Con Le 10 mappe che spiegano il mondo, Tim Marshall, giornalista e saggista britannico, corrispondente per anni da zone di guerra e noto per la sua analisi in campo di notizie estere e diplomazia internazionale, aveva mostrato come catene montuose, fiumi, mari e deserti influenzano in maniera decisiva le traiettorie storiche di una nazione, le sue prospettive economiche e le scelte compiute dai leader che le governano. Con questo nuovo libro, Il potere delle mappe. Le 10 aree cruciali per il futuro del nostro pianeta (Garzanti 2021) il viaggio continua nelle dieci aree cruciali in cui si stanno giocando le partite decisive dei nostri tempi.
Questa volta l’autore parla di Australia, Iran, Arabia Saudita, Regno Unito, Grecia, Turchia, Sahel, Etiopia, Spagna e spazio. Un compendio che racconta storia e vicende politiche a volo d’uccello (offrendo però una discreta bibliografia per approfondire), lanciando suggestioni per il futuro ricollegandosi proprio alla geografia e di conseguenza anche al clima, aspetto da cui non si può prescindere per capire cosa è successo e cosa succederà nel mondo.
E se il buongiorno si vede dal mattino (nel saggio precedente, datato 2015, Marshall prevedeva l’invasione russa in Ucraina) occorrerà fare molta attenzione all’area del Pacifico, in cui la lotta per il controllo tra Cina e Usa è solo agli inizi, guardare all’Africa con occhi diversi, tra materie prime rare e una zona ricca d’acqua e in cui proprio la Cina sta investendo, ma soprattutto osservare il cielo con una nuova consapevolezza perché la nuova frontiera della competizione geopolitica sarà lo spazio: un tema particolarmente interessante, viste le prospettive e la mancanza di trattati chiari tra gli Stati.
C’è spazio anche per l’Europa in questo libro: si capiscono meglio le rivendicazioni indipendentiste in Spagna, per esempio, o perché la Grecia sia uno Stato così arretrato economicamente, ma anche cercando di immaginare gli scenari post Brexit in Gran Bretagna.
Com’è accaduto per il precedente volume di Marshall ci permettiamo solo di muovere un certo disappunto sul fatto che Garzanti non abbia investito su mappe più definite e a colori, essendo parte integrante di questo saggio.
(foto di Tim Marshall di )
























