibilità, di avere chi dà il naming, perché il naming vuol dire avere delle risorse economiche, dopodiché metterei nel piatto queste risorse economiche, metterei nel piatto la disponibilità del Palasport, 360 giorni l’anno sarebbe meglio e qui c’è il problema del Salone Nautico, che ho già detto in altre occasioni: oggi il Palasport non è più funzionale per lo sviluppo del Salone, ma può essere un servizio di supporto per attività integrative durante il salone nautico. E poi fare un bando per trovare un gestore, un bando nazionale se non anche internazionale, perché se si trova un gestore di altissimo livello, che magari gestisce altri impianti sportivi può fare sinergia, pensando allo sport e pensando anche a qualche evento diverso dallo sport, anche musicale, magari di nicchia, perché è chiaro che non siamo a San Siro».

























