Entro la prima metà del 2025 nascerà in Italia un partito liberaldemocratico, che intende presentarsi alle prossime elezioni politiche, verosimilmente nel 2027. Il processo costituente è partito a livello nazionale con il convegno di Milano il 23-24 novembre. Lo hanno promosso Orizzonti liberali, l’associazione costituita da Luigi Marattin, economista, deputato, ex di Italia Viva, Libdem e Nos, e hanno partecipato diverse componenti di quel mondo che non si riconosce nelle destra e nella sinistra attuali e non crede nella possibilità di entrare in uno dei sue schieramenti per condizionarli. Il ricordo della Margherita e il ruolo esercitato da Forza Italia nella destra al governo non entusiasmano.
Azione e Italia Viva, almeno da quel che si è visto alle elezioni europee, non sono riuscite a costituire un terzo polo. Chicco Testa e Claudio Velardi, in una lettera al Foglio del 12 giugno così avevano espresso l’opinione di una parte degli eletttori di orientamento liberale dopo il flop elettorale: “Cari Matteo e Carlo. La questione è molto semplice: avete fallito. Il risultato elettorale è stato impietoso e voi ve ne dovete assumere la responsabilità fino in fondo. (…) Bisogna girare pagina completamente. E questo implica un passo indietro da parte vostra, senza tatticismi o sotterfugi. Dovete lasciare il campo a persone meno esposte che raccolgano la fiducia non dei pochi amici del vostro “inner circle” ma dei futuri potenziali elettori. Nessuna ricomposizione è possibile, ve lo assicuro, se deve avvenire sotto la leadership di uno di voi. Di questo dovete convincervi”.
Ora a raccogliere la fiducia “dei futuri potenziali elettori” ci provano i promotori del convegno di Milano.
Il cantiere è aperto anche in Liguria, anzi, forse la Liguria è uno dei territori in cui i liberldemocratici sentono maggiormente l’esigenza di un nuovo contenitore politico. A fare da catalizzatore è stata la candidatura di Marco Bucci, sindaco di Genova, alla presidenza della Regione, dopo le dimissioni di Toti. A Genova Italia Viva aveva due suoi rappresentanti nella maggioranza che in Comune sosteneva Bucci, Mauro Avvenente e Davide Falteri. Erano nella lista Vince Genova. Quando Renzi, che in passato aveva definito Bucci “un ottimo sindaco”, ha deciso di sostenere alle elezioni regionali Orlando contro Bucci, Avvenente e Falteri sono rimasti in Vince Genova, che ora sostiene il delfino di Bucci, il vicesindaco Pietro Piciocchi, e hanno lasciato Italia Viva. La quale, però, non è entrata nella coalizione pro Orlando perché non ce l’ha voluta M5S. Ci è entrata, invece, Azione. L’atteggiamento di Azione verso Bucci non ha i risvolti comici di di quello di Italia Viva ed è più lineare, anche se complesso: Cristina Lodi, entrata nel 2023 nel partito di Calenda venendo dal Pd, il sindaco del centrodestra lo ha sempre combattuto e ha spinto perché Azione fosse con coerenza all’opposizione. Ma nel febbraio 2022, durante l’intervista con Lucia Annunziata a “Mezz’ora in più”, Calenda aveva dichiarato che «merita una riflessione il fatto che Bucci è stato un bravissimo sindaco, ha avuto un problema come quello del crollo di ponte Morandi e l’ha risolto bene, e quindi lo si può sostenere con indicazioni di voto, ed è così che ci comporteremo». Un endorsement, secondo gli articoli dell’epoca e dello stesso Bucci. Due tesserati di Azione, Lorenzo Pasi e Federico Barbieri, erano stati eletti consiglieri con Bucci in una lista civica e si erano sospesi per questa scelta. Alla fine hanno deciso uscire in modo definitivo da Azione e di restare con Bucci. E Azione in consiglio comunale è all’opposizione.
