Il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, durante un’interrogazione alla Camera che si è svolta ieri, ha confermato l’interesse all’acquisto degli impianti dell’Ex Ilva da parte di player internazionali.
«Confermo che gli stabilimenti ex-Ilva sono stati visitati negli scorsi giorni da player internazionali particolarmente importanti sul piano industriale e che si sono mostrati interessati al futuro acquisto secondo le procedure pubbliche − scrive Teleborsa riportando le parole del ministro Urso –. Siamo consapevoli del valore e proprio per questo li abbiamo salvati da una governance che li stava portando alla definitiva chiusura».
«Questo – ha aggiunto il ministro – è stato possibile anche grazie al fatto che l’avvio della gestione commissariale ha garantito il rilancio della macchina produttiva con piani significativi di manutenzione degli stabilimenti e di salvaguardia dei lavoratori».
«I commissari – ha spiegato – stanno completando i residui interventi e hanno nei giorni scorsi provveduto a tutto ciò che necessita per il riesame dell’Aia, ivi compresa la valutazione del rischio sanitario, e hanno elaborato anche si fini del prestito ponte un piano industriale per creare le condizioni migliori per creare valore all’impianto, sino a giungere a produrre alla fine del prossimo anno 6 milioni di tonnellate». Inoltre hanno “avviato la prassi di pagamento dei crediti alle aziende dell’indotto a 60 giorni. Nella precedente gestione i pagamenti avvenivano a un anno”.
Il ministro ha fatto anche sapere che “a breve” Sace interverrà nell’operazione di cessione dei crediti pregressi.
Per quanto riguarda il prestito ponte da 320 milioni di euro da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze, Urso ha assicurato che “sono in corso le procedure di erogazione. Le interlocuzioni con la Commissione europea vanno avanti senza intoppi. Sono sicuro che le risorse arriveranno in tempo utile per garantire il programma di rilancio produttivo con le manutenzioni e gli approvvigionamenti necessari. Nel frattempo i commissari possono contare sui 300 milioni di patrimonio destinato il cui utilizzo è stato autorizzato dal Parlamento”.