Gru aumatizzate, torri di controllo, reti e infrastrutture digitali. Il lavoro delle banchine portuali si sta trasformando gradualmente, con nuove figure professionali altamente specializzate che dovranno entrare nei team operativi e negli uffici dei terminal portuali, e nel frattempo chi ha già acquisito una lunga esperienza sul campo rischia di essere tagliato fuori. La Liguria è saldamente al primo posto per incidenza sia delle imprese (10,5%), sia del valore aggiunto (11%), sia degli occupati (14,4%) nell’economia del mare.
La Fondazione Accademia Italiana della Marina Mercantile, Fondazione Its con sede a Genova, impegnata sul fronte della formazione specializzata nel mondo della logistica e del mare, ha presentato il nuovo rapporto sul lavoro portuale, svolto in accordo con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, e principali sigle sindacali. Il rapporto integra le risposte del questionario somministrato alle centinaia di lavoratori e lavoratrici degli scali controllati dalle due Adsp liguri (comprendenti anche il porto toscano di Marina di Carrara), che fotografano un momento storico di estremo interesse per gli enti preposti alla formazione e alla gestione delle figure professionali nell’ambito portuale.
Paola Vidotto, direttore generale dell’Accademia Italiana della Marina Mercantile commenta: «Il lavoro svolto in collaborazione con le due Adsp, commissionato dalle stesse, è un primo passo a livello nazionale per comprendere in maniera approfondita e precisa il sentimento di chi è impegnato in questo settore professionale. È necessario che il mondo della formazione sia di supporto anche a chi ha raggiunto un’età lontana dalla pensione, ma ormai matura, perché non sia soppiantato dagli strumenti tecnologici. È quindi di grande importanza che tutti siano coinvolti nel processo di transizione, perché solo lavorando tutti insieme è possibile arrivare a innovare il settore senza avere ricadute negative sul lavoro».
A livello provinciale, La Spezia è la prima provincia italiana per incidenza percentuale delle imprese dell’Economia del Mare sul totale, con un valore pari al 16,3%, Savona è al sesto posto (11,8%), Genova al nono (9,1%) e Imperia al decimo (9,0%). Genova è al quinto posto per valore assoluto di imprese dell’Economia del Mare. La provincia di Genova genera anche la quota più alta di valore aggiunto a livello regionale, il 60% del totale (28,6 miliardi di euro). Tutte le quattro province liguri si collocano per almeno un indicatore nelle prime dieci posizioni a livello nazionale.
I Terminal portuali rappresentano un elemento fondamentale nel settore della Blue Economy. Secondo la sesta edizione del Rapporto Strategico Liguria 2030 la Liguria si posizionava nel 2021 al primo posto tra le regioni italiane per Teu movimentati, con un tasso di crescita del 13,3%, oltre il doppio del tasso italiano, pari al 5,7%. Un anno dopo, nella settima edizione del Rapporto Strategico la Liguria si conferma la prima regione per Teu con 4 milioni di unità movimentate nel 2022, pari al 35,1% del totale nazionale.
A livello ligure, diverse indagini mostrano la permanenza di fattori che sembrano frenare la diffusione dell’alfabetizzazione digitale: tra questi, soprattutto barriere culturali e generazionali (Camera di Commercio di Genova, 2022). Tutto questo genera la necessità di realizzare percorsi di formazione, esigenza che emerge anche dall’indagine, realizzata tra il personale dei Terminal portuali liguri.
Il rapporto illustra i risultati della fase del progetto realizzata tra la fine del 2023 e la
primavera del 2024 presso i Terminal dei territori di La Spezia e Carrara grazie alla
partecipazione dell’Autorità di Sistema del Mar Ligure Orientale.
Ruoli operativi
I dati raccolti tra i ruoli operativi dei Terminal portuali della Spezia e Carrara mostrano non solo un andamento positivo dell’indice di lifelong learning ma anche valori decisamente al di sopra del target del 60% auspicato dall’Unione europea.
Praticamente la totalità dei partecipanti (98,2%) dichiara di avere già partecipato in passato a corsi di formazione.
Tra coloro che hanno già partecipato in passato a corsi di formazione, l’87,3% afferma di
avere frequentato corsi nell’ultimo anno, il 76% circa due anni fa e il 68,3% circa 5 anni fa. L’analisi del trend nel suo insieme evidenzia una relazione inversamente proporzionale tra la frequenza pregressa dall’ultimo evento formativo e il tempo trascorso.
