Riparazioni navali, dopo 10 anni di attesa capannoni di Levante operativi con 5 aziende

Circa 8 mila mq per le attività industriali di Amico & CO, Ferfrigor Porto, Gennaro, Lagomarsino Anielli, Naval Diesel. Oltre 200 i lavoratori impiegati. I capannoni erano "fermi" dal 2011

Entrano in piena operatività i capannoni di Levante del distretto industriale delle riparazioni navali, nel porto di Genova. Amico & Co, Ferfrigor Porto, Gennaro, Lagomarsino Anielli e Naval Diesel sono le cinque aziende che hanno ottenuto la concessione di 4 anni dall’Autorità di sistema portuale del mar Ligure Occidentale e che ora possono avviare le loro attività. Oltre 200 gli addetti che vi lavoreranno.

L’atto ufficiale di consegna si è svolto questa mattina: presenti per l’Adsp mar Ligure Occidentale il presidente Paolo Emilio Signorini e il segretario generale Paolo Piacenza e, per la Sezione Industria Navale di Confindustria, il presidente Paolo Capobianco oltre a tutti i titolari delle aziende concessionarie.

Paolo Piacenza

I capannoni sono stati realizzati, per una parte, agli inizi degli anni Duemila, successivamente ampliati con la realizzazione di ulteriori nove moduli.

Nel complesso, circa 8 mila metri quadrati di spazi, rimasti poi “congelati” dal 2011 a causa di una complessa questione giuridica che ne aveva impedito l’entrata in funzione: «Un problema fallimentare con l’impresa», precisa Piacenza. “Sbloccati” nel 2019, ma solo come attività di mero deposito, dopo l’assenso della Commissione Collaudo possono ora essere utilizzati per lo svolgimento dell’attività di impresa dei concessionari del settore riparazioni navali.

A breve, presumibilmente entro l’estate, si concluderà anche il procedimento comparativo in corso relativo ai rimanenti ulteriori due moduli e mezzo (anche in questo caso verranno prima consegnati per mero deposito e, una volta eseguiti i lavori di impiantistica e ottenuta l’anticipata consegna, per svolgimento attività di impresa).

«La prossima sfida − spiega Piacenza − sarà quella di assentire anche l’ultimo piano adibito a parcheggi: circa 300 stalli fondamentali per queste attività e, perché no, anche per il prossimo Salone Nautico. Al momento stiamo lavorando per individuare il concessionario».

L’organizzazione degli spazi prevede una zona operativa a piano terra e, nei livelli superiori, locali di servizio e accessori per le altre attività, quali spogliatoi, locali direzionali con uffici singoli e open space.

Dal 2018 a oggi l’Autorità di sistema portuale ha rilasciato 21 atti pluriennali di concessioni nei confronti dei riparatori navali. «Sulla base dei piani istruiti a valle di questi atti si stima l’attivazione di oltre 50 milioni di euro di investimenti in vent’anni, con la stabilizzazione occupazionale di oltre 700 persone», ha spiegato Paolo Piacenza.

Il riassetto dell’area delle riparazioni navali nel porto di Genova, attesa da anni, permette di rafforzare un settore estremante importante come quello della cantieristica navale, che ha continuamente fame di spazi: «Intorno alla nostra attività ruota una filiera intera, quindi avremo bisogno di questo e di ben altro, e così anche le aziende che lavorano insieme noi. C’è sempre bisogno di spazi e logistica nel nostro comparto. Oggi finalmente anche questo tassello va al suo posto», commenta Alberto Amico, presidente di Amico & Co.

Paolo Capobianco e Paolo Emilio Signorini

222, in totale, gli addetti delle cinque aziende concessionarie: 70 per Amico & Co, 15 di Ferfrigor Porto, 50 Gennaro, 75 di Lagomarsino Anielli, 12 di Naval Diesel. «Si tratta di aziende che lavorano nel comparto industriale della navalmeccanica − afferma Capobianco − chi nella lavorazione meccanica, chi nella parte del condizionamento, chi nel refitting, chi nelle pitturazioni. Copriamo tutti i comparti della cantieristica navale. Ci sono grosse possibilità di sviluppo in queste aree, anche dal punto di vista occupazionale: qui altre 200 persone rappresentano i lavoratori dell’indotto».

