Metta (Iit): «Il futuro della val Polcevera sarà l’innovazione»

Bj Liguria ha intervistato il nuovo direttore scientifico dell'Istituto italiano di tecnologia, secondo cui la sfida dei prossimi anni sarà il trasferimento tecnologico

Robot Valley, valle dei robot e dell’innovazione tecnologica: questo sarà a breve la val Polcevera nella visione di Giorgio Metta, il nuovo direttore scientifico dell’Iit, intervistato da Liguria Business Journal.

La val Polcevera, secondo Metta, accoglierà i laboratori dell’Iit che lavoreranno per i centri di competenza di Genova e di Pisa, aziende che collaborano già con l’istituto di Morego, startup e gruppi di lavoro di società di consulenza strategica per l’analisi dei mercati, e il Digital Innovation Hub di Confindustria. Intanto, nella vallata, già operano e crescono società piccole e medie all’avanguardia nella digitalizzazione e nell’innovazione tecnologica, attività che potranno utilizzare il volano della Zes, la Zona economica speciale che dovrebbe avviarsi nei prossimi mesi. «Basterebbe che venisse realizzata anche solo sull’innovazione», auspica.

Il progetto di Metta nasce dal Piano strategico dell’istituto al 2023 che prevede, tra l’altro una prosecuzione della robotica in linea con gli anni precedenti e una svolta nell’attività di trasferimento tecnologico.

A novembre C1a0

L’Iit sta anche lavorando a un’edizione zero di un evento che poi spera di poter allargare, una sorta di esposizione e momento di confronto tra chi si occupa di intelligenza artificiale a Genova e fuori Genova: «Un progetto seguito da Digital Tree, che si chiamerà C1a0 ed è in programma a novembre a Palazzo san Giorgio. Ci saranno nomi locali e non».

Il piano strategico al 2023

«Abbiamo un Piano strategico già disegnato che finisce nel 2023, al quale ho collaborato anche io per diverse parti − spiega − a livello strategico, quindi, le linee da seguire sono quelle, ma l’anno prossimo apporteremo alcune piccole modifiche per rendere più evidenti alcuni settori che stanno emergendo. Penso a una sistematizzazione di alcuni aspetti della neuroscienza, perché stanno venendo sempre più fuori le potenziali connessioni tra chi studia le reti neuronali del cervello e chi le modella con metodi computazionali che poi diventano oggetti che controllano i movimenti dei nostri robot». Questa attività, sostiene Metta, sta diventando importante e va resa più “visibile”.

Sempre legato alla connessione tra biologia e digitale, l’Iit sta lavorando parecchio sull’analisi dei dati genetici, lo studio delle mutazioni e la connessione delle mutazioni con le patologie. «Agli Erzelli − svela Metta − abbiamo messo in piedi un’attività completa che va dal sequenziamento del genoma alla scoperta, più o meno automatizzata, con tecniche dell’intelligenza artificiale delle potenziali mutazioni».

Nel futuro dell’Iit non può mancare la robotica: non solo Icub, ma anche Centauro, che sarà utilizzato per dare supporto agli operatori delle squadre di soccorso in caso di situazioni di pericolo per l’uomo o in ambienti ostili, oltre ad altri robot sviluppati da diversi gruppi di ricercatori.

Altro filone che secondo Metta avrà una maggiore visibilità sarà la nanomedicina: «Qualche anno fa è arrivato un ricercatore nuovo che sta seguendo questo filone, sta andando molto bene».

Trasferimento tecnologico

Il trasferimento tecnologico sarà comunque la vera sfida: «Data la dimensione dell’Iit, c’è una produttività naturale di startup, di licenze, di contratti commerciali, di connessioni con le aziende. Dobbiamo diventare veramente i mediatori tecnologici tra le aziende e il mondo della ricerca proprio attraverso il Digital Innovation Hub, un’idea promossa dalla Commissione europea su cui vengono convogliati fondi importanti. Questi hub sono luoghi in cui si conta di mettere insieme aziende, mondo della ricerca, fondi di investimento».

