Un partenariato diventato il più grande network di studi sul cervello in Italia con coordinatore l’Università di Genova, che ha sbaragliato la concorrenza di Atenei quotati. I risultati di Mnesys, così si chiama il partenariato, sono stati illustrati oggi in un convegno per rilanciare l’importanza della ricerca anche oltre il finanziamento, cospicuo, del Pnrr (114 milioni nell’ambito della Missione 4, di cui il 99% girato alla ricerca e non alla parte amministrativa).
I numeri di Mnesys ne riassumono l’importanza: 25 partner fondatori (Università, Irccs, Enti di ricerca); 90 partner complessivi. 800 ricercatori coinvolti, 300 i progetti di ricerca attivati; oltre 1500 (stimate) le pubblicazioni scientifiche.
Questi gli ambiti di intervento: neurodegenerazione, psichiatria di precisione, neuro-oncologia, medicina computazionale, malattie del neurosviluppo.
L’obiettivo del progetto è di sviluppare nuovi approcci alle neuroscienze sperimentali e cliniche che portino allo sviluppo di una medicina di precisione personalizzata e predittiva capace di trasformare la cura delle patologie del sistema nervoso e del comportamento. Tutto questo attraverso l’integrazione fra competenze mediche, biologiche, tecnologiche e computazionali informatiche, ingegneristiche e l’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di comprendere a 360 gradi il funzionamento del sistema nervoso e di combattere alcune fra le sue patologie più rilevanti quali ad esempio l’Alzheimer, il Parkinson, la sclerosi multipla o l’Ictus, ma anche di prevenire o curare danni cerebrali derivanti da particolari condizioni come ad esempio nei bambini nati prematuramente.
Grazie alla ricerca di Mnesys le terapie per Alzheimer, Parkinson e depressione stanno già cambiando, con gli ospedali genovesi in prima linea (San Martino e Gaslini). Enrico Castanini, presidente di Mnesys scarl, spiega: «Sul Parkinson ho visto il prima e il dopo un intervento fra l’altro anche piuttosto breve e molto semplice, con pazienti che passavano da essere completamente immobili a correre proprio bene pochi giorni dopo. Sono cose che danno soddisfazione, ma che partono da lontano. Tutto è dovuto allo studio dei neuroni e al posizionamento. Basta un piccolo elettrodo e poche ore dopo si vedono degli effetti. Naturalmente ci sono casi in cui ciò può essere applicato, in altri no».
Mnesys rappresenta una rivoluzione nel modo di intendere la medicina del sistema nervoso.
Dal nucleo originale di 25 soci fondatori, la rete si è estesa fino a coinvolgere complessivamente 90 partner tra università, ospedali, centri di ricerca e realtà private. Questa sinergia ha permesso di affrontare le malattie neurologiche e psichiatriche – che rappresentano una delle principali sfide sanitarie e sociali del nostro secolo – attraverso un approccio multidisciplinare che unisce biologia, tecnologia e clinica.
Dopo la fine del finanziamento tramite il Pnrr l’obiettivo è proseguire mantenendo Mnesys come laboratorio di riferimento per le neuroscienze.
Il punto di forza è stata la struttura snella, come racconta Castanini: «Abbiamo dovuto superare tantissime difficoltà perché avevamo un piccolissimo organico. Siamo partiti con una persona sola per un anno e mezzo, una direttrice molto valida poi andata in pensione, e siamo arrivati a un massimo di 5 persone, tutte donne. L’altra cosa che i ricercatori in tutta Italia erano oltre il 50% donne, quindi questa è stata una spinta veramente molto femminile».
Gli studi principali di Mnesys
Depressione e farmaci mirati
La ricerca ha permesso di identificare specifici tratti del temperamento (come la “dipendenza dalla gratificazione” e il bisogno di supporto emotivo) che possono prevedere se un paziente risponderà positivamente a farmaci innovativi come l’esketamina. Questa scoperta è fondamentale per la “psichiatria di precisione”: permette infatti di prescrivere terapie mirate e costose solo a chi ha la certezza clinica di trarne beneficio, evitando tentativi a vuoto e ottimizzando la spesa sanitaria.
Le radici infantili dei disturbi mentali
Studi all’avanguardia hanno indagato il legame tra infezioni pediatriche (come il citomegalovirus) e la comparsa di anomalie cellulari correlate a gravi disturbi mentali in età adulta. Intercettare questi segnali precocemente potrebbe rivoluzionare la prevenzione psichiatrica.
Alzheimer e Parkinson
Mnesys ha lavorato intensamente sull’identificazione di nuovi biomarcatori che permettano di “vedere” la malattia anni prima che si manifestino i sintomi evidenti, aprendo una finestra temporale preziosa per intervenire prima che il danno neuronale sia irreversibile.
