Il prossimo obiettivo è di portare nella grande distribuzione una linea bio di cosmetica a prezzi accessibili per il consumo di massa, lavorando sulle economie di scala.
La Ut Europe è un’azienda genovese che da un core business specializzato sui marchi private label della grande distribuzione (ossia il marchio della catena di supermercati che li vende), si sta espandendo con una produzione di linee cosmetiche, di prodotti per la casa e “tissue” (rotoli industriali, asciugatutto, eccetera).
A piccoli passi è arrivata a coprire il mercato europeo (soprattutto del Nord), ma ha in progetto di espandere i propri servizi anche in estremo Oriente, in Africa e nei Paesi del Medio Oriente.

Tutto è cominciato negli anni Ottanta, (1985) agli albori dell’espansione del formato discount. Sono stati loro a portare l’hard discount in Italia. Massimo Garaventa, attuale general manager dell’azienda, racconta: «L’ha fondata mio papà, io sono entrato nel 1998, diventando realmente operativo dal punto di vista imprenditoriale nei primi anni del Duemila».
È in quel periodo che comincia l’internazionalizzazione dei servizi che offre l’azienda, un salvagente che sarà fondamentale negli anni successivi, quelli della crisi, che, visto il mercato così ampio, non ha coinvolto Ut Europe.
«Ci siamo aperti ad altre formule distributive, dai supermercati, agli iper, sino ai cash & carry, sviluppando capacità soprattutto nel settore del no food, serviamo i nostri clienti della gdo dal Portogallo alla Finlandia grazie a 6 centri distributivi in Europa, a Milano, Cuneo, Tallin, Riga, Vilnius e Alverca». Questo perché la grande distribuzione richiede merce molto rapidamente, sono passati i tempi dello stoccaggio di lunga durata. «Importiamo semilavorati dal Far East e quindi dobbiamo fare una programmazione con largo anticipo per poter soddisfare le esigenze dei clienti», aggiunge Garaventa.
La produzione nell’ambito cosmetico diventa realtà dopo il 2010: «Il brand Daily Touch è in espansione, puntiamo su questi prodotti, lo porteremo anche a fiere di settore in Giappone e Arabia Saudita». Le dinamiche di mercato stanno cambiando: «Adesso in Cina c’è una grande richiesta di import, abbiamo organizzato lo scorso maggio all’hotel Bristol uno workshop con un’azienda distributrice in quel Paese».
La Ut Europe non dimentica però il core business del private label: «Continuiamo a proporci come full service per il cliente, anche per chi ha bisogno di uno studio grafico per la confezione: andiamo dalla produzione alla ricerca dell’imballaggio più adatto, fino alla logistica. Non ci occupiamo solo del trasporto dal centro distributivo al punto vendita».
Dalla richiesta del cliente allo sviluppo e alla distribuzione del prodotto trascorrono solo tre mesi «anche se un anno sarebbe il tempo più giusto per realizzare il tutto con maggiore calma, ma il cliente – sorride Garaventa – ha sempre fretta».
A Genova sono 13 persone a lavorare per Ut Europe, una ventina nella fabbrica di cosmetici all’estero, nei Paesi Baltici. Presto due poli produttivi arriveranno anche per la carta igienica, in tandem con un’altra impresa.
In tutto i prodotti gestiti tra private label e il marchio dell’azienda sono circa 400.
