Praticamente la totalità dei rispondenti (99%) dichiara di avere partecipato a corsi promossi dall’azienda di appartenenza. È significativo che più di un rispondente su 10
(12,5%) indichi di avere intrapreso un percorso di formazione anche in modo autonomo.
Oltre tre rispondenti su dieci (34,9%) dichiarano di non avere mai partecipato a corsi online e di non essere interessati perché preferiscono la formazione in presenza, il 32,1% non ha mai partecipato a corsi online ma sarebbe disposto a sperimentare questa modalità e il 33,0% ha già partecipato a corsi di formazione a distanza (tra questi il 25,5% una o due volte e il 7,5% varie volte).
Fabbisogni formativi
L’analisi delle risposte mostra una domanda di formazione complessivamente
significativa: oltre la metà dei rispondenti (50,1%) dichiara di avvertire un bisogno alto di
formazione per svolgere il proprio lavoro, il 21,5% presenta un livello di necessità medio e
solo il 28,4% basso. Il livello medio complessivo riferito alla domanda formativa totale è
pari a 7,0 (su una scala da 1 a 10).
L’analisi testuale delle risposte ha permesso la riaggregazione in alcune aree significative, rappresentate in modo abbastanza omogeneo:
• Linguistica, con esplicito riferimento alla lingua inglese
• Informatica e software
• Sicurezza
• Diritto e normativa
• Competenze trasversali
• Gestione e management
• Logistica
Le competenze riferite all’utilizzo di software, come Excel, per la produzione, gestione di fogli elettronici e analisi dei dati non appaiono molto diffuse tra i rispondenti. Tra i rispondenti appartenenti al ruolo operativo prevale la quota di chi dichiara competenze nulle o basse; complessivamente questa quota rappresenta il 60% del totale.
In particolare, il 33,0% afferma di non sapere utilizzare Excel o software simili e il 27,0% di poterlo utilizzare ma solo con il supporto di qualcuno. Il 30,0% dichiara di essere un utente autonomo e solo il 10,0% un utente avanzato.
Sulla produzione di contenuti tramite programmi di videoscrittura il 54% dei rispondenti riferisce un grado di competenza nullo o basso e il 46,0% medio o alto. Il 34,0% dichiara di non sapere utilizzare software come Word, OpenOffice o simili e il 20,0% di poterlo fare ma solo con il supporto di qualcuno. Tra gli utenti esperti, il 41,0% dichiara di essere un utente autonomo e solo il 5,0% un utente avanzato.
L’utilizzo di software per creare presentazioni multimediali appare ancora meno diffuso: la maggioranza dei rispondenti (78,0%) dichiara di non saperlo fare (45,0%) o di poterlo fare solo con il supporto di qualcuno (33,0%). Meno di due rispondenti su dieci (17,0%) affermano di essere utenti autonomi e solo il 5,0% utenti esperti.
Il livello di competenza nella gestione di oggetti digitali, rilevato tra i rispondenti appartenenti al ruolo operativo, è migliore degli indicatori precedenti: oltre la metà dei rispondenti dichiara di essere un utente autonomo (55%) o esperto (13%) nell’archiviazione e ricerca di oggetti digitali. Tuttavia, il 22% dichiara di non saperlo fare e il 10% di poterlo fare ma solo con il supporto di qualcuno.
La competenza riferita ad operazioni quali copia, spostamento e condivisione di file segue un andamento simile al precedente: il 47,0% dichiara di essere autonomo e il 14% esperto; complessivamente quattro rispondenti su dieci ritengono di essere inesperti (20%) o di avere bisogno di supporto (19%).
I risultati riferiti alle competenze nell’utilizzo dei sistemi cloud mostra la prevalenza di un grado medio-elevato di divario digitale: il 33,0% dichiara di non saperli utilizzare, il 29,0% solo con il supporto di qualcuno. Il 38% afferma di essere un utente autonomo (e, tra
questi, solo il 7,0% avanzato).
Ulteriori difficoltà emergono in relazione alla gestione di processi di scrittura collaborativa: il 34,0% dei rispondenti afferma di non sapere modificare un documento online condiviso da altri e il 27,0% di avere bisogno di supporto, mentre il 32% dichiara di essere un utente autonomo e solo il 7,0% avanzato.
Le difficoltà aumentano di fronte alla necessità di impostare le autorizzazioni corrette per condividere e collaborare a un documento con altre persone: solo il 24,0% dichiara di saperlo fare da solo e una percentuale ancora minore afferma di essere un utente avanzato (3,0%).
Una percentuale leggermente maggiore (23,8%) incontra difficoltà a riconoscere i messaggi di phishing. In particolare, il 19% dichiara di non sapere riconoscere messaggi di posta elettronica che cerchino di ottenere informazioni sensibili e il 13% di avere bisogno di aiuto per farlo.
