Di calcio parla chiunque. Il detto che in Italia ci sono 56 milioni di commissari tecnici non è diventato famoso a caso. Il vociare più forte di solito si concentra su polemiche arbitrali, sul perché un giocatore sia stato fatto giocare o meno, sui gossip di calciomercato, su sonore vittorie o sconfitte a seconda dei punti di vista.
Quando si parla di tattica il bla bla di sottofondo si riduce. Di molto.
“Calcio liquido – l’evoluzione tattica della Serie A” (66thand2nd editore) è scritto da uno dei giornalisti più esperti del settore: Emiliano Battazzi, all’epoca caporedattore della rivista online L’Ultimo uomo, una delle testate che fa ancora dell’approfondimento e della narrazione di qualità una cifra distintiva.
Battazzi parte dalla rivoluzione nel calcio italiano di Arrigo Sacchi (senza dimenticare qualche riferimento al “prima”) e arriva sino al Campionato Europeo vinto dall’Italia di Roberto Mancini.
Una lettura scorrevole dedicata agli appassionati, ma anche a chi vuole saperne di più, che fa capire con buona chiarezza com’è cambiato il calcio negli ultimi decenni senza dimenticare le diversità tra l’Europa e la Serie A, un campionato dove le difese hanno ancora un effetto determinante e dove si osa di meno, come dimostra il fatto che nessuno abbia offerto una panchina importante a De Zerbi, uno dei pochi allenatori italiani della nuova generazione a proporre una tipologia di gioco ambizioso.
Si scopre la differenza tra contropiede e ripartenza, si entra nel merito del calcio reattivo e proattivo, si evidenzia come oggi il calcio sia diventato effettivamente liquido tra moduli e ruoli non più così granitici.
Il libro si avvale di figure in bianco e nero per evidenziare la disposizione tattica delle varie squadre degli allenatori presi come esempio. In ordine sparso si parla di Capello, Zeman, Conte, Lippi, Ancelotti, Gasperini, Spalletti, Mourinho, Sarri, De Zerbi, Guardiola, Klopp eccetera.
Battazzi racconta anche i gol-simbolo di un determinato credo tattico risultando poco noioso anche in quelli più macchinosi.
Ci vorrebbe un’appendice, però, per capire come mai l’Italia di Mancini si sia sciolta in questo modo dopo la vittoria all’Europeo, visto che l’autore ne esaltava in modo evidente i pregi.
























