Le Borse europee hanno chiuso in ordine sparso, dopo il dato sull’inflazione Usa (salita in gennaio al 7,5%, livello che non si vedeva dal 1982) e le conseguenti preoccupazioni per un inasprimento delle misure della Fed in tema di politica monetaria. Con l’incertezza dei mercati azionari i tassi dei bond Usa sono saliti e il Treasury a 10 anni ha toccato il 2% per la prima volta dal 2019. Preoccupano anche i rincari dell’energia e le tensioni tra Russia e Ucraina. L’indice d’area Stoxx 600 segna – 0,21%, il Cac 40 di Parigi -0,41%, il Dax 40 di Francoforte +0,05%, il Ftse 100 di Londra +0,38%, l’Ibex 35 di Madrid +0,45%, il Ftse Mib di Milano +0,23%.
Di nuovo in crescita lo spread Btp/Bund, a 157 punti (+3,49%)
A Piazza Affari crollo delle Nexi (-4,96%) nel giorno della diffusione dei conti del 2021, sebbene i ricavi siano migliorati del 10% a 2,26 miliardi, anche per merito dell’acquisizione di Nets. Sul giudizio degli analisti hanno pesato soprattutto le indicazioni per il 2022, inferiori alle attese. In testa al Mib si è piazzata Cnh (+4,31%) grazie all’andamento del comparto legato all’agricoltura a due giorni dalla pubblicazione dei conti del 2021.
Sul fronte valutario l’euro vale 1,1485 dollari (da 1,1438 di ieri in chiusura) e 133 (132,04), mentre il dollaro passa di mano a 115,87 yen (115,43).
Petrolio in rialzo: il contratto con consegna marzo del Wti si attesta a 91,27 dollari al barile, in progresso dell’1,8%.
