Una vicenda confusa, almeno per chi la guarda dall’esterno, come lo è stata quella che ha portato al flop dei due partiti alle elezioni europee in giugno, ma che può essere di stimolo a chi cerca una via nuova.“Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente” dice pressapoco una frase di Confucio resa celebre da Mao Tse Tung.
Vediamo come procedono i lavori nel cantiere ligure, parlandone con il segretario regionale dei Libdem, Marco Beltrami, e con il coordinatore regionale di Orizzonti Liberali, Victor Rasetto.

Quali sono i prossimi passi organizzativi in Liguria?

Beltrami. «Domenica a Milano sono state definite le linee di fondo del nuovo partito che dovrebbe nascere entro il 2025, auspicabilmente entro il giugno del ’25. Un partito che nasce dall’unione di diversi movimenti: i Libdem, di cui sono segretario regionale, Orizzonti Liberali, di cui Victor Rasetto è coordinatore regionale, Nos, Liberal forum e altri soggetti. Questi sono stati gli animatori principali del convegno di Milano, con tanti relatori di qualità tra cui Carlo Cottarelli. In Liguria replicheremo lo stesso processo di aggregazione. Qui siamo già molto avanti, perché Libdem, Orizzonti Liberali e altre associazioni ed esponenti politici del territorio lavorano assieme già da alcuni mesi con l’obiettivo di arrivare a costituire un partito unico. Il nostro piano prevede di fare le prime riunioni organizzative entro Natale, per dare via formalmente nei primi due mesi del 2025 alla Costituente Liberale Democratica Ligure».
Il prossimo appuntamento sarà la votazione per il Comune di Genova, sembra nel 2025. Che cosa farete?
Beltrami
«Le elezioni comunali di Genova arriveranno durante il nostro processo costitutivo: se si confermeranno le voci per cui si voterà nella primavera del 2025, per quella scadenza noi non avremo ancora costituito formalmente il nostro partito. Questo però non può esimerci da prendere una posizione. L’idea a cui stiamo lavorando, anche perché stimolati da tante persone e da tante richieste, è proporre per le comunali una lista antagonista ai due poli, con una proposta autonoma. Questo è l’orientamento e su questo cercheremo convergenze. Sarà una sfida complessa, impegnativa, che però ci consentirà di arrivare sul territorio con una nostra identità e potremo sfruttare queste elezioni come un modo per avere visibilità e riuscire a affermare la nostra proposta».
Rasetto
«Il partito liberaldemocratico non sarà ancora costituito formalmente, l’obiettivo temporale che ci siamo dati è scandito dalle prossime elezioni politiche. Quindi, Orizzonti Liberali e i Libdem decideranno insieme e democraticamente la posizione da tenere alle amministrative. La priorità rimane il progetto nazionale e se siamo alternativi al bipopulismo, a questo strano bipolarismo deformato, a un centrodestra e a un centrosinistra che tanto si somigliano, dobbiamo dimostrare coerenza anche a livello locale, altrimenti non ci capirebbe nessuno. Non so se ce la faremo perché i tempi sono stretti, però vogliamo tentare di dimostrare anche a livello locale che i cittadini, che oggi non si sentono rappresentati, hanno un’alternativa possibile per cui votare».
In conclusione: quando si terranno le elezioni comunali a Genova il partito a livello nazionale non ci sarà ancora. Però volete formare una lista autonoma, non sapete se riuscirete a farla in tempo, ma ci proverete. Se riuscirete a fare la lista dovrete indicare un vostro candidato sindaco?
Rasetto
«Per me il discrimine è semplice: se ci sarà un partito già costituito, non potremmo esimerci dal partecipare alle elezioni amministrative e misurarci con il consenso degli elettori. Se non ce la faremo in tempo, si ragionerà come associazioni, che ovviamente hanno un margine più ampio di posizionamento e di candidature».
Se farete una lista in attesa di costituire il partito, si tratterà di una federazione di sigle, associazioni, partiti, movimenti?
