«Il problema della Gronda è il come finanziarla». Nulla di nuovo sotto il sole (se ne parlava già nel 2022), ma Edoardo Rixi, viceministro alle Infrastrutture, lo ha ribadito al convegno di Confindustria “Nuove infrastrutture per nuovi servizi di mobilità. Riflessioni a valle del Rapporto Oti Nord 2023” tornando sulla principale opera infrastrutturale stradale attesa non solo in Liguria, aggiornando sulla questione dei costi: «I progetti si stanno approvando tutti, Aspi aveva un piano economico finanziario di 14,7 miliardi di euro, che secondo i fondi oggi sono 30 miliardi per le stesse opere, secondo Cdp e gli amministratori saremo intorno ai 22 miliardi, ma l’aumento dei pedaggi avviene con l’approvazione del Pef e la valutazione del Pef».
La questione, non da poco, è che occorre un accordo complessivo sulla gestione di quelli che sono i ritorni economici, ribadisce Rixi: «Perché qualcuno ipotizzava in passato un aumento esponenziale dei pedaggi autostradali, cosa che non è possibile fare per due ordini di motivi. Primo: perché dal mio punto di vista è illogico che un utente paghi in coda per un’opera che non vedrà, perché comunque stiamo parlando di lavori che dureranno almeno una decina d’anni e quindi non sono immediatamente in rete. Secondo: perché il sistema del trasporto pesante, soprattutto nella realtà come quella portuale e genovese, butterebbe fuori mercato di fatto l’intera rete autostradale, salvo che il governo non vada a calmierare il tema dei pedaggi, però dovrebbe trovare qualche centinaio di milioni di euro l’anno per fare questo tipo di operazione».
53 chilometri di gallerie, il resto in viadotto. Un costo iniziale di oltre 4 miliardi, quasi 5. «Ora bisogna vedere a quanto si chiude, ma il tema è che vorremmo che quest’opera venisse ripagata nella sua vita utile e non sul periodo concessorio. Ci stiamo discutendo a livello nazionale sulla Gronda in particolare, ma anche su altri tratti come l’Altare-Savona: oltre ai lavori che stiamo facendo c’è una progettazione di una nuova linea di penetrazione che prevederebbe un tracciato molto più gestibile e che avrebbe una vita molto più lunga, però al costo di 700 milioni, che avrebbe un impatto incredibile sulla Torino-Savona e sull’aumento delle tariffe autostadali. Quindi stiamo discutendo la parte finanziaria, dal punto di vista invece progettuale e tecnico anche qua siamo sostanzialmente alle battute finali, avendo rifatto rivedere tutte le progettazioni adeguate alle norme».
La Gronda non era stata approvata nel 2018 perché dopo il crollo del Ponte Morandi si sono fatte una serie di modifiche, anche legislative, proprio sull’infrastrutturazione delle autostrade. In particolare, ricorda Rixi, il problema era l’intersezione tra le curvature della vecchia autostrada con quelle della nuova.
«Con l’attuale proprietà − confessa Rixi − oggi abbiamo avuto un po’ di stop per il rinnovo delle nomine di Cdp, il 15 luglio dovrebbe essere rinominato il consiglio e quindi andremo anche a gestire questa partita dal punto di vista finanziario. Il problema che abbiamo è che abbiamo bisogno di fare le opere, ma anche di garantire alle nostre aziende di poter sopravvivere alle opere che facciamo. Io poi spero anche entro la fine dell’anno di riuscire a fare in modo di togliere alcuni vincoli che abbiamo in questo Paese dove ad esempio i fondi previdenziali italiani non possono investire sulle infrastrutture italiane, perché questa è un’altra fonte di finanziamento per noi importante che ci avrebbe consentito probabilmente di garantire anche sul settore autostradale delle fonti di finanziamento importanti con tutto sommato un ritorno economico inferiore rispetto a quello che garantiamo oggi».