Il totale di addetti specializzati che operano nelle oltre 80 aziende comprese nell’area demaniale tra calata Gadda e la zona adiacente alla Fiera del Mare che svolgono attività di costruzione, riparazione, allestimento e demolizione di navi nonché refitting di mega yacht sono attualmente 1.700 diretti a cui si sommano i mille indiretti. «Nell’area di Sestri Ponente invece sono circa un migliaio i lavoratori diretti, più altri 4 mila di indotto», ricorda Capobianco.

Copertura dei bacini: un piano da 350 milioni

L’Italia, secondo esportatore al mondo dopo gli Usa, è leader nel segmento del lusso e la Liguria, in particolare la città di Genova, rappresentano un’eccellenza nel panorama internazionale. L’industria della nautica si pone come il settore con maggiori prospettive di crescita, sia sotto il profilo economico che occupazionale: nel 2018 il comparto della nautica da diporto ha segnato un +14,2% rispetto al 2017, a fronte di una crescita del 3,2% nel comparto manifatturiero. Il tessuto del distretto industriale del porto di Genova si caratterizza inoltre per l’ampia gamma di specializzazioni che consentono alle navi e ai mega yacht di usufruire, con carattere di immediatezza, di tutti gli interventi che le stesse necessitano.

Proseguono intanto le attività dell’Autorità di sistema, insieme alla Capitaneria portuale, per rendere il Porto di Genova più competitivo e sostenibile. «Abbiamo una grande occasione, quella del Pnrr − sostiene Signorini − Dobbiamo declinare il termine sostenibilità in questo comparto. Un esempio è stato già fatto con l’elettrificazione dei bacini. Stiamo inoltre procedendo con la demolizione di tre relitti – Sentiment, Theodoros, Mar Grande – ormeggiati in aree che ora possiamo usare come accosti per le riparazioni navali. Anche questo è un intervento di sostenibilità ambientale. Ora la sfida più grande è la copertura dei bacini, laddove possibile, e l’elettrificazione di tutte le attività industriali alimentate da fotovoltaico. Obiettivo ambizioso, per cui stiamo premendo per ottenere i finanziamenti. Se così fosse sarebbe la definitiva certificazione della grande competitività genovese del comparto».

Al momento l’attenzione dell’Adsp è sui bacini 4 e 5 a Levante, oltre a quello di Sestri Ponente. «Abbiamo anche ipotizzato la copertura di alcune aree a terra a Sestri Ponente − spiega Signorini − e nel progetto di massima che abbiamo inviato al ministro Cingolani abbiamo previsto anche la copertura dei bacini 1, 2 e 3 a Levante. Il progetto è complesso, occorre tener conto dei costi, delle complessità tecnico-funzionali (coprire il bacino impone anche avere aree a terra più robuste dal punto di vista della portata e più ampie) e dell’impatto paesaggistico. Per esempio, per coprire i bacini 4 e 5, molto vicini alla città, c’è bisogno di svolgere alcune verifiche paesaggistiche, per cui abbiamo coinvolto anche lo studio Piano e altri studi di architettura genovesi per una valutazione di massima. Dal mio punto di vista trovo che coniugare attività produttive con la città, guardando al futuro, sia sempre una sfida su cui scommettere. Con le nuove tecnologie c’è la possibilità di rendere le attività produttive compatibili anche con il paesaggio».

I tempi sono quelli dettati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza: «Dobbiamo essere capaci di aggiudicare i progetti entro il 2023, con completamento dei lavori nel 2026. Dipende dall’ampiezza degli interventi che riusciremo a finanziare», sostiene Signorini. La stima economica è di 350 milioni di euro: «Comprende tutto, copertura dei bacini a Ponente e a Levante, elettrificazione, impianto fotovoltaico».

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