Beltrami
«Le federazioni e le liste con tanti loghi hanno sempre avuto vita breve, grandi entusiasmi iniziale e poi litigi clamorosi. Ipotizziamo una lista unica, in cui potranno entrare anche militanti di altri partiti ma a titolo personale. E se facciamo la lista indichiamo anche il nostro candidato sindaco».
Rasetto
«All’Assemblea Nazionale di Orizzonti Liberali ho detto con ironia che se sento di nuovo parlare di nuovo di federazione metto mano alla pistola. Perché è un errore che abbiamo commesso troppe volte, una soluzione debole e parziale, che sottintende uno scambio di potere, correnti di pezzi di partiti che rimangono salde nello loro identità di origine. Non ci interessa. Quello che dobbiamo fare è andare oltre le nostre culture di appartenenza, i nostri percorsi personali. Ridefinire il termine liberale, perché nel tempo è stato deformato, tirato da una parte all’altra, usato come aggettivo, per cui oggi sono un po’ tutti liberali. Quindi occorre ridefinire un’area politica e delimitarne i confini. Dobbiamo evitare il grande errore del passato: l’idea che quando si forma un nuovo partito, si debbano fondere culture politiche, unire i riformismi, federare contenitori politici. Non significa nulla. Quello che dobbiamo fare è un’altra cosa: crearne una nuova cultura politica, di stampo liberaldemocratico, e una nuova organizzazione che la incarni. E allora siamo in mare aperto, si parte tutti alla pari. Non ci devono essere esami del sangue su chi farà parte di questo percorso e le nostre associazioni, provvisorie, si dovranno aprire a tutti coloro che sono interessati e che non si sentono rappresentati, per poi sciogliersi nel nuovo partito liberaldemocratico. Le costituenti per la costituzione del nuovo partito, che lanceremo in ogni regione italiana, serviranno a questo».
Beltrami
«L’esempio negativo che vogliamo evitare è la lista Toti. La Lista Toti in questi anni è stata una pura federazione di persone con potere a livello locale. Arrivati al dunque, alla prima difficoltà politica, la lista si è sciolta come neve al sole. Era diventata il primo partito regionale e poi si è sparita. Perché non c’era alcun aggregante di contenuto ma semplicemente un aggregante di gestione condivisa del potere tra alcune persone».
Allora come farete a raggiungere il cittadino?
Beltrami
«Lavorando sulla comunicazione diretta, con tanta fatica, tanto sforzo e tanto impegno. Non ci sono formule magiche. Ai cittadini arriveremo direttamente, non attraverso portatori di voti. Presenteremo le nostre proposte alla città. L’idea nostra è quella di organizzare, se ci riusciremo, un evento come quello di Milano entro un paio di mesi. Un evento che riunisca a Genova le varie aree liberali, liberal-democratiche che ci sono in Liguria. Ne uscirà delineata un’area politica attraverso le proposte che verranno presentate in questo happening. Occorrerà poi dare seguito creando anche un’associazione culturale, di supporto alla cultura liberale, che dia continuità ad analisi e approfondimenti».
Rasetto
«I presupposti per costituire quest’area ci sono. Sia l’Istituto Cattaneo che Swg, nelle loro analisi del voto regionale, concordano su un dato: tra chi si identifica come elettore di centro è andato a votare soltanto il 36%. Di questo 36 %, il 59% ha votato Bucci e il 37% Orlando. Quindi il 64% di chi si riconosce nel centro non si sente rappresentato e non ha votato. Abbiamo un’autostrada di fronte a noi. Possono dirci qualunque cosa, che non abbiamo la credibilità nel dare una rappresentanza politica a questa parte di opinione pubblica perché ci hanno già provato in tanti, che le nostre proposte politiche sono troppo nette, dirompenti, divisive, che non abbiamo ancora un’organizzazione radicata sui territori, ma l’unica cosa che non possono dirci è anche l’unica che continuano a ripetere ossessivamente: che non c’è spazio politico tra i due poli. C’è eccome, il problema è che non c’è stato finora nessuno capace di rappresentarlo in modo credibile e coerente. Quello che è successo a Genova e in Liguria, ce lo dimostra. Italia Viva faceva parte della giunta Bucci, poi una mattina Renzi si alza e al grido di “contrordine compagni” decide di entrare nel campo largo, con esiti abbastanza comici. Azione aveva due consiglieri comunali nella maggioranza di Bucci, poi Calenda cambia idea, va all’opposizione e decide di appoggiare Orlando. Tutto questo senza che la politica abbia toccato palla».
