Insegnanti di sostegno in piazza, stamattina a Genova, sotto la sede dell’Ufficio scolastico regionale, in via Assarotti, con il precariato. Lo riporta l’Agenzia Dire.
Dopo le proteste dei docenti nei giorni scorsi, a manifestare oggi sono anche i genitori dei bambini che hanno bisogno di insegnanti dedicati.
“Basta vite precarie”, si legge su uno striscione srotolato al centro della strada, nel corso di un sit-in che ha anche comportato qualche disagio al traffico. La richiesta è univoca: «Vogliamo la stabilizzazione che a oggi non è garantita. La precarietà mette in difficoltà sia gli insegnanti che i ragazzi assistiti, che ogni anno rischiano di essere seguiti da docenti diversi», spiegano i manifestanti.
Il tema è nazionale e gli organizzatori della protesta, il Collettivo docenti di sostegno specializzati, Genova inclusiva e il comitato “Famiglie senza cure”, si dicono pronti a portare la battaglia a Roma.
Tra le richieste anche l’introduzione della gratuità per il corso di abilitazione al sostegno. Al fianco di genitori e docenti anche Azione Liguria: “È inaccettabile che, a distanza di quasi mezzo secolo dall’affermazione del diritto allo studio, non si sia ancora garantita la continuità educativa e formativa indispensabile per gli alunni con disabilità della scuola italiana − si legge in una nota − la mancata assunzione di ruolo degli insegnanti di sostegno, tutti adeguatamente specializzati con alle spalle un investimento di tempo ed economico sostanzioso, rappresenta non solo una violazione di questo diritto fondamentale, ma anche un ostacolo significativo al progresso e all’integrazione degli studenti più vulnerabili”.
Anche il Movimento cinque stelle della Liguria appoggia la manifestazione “Come M5s siamo convintamente al fianco delle famiglie e dei docenti − si legge in una nota − i genitori come gli insegnanti chiedono che i docenti vengano stabilizzati: è del tutto evidente quanto sia importante per i ragazzi e per l’inclusione scolastica, oltre che dignitoso e giusto nei confronti dei docenti stessi”.
I pentastellati ricordano che tra le richieste dei manifestanti c’è anche “il fatto che il corso Tfa (tirocinio formativo attivo per l’insegnamento di sostegno) diventi gratuito poiché altrimenti si corre il rischio che gli insegnanti rinuncino al corso, che a oggi costa circa 3.000 euro”.
Anche l’Udc entra nel dibattito: “Questo, che non è solo un lavoro, merita il più profondo rispetto da parte della società ancor di più tenendo conto dei sacrifici economici sostenuti dai docenti per il corso Tfa e che anche a nostro avviso dovrebbe essere totalmente gratuito. Si richiede una continuità formativa per i ragazzi e il non riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero, non paragonabili a quelli conseguiti nel nostro Paese. Udc Liguria ribadisce con forza la necessità di sostenere i ragazzi diversamente abili in un percorso formativo all’altezza con il dovuto sostegno in tutti gli ambiti. Questa che riteniamo una battaglia di civiltà, non deve essere strumentalizzata da nessuno per attaccare il governo ma deve essere un’occasione per cambiare in meglio la nostra società , che può ritenersi tanto civile in maniera direttamente proporzionale a quanto si prende cura dei suoi componenti più fragili”.
«Siamo assolutamente vicini alla protesta degli insegnanti di sostegno specializzati con i corsi formativi TFA e alle famiglie scese in piazza stamane, dopo l’approvazione del decreto 71, il cosiddetto “decreto Scuola”, passato in Senato martedì 23 luglio e convertito in legge» dicono i consiglieri regionali della Lista Sansa Ferruccio Sansa, Roberto Centi e Selena Candia.
«I nuovi corsi, previsti dal decreto ed affidati ad Indire, saranno di meno ore rispetto ai TFA tradizionali, solo 30 Cfu, anziché 60, ma permetteranno comunque a chi li frequenterà di ottenere l’abilitazione per il sostegno. Saranno aperti a chi ha ottenuto un titolo anche all’estero, oltre che a coloro che possiedono almeno 3 anni di servizio negli ultimi 5 anni con alunni con disabilità. Il TFA, nato dall’esperienza delle Scuole di Specializzazione all’insegnamento, è molto duro e serio, e prevede un anno di percorso teorico e pratico, con 12 laboratori e un tirocinio da 150 ore. Purtroppo la doccia fredda per gli insegnanti di sostegno era arrivata già in primavera, quando un altro corso on line, abilitante su materia, di due mesi e del costo di 2000 euro, aveva permesso agli iscritti di passare dalla seconda alla prima fascia e di caricare ben 36 punti in graduatoria anche nel sostegno, come 3 anni di servizio. Col decreto 71, siamo passati da una situazione già ogni anno difficile ma almeno trasparente, all’incertezza totale, per cui gli abilitati con i vecchi corsi tradizionali strutturati non sanno se lavoreranno e quando».
L‘ultimo piano di immissione in ruolo dei precari di questo settore risale al 2021, e già allora la situazione era considerata grave.