L’utilizzo di sistemi di videoconferenza, diventati massivi durante la pandemia, appare poco diffso. Oltre il 60% dei rispondenti dichiara di avere difficoltà a utilizzare piattaforme di videoconferenza e, soprattutto, ad usare funzioni quali moderazione, condivisione schermo. Solo il 28% aerma di essere un utente autonomo e il 7,0% avanzato.
In particolare, meno di un rispondente su dieci dichiara di sapere creare script o macro, anche semplici, e impostare firewall.
Le opinioni specifiche riferite alla tecnologia restituiscono un quadro articolato di attesa positiva ma anche di preoccupazione. L’automazione è generalmente valutata abbastanza positivamente per gli aspetti di supporto ai processi lavorativi; infatti, è orientato in questo senso complessivamente l’84,0% dei rispondenti. Anche i vantaggi della automazione in termini di sicurezza sono ritenuti auspicabili e l’80% degli intervistati è molto o abbastanza d’accordo anche se i pareri contrari non sono ininfluenti. Le maggiori apprensioni emergono in merito ai rischi di perdere il lavoro: il 67,0% dei rispondenti appartenenti al ruolo operativo pensa che la diffusione della tecnologia possa provocare in modo molto o abbastanza rilevante questo effetto. Il quadro si completa con l’indicatore riferito al futuro. Il 32,0% dei rispondenti è moderatamente ottimista e pensa che l’automazione poterà dei vantaggi nella maggior parte dei casi e solo il 9,0% dichiara di essere entusiasta. La quota di coloro che è molto o abbastanza preoccupato è coerente con la dimensione precedente: il 17,0% dichiara di essere un po’ preoccupato e il 7,0% molto preoccupato di fronte a un futuro in cui l’automazione potrebbe avere un ruolo decisivo. Il quadro è completato da un grado medio-elevato di incertezza: quasi quattro rispondenti su dieci (35,0%) appaiono incerti e ritengono più cautelativo attendere gli sviluppi per valutarne gli effetti
Ruoli amministrativi
Per quanto riguarda i ruoli amministrativi la quasi totalità dei partecipanti appartenenti al ruolo amministrativo (94,8%) dichiara di avere già partecipato in passato a eventi formativi e solo il 5,2% non ha avuto precedenti esperienze di formazione. L’accesso a corsi di formazione tramite piattaforme telematiche appare più frequente tra il ruolo amministrativo rispetto a quello operativo. Quasi otto rispondenti su dieci appartenenti al ruolo amministrativo hanno già partecipato a corsi di formazione a distanza (tra questi il 44,6% una o due volte il 32,4% varie volte). Il 14,9% dichiara di non avere mai partecipato a corsi online ma di essere disposto e interessato a sperimentare questa modalità, mentre l’8,1% non ha mai partecipato a corsi online e preferisce decisamente la formazione in presenza (Tab. 9) Una sezione importante dell’indagine ha riguardato i fabbisogni formativi, rilevati attraverso una scala di valutazione da 1 a 10.
Oltre la metà dei rispondenti (50,6%) dichiara di avvertire un bisogno alto di formazione per svolgere il proprio lavoro, il 21,2% presenta un livello di urgenza medio, mentre il 28,4% basso. Il valore medio, sul totale del cluster, riferito a questo indicatore è positivo e pari a 6,5 (su una scala da 1 a 10), leggermente inferiore a quello rilevato tra coloro che appartengono al ruolo operativo. L’80,6% del personale del ruolo amministrativo dichiara di sapere gestire fogli elerottnici, tra questi il 56,7% come utente autonomo e il 23,9% avanzato. È presente comunque una quota non trascurabile, pari al 19,4% che dichiara qualche difficoltà. Per quanto riguarda l’utilizzo di sistemi di videoscrittura, l’analisi dei dati mostra un andamento simile a quello precedente: il 79,1% dei rispondenti riferisce di essere o un utente autonomo (58,2%) o avanzato (20,9%). Anche in questo caso due rispondenti su dieci dichiarano di non essere in grado di utilizzare software come Word in modo autosufficiente.
In relazione al rapporto con la tecnologia i rispondenti appartenenti al ruolo
amministrativo appaiono meno “analogici” dei colleghi del ruolo operativo. Oltre la metà
si posiziona in una zona intermedia, ritenuta adeguata a muoversi nel mondo digitale, il
25,4% si considera un utente autonomo e il 16,4% esperto.