State già pensando alla struttura locale del partito, allo schema organizzativo, ci saranno quattro direzioni provinciali?
Beltrami
«È un discorso prematuro. A Milano è stato definito un comitato che ha proprio l’obiettivo di definire la roadmap. per arrivare alla costituzione del partito. In questo frangente quello che pensiamo di fare è dare vita a delle costituenti su base provinciale che inizino ad aggregare le persone in ogni singolo territorio. Poi, come questo si trasferirà in una struttura organizzativa di partito è un tema tutto aperto che sarà oggetto probabilmente di un congresso».
Rasetto
«Sì, faremo una costituente regionale che lancerà le costituenti in ogni provincia. Ovviamente il livello nazionale stabilirà uno statuto, delle regole base, e poi faremo quello che si faceva nei partiti normali, un congresso fondativo che parta dai livelli territoriali e arrivi a quello nazionale. E lo faremo con modalità realmente democratiche. Siamo stanchi di partiti personali, padronali, feudali, dove c’è un capo che comanda e che decide tutto. Per essere chiari, se ci fossero stati partiti realmente democratici, sul modello di quelli della prima repubblica, il terzo polo non sarebbe mai fallito. Perché ci sarebbe stato qualche adulto nella stanza, gruppi dirigenti normali e radicati sul territorio che a fronte di scelte egocentriche e umorali, avrebbero preteso la convocazione di un congresso dei due partiti o quantomeno delle rispettive direzioni nazionali. Questo non è avvenuto, perché nei partiti personali nessuno osa contraddire il capo».
Le ultime mosse di Renzi e Calenda vi lasciano spazio?
Rasetto
«Direi di sì. Il nostro obiettivo è quello di rompere questo schema di bipolarismo, Renzi e Calenda sono ormai inadeguati. Renzi dopo troppe capriole tattiche decide di tornare a recitare la parte della sinistra riformista, di una Margherita di vent’anni fa, dentro una coalizione che non lo vuole, egemonizzata da quella parte del Pd che l’ha sempre combattuto e con un Movimento 5 Stelle che è incompatibile con qualunque idea di sviluppo del paese. E lo fa solo per una ragione di sopravvivenza. Calenda fa proposte tecniche e programmatiche condivisibili e ragionevoli ma inserite in una strategia inadeguata, infantile: non si sa mai dove stia, non ha un posizionamento politico. Noi dobbiamo dire le cose che destra e sinistra non dicono perché non possono dirle: riduzione della spesa pubblica, concorrenza – pensiamo a taxi, balneari, servizi pubblici – nucleare, atlantismo e dobbiamo declinare questo taglio di proposte a livello locale. Dobbiamo far saltare gli schemi e liberare il progetto del partito liberaldemocratico da chi l’aveva preso in ostaggio
Beltrami
«Sì, il problema è allineare una visione strategica, con proposte, azioni e corretta comunicazione a livello nazionale e locale. In Liguria, rispetto alla nascita di questo nuovo movimento, siamo in una situazione che presenta grosse opportunità, perché le liste civiche, che già si sono viste a livello regionale e a livello locale, hanno una fortissima componente liberal-democratica, con esponenti che si sono candidati in questi movimenti proprio perché non trovavano un’espressione politica in grado di rappresentarli. E abbiamo visto che gli elettori sono andati a premiare queste liste. Noi crediamo che un movimento liberaldemocratico, corretto nella comunicazione, con persone valide, competenti e trasparenti, possa ottenere molto consenso in questo ambito delle liste civiche, ridando a questo elettorato anche una dignità politica in prospettiva nazionale. Inoltre crediamo che una proposta nuova e chiara possa recuperare al voto tante persone».