Le Borse europee chiudono in negativo una seduta cauta. Gli investitori attendono in serata il Beige Book della Federal Reserve, il documento di riferimento per la prossima riunione di politica monetaria che si terrà a metà giugno, mentre a fine settimana verranno diffusi i dati sul mercato del lavoro e guardano alle elezioni britanniche e al possibile voto anticipato in Italia. I listini europei sono stati frenati anche da Wall Street, che arretra a causa dei dati Usa (mercato immobiliare e indice pmi Chicago) e del calo del prezzo del petrolio.
L’indice Euro Stoxx cede lo 0,2% a 3.554 punti. Londra perde lo 0,09% a 7.519 punti, Parigi lo 0,42% a 5.283,63 punti, Francoforte in controtendenza guadagna lo 0,13% a 12.615,06 punti. Milano termina con Ftse Italia All-Share a 22.982,45 (-0,33%) e Ftse Mib a 20.731,68 (-0,40%)
A Piazza Affari sono risultati determinanti i titoli finanziari, penalizzati dai timori per le possibili elezioni anticipate in autunno e dalle complicazioni delle trattative per il salvataggio degli istituti in difficoltà.
Tra i titoli in maggior calo Ubi (-3,28%), Banco Bpm (-2,67%) e Unicredit (-1,77%). Male anche Mediobanca (-2,4%). Limita i danni Intesa (-0,2%) che si appresta a lanciare il collocamento di una nuova obbligazione bancaria garantita a scadenza dieci anni, Fuori dal listino principale tonfo diCarige (-6,5%), dopo lo scontro al vertice l’azionista di maggioranza Vittorio Malacalza a sfiduciare l’a.d. Guido Bastianini.
Bene Italgas (+2,12%) dopo la pubblicazione del nuovo piano strategico 2017-2023, che prevede investimenti complessivi per 5 miliardi.
Tonfo di Mediaset che cede il 4,51%.
L’euro continua a guadagnare terreno sulle principali valute, con il cambio EUR/USD risalito a 1,124 e l’EUR/JPY a 124,3. Lo yen rimonta sul dollaro riportando l’USD/JPY a 110,6 mentre il cambio tra sterlina e dollaro risale a 1,29 dopo gli ultimi sondaggi che avvantaggiano il partito conservatore alle prossime elezioni.
Tra le materie prime non si arresta la discesa del petrolio con Wti e Brent in calo quasi quattro punti percentuali rispettivamente a 47,8 e a 49,8 dollari, in attesa dei dati settimanali Eia sulle scorte americane in programma domani. Le quotazioni risentono da una parte dei segnali di ripresa della produzione in Libia e dall’altra dello scetticismo sulla possibilità che le misure dell’Opec possano realmente risolvere l’eccesso di offerta sul mercato petrolifero. In lieve rialzo l’oro a 1.267 dollari l’oncia.
























