In Liguria si spiaggiano circa 10-15 cetacei l’anno, da animali di medie dimensioni sino a grosse balene. Sono fenomeni di notevole rilevanza sanitaria e conservazionistica, la cui gestione, in base al tipo di spiaggiamento – grossi o piccoli cetacei – richiede il coinvolgimento e coordinamento di una serie di professionalità.
Il 17 aprile si terrà l’incontro annuale della “Rete Spiaggiamenti Liguria”, organizzato dal CReDiMa – Centro di Referenza Nazionale per le Indagini Diagnostiche sui Mammiferi Marini Spiaggiati dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.
La Rete Spiaggiamenti Liguria, attiva ormai da anni, è costituita da un gruppo eterogeneo di Enti, Forze dell’ordine e Associazioni, che operano in sinergia nella gestione degli spiaggiamenti di cetacei sulle coste liguri.
L’incontro, dedicato all’aggiornamento degli attori della rete e al rafforzamento dei legami di collaborazione, sarà ospitato presso la sala Nautilus dell’Acquario di Genova – Costa Edutainment, patrocinatore dell’evento.
«La complessità e multidisciplinarietà degli interventi rendono fondamentali momenti di confronto e aggiornamento – afferma il responsabile del CReDiMa, Nicola Pussini -, utili a condividere esperienze e opinioni, armonizzare protocolli operativi e rafforzare l’efficacia della rete tutta. Ciò è particolarmente rilevante nel contesto ligure, le cui acque fanno parte interamente del Santuario Pelagos, area di grande valore naturalistico, dove si possono avvistare tutte le 8 specie di cetacei che popolano il mediterraneo».
Il meeting prevede aggiornamenti ai protocolli di intervento, sulle ricerche in corso e sulle attività delle associazioni di categoria attive sul territorio. In conclusione, i partecipanti assisteranno a una sessione veterinaria con i delfini ospiti del Padiglione Cetacei a cura dei medici veterinari dell’Acquario di Genova.
«La nostra partecipazione e il patrocinio all’evento – afferma Silvia Lavorano, curatrice generale di Costa Edutainment – risponde alla nostra volontà di mettere a fattor comune il know-how acquisito in oltre 30 anni di attività di ricerca in mare aperto per lo studio della presenza di queste specie e di gestione di queste specie in ambiente controllato».