Il Cervello Digitale
Grande spazio è stato dato alla medicina computazionale. Attraverso simulazioni digitali del sistema nervoso, i medici possono oggi prevedere l’evoluzione di una patologia o testare l’efficacia di un intervento chirurgico in un ambiente virtuale protetto, prima di agire sul paziente reale.
Con Mnesys Genova all’avanguardia
Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, dice: «L’innovazione è iscritta nel dna della Liguria. È impossibile non pensare alla prospettiva di chi da queste coste è partito per costruire vie commerciali che hanno fatto la fortuna della Liguria. Oggi, di fronte a tematiche contemporanee diverse ma ancora più sfidanti, siamo orgogliosi che la nostra regione, e il suo capoluogo, abbiano fatto da capofila e da centro nevralgico della rete che intende trovare cure concrete per alcune delle patologie più impattanti – a livello sanitario ma soprattutto umano – come Alzheimer, Parkinson e depressione, e allo stesso tempo capire di più e meglio l’organo più affascinante e complesso dell’uomo, il cervello».
Silvia Salis, sindaca di Genova, aggiunge: «Mnesys rappresenta il più ampio programma di ricerca sul cervello mai realizzato in Italia e per Genova è motivo di orgoglio esserne città capofila. Questo progetto dimostra come un grande investimento pubblico, finanziato attraverso il Pnrr, possa tradursi in risultati concreti per la ricerca, la sanità e la qualità della vita delle persone. E ci dimostra anche che la ricerca non deve essere percepita come distante dalla vita quotidiana: quando produce nuove terapie, migliori cure e conoscenza condivisa diventa un bene pubblico di grande valore a disposizione di tutti».
A tirare le fila è il presidente Castanini: «Un risultato ottenuto grazie all’impegno del rettore Federico Delfino e alle competenze dei nostri medici e scienziati che voglio ringraziare, che ha permesso al nostro progetto di superare competitor anche molto blasonati. Una bellissima esperienza che ha saputo mettere a frutto le eccellenze di diversi saperi, dalla medicina alla farmacologia, dall’ingegneria, alla robotica, all’informatica, e che ha saputo unire, sotto la stessa “regia”, università, centri di ricerca, fondazioni, mondo delle imprese di tutta italia. E la cosa della quale sono molto orgoglioso è che tutti hanno lavorato insieme, in armonia. In questi tre anni si sono visti i primi risultati, alcuni strabilianti, sia nella prevenzione che nella messa a punto di nuove terapie. Ma non vogliamo dare false speranze: per arrivare a soluzioni definitive per patologie neurovegetative, come il Parkinson o l’Alzheimer, o per creare un “gemello digitale” del cervello sul quale testare nuove cure, servirà ancora tempo, ma grazie agli studi di Mnesys possiamo dire che la strada é stata tracciata, e questo è un ottimo risultato. Adesso guardiamo al futuro, a quella che sarà l’evoluzione del progetto, con l’obiettivo di consolidare Genova come sede della grande ricerca applicata, in grado di attrarre investimenti e cervelli da tutto il mondo».
Federico Delfino, rettore dell’Università di Genova, dichiara: «L’Università di Genova è orgogliosa di aver avuto il privilegio di coordinare la grande rete di eccellenza italiana nei settori delle neuroscienze e della neuro farmacologia che si è aggregata nello sviluppo del progetto Mnesys. Le competenze e la creatività tipica dei ricercatori del nostro Paese, unite da approcci interdisciplinari e alle più moderne tecnologie ha portato a risultati che avranno un significativo impatto sulla qualità delle cure che saranno erogate ai cittadini nel prossimo futuro».
Per Antonio Uccelli, direttore scientifico di Mnesys ordinario di neurologia dell’Università di Genova e direttore scientifico dell’Irccs Azienda Ospedaliera Metropolitana di Regione Liguria «È un’enorme soddisfazione che l’università di Genova e la comunità delle neuroscienze genovesi abbia guidato questo straordinario progetto che ha prodotto importantissimi risultati scientifici, parliamo di oltre 400 pubblicazioni scientifiche scaturite dalla collaborazione dell’Ateneo genovese, del Policlinico San Martino ma anche di Gaslini e Iit con i partner del network nazionale. Inoltre, come medico sono orgoglioso di sottolineare che i risultati scientifici avranno anche significative ricadute sulla salute e un altrettanto rilevante ritorno economico grazie anche all’aver saputo reclutare tantissimi giovani ricercatori che hanno trovato a Genova un ambiente ideale per intraprendere la propria carriera e rappresentando forse il più importante investimento per il futuro commenta
Loredana Luzzi, direttore generale di Mnesys aggiunge: «Il programma Mnesys e i risultati che ha consentito di raggiungere sono la prova di quanto sia fondamentale investire in ricerca se vogliamo contribuire allo sviluppo di nuove terapie e soluzioni. Spesso l’importanza della ricerca di base non e’ compresa dal grande pubblico questo evento ha voluto dare esempi concreti».

