Per ora, spiega Metta, in Italia questi Hub sono stati declinati come associazioni di Confindustria e hanno più che altro coperto compiti di formazione verso le aziende, a livello europeo si tratta invece di strutture molto più articolate, con un luogo fisico, spazi e laboratori. È in questa direzione che vorrebbe andare l’Iit: «Abbiamo ricevuto un finanziamento europeo, sufficiente per partire, e ci sono già attività in corso, partecipiamo a due dei centri di competenza del Mise: Start 4.0 a Genova e quello sulla robotica a Pisa di cui è responsabile la Scuola Superiore Sant’Anna. Metteremo queste attività in sinergia con il Digital Innovation Hub. E poi abbiamo un laboratorio di robotica industriale abbastanza importante, che ha già collaborazioni con Danieli Automation, Camozzi group, Ansaldo Energia, con tante piccole e medie imprese che vorremmo portare nello stesso luogo».

In sostanza l’Iit si declinerà in un laboratorio, più orientato verso l’industria, nel lavoro da svolgere per i centri di competenza, nei laboratori congiunti con le aziende, «in più − aggiunge Metta − nello stesso luogo, abbiamo iniziato a parlare con le società di consulenza strategica, inizialmente con Deloitte e Pwc, per avere la conoscenza del mercato. Saremo in grado di dare una serie di servizi attrattivi non solo per le soluzioni di Iit, ma anche per aziende e idee che arrivano da fuori per diventare startup e potenziali prodotti».

L’idea è di trovare un luogo nuovo, possibilmente in val Polcevera: «Serve dello spazio − dice Metta − a Morego si continuerà a fare chimica, fisica e scienza dei materiali, la robotica sarà a San Quirico, le scienze umane agli Erzelli e poi ci sarà l’Hub».

Le startup già avviate

Per quanto riguarda le startup già avviate, Movendo technology, che si occupa di robotica riabilitativa, è stata finanziata dall’industria farmaceutica con 10 milioni di euro. L’azienda è già avviata da circa due anni e mezzo. Fa macchine per la riabilitazione e ha già aperto un ufficio negli Usa e uno a Monaco di Baviera.

Bedimensional, specializzata sulla produzione di materiali in grafene, ha comprato un edificio nei pressi di Morego: «Metterà in piedi una produzione di materiali bidimensionali, è stata finanziata da Camponovo per 20 milioni complessivi», rivela Metta. Sono una ventina le altre startup, che hanno già creato un centinaio di posti di lavoro. «Stiamo occupando la valle, che sta diventando la robot valley ormai, l’idea è che un po’ con le aziende che già ci sono, un po’ con noi, diventi un luogo di alta tecnologia, dove il robot può essere considerato una metafora: il robot ha il movimento, il digitale, l’intelligenza. Le conoscenze collegate a queste tecnologie, possono essere poi tradotte in applicazioni digitali, intelligenza artificiale, applicazioni per la sanità, robotica ma anche automazione industriale più tradizionale». I brevetti sono parecchi, secondo Metta c’è l’opportunità, trovando investitori, di fare cose nuove.

Gli investitori

Trovare finanziamenti tipicamente è difficile dove c’è tanto hardware, perché si richiede un investimento di ingegneria importante. Movendo per esempio ha avuto bisogno di 10 milioni, in questo caso è andata bene anche perché c’è stata una prima fase di sviluppo con Inail e questo ha dato il via per arrivare al prodotto. «Finché non si trova l’investitore lungimirante, che copre la fase che dal prototipo porta al prodotto finale, l’idea non può decollare. Ci vuole un’azienda, oppure un investimento importante».

Sul software digital e per i materiali è un po’ più semplice: «L’azienda viene, vede il brevetto, la procedura, la capacità di fare quel materiale, anche se poi bisogna pur sempre fare l’impianto di produzione, è più semplice attirare l’investitore, che vede subito qualcosa di tangibile».

L’Iit in sostanza parte dalla ricerca di base e arriva quasi a un passo dal risultato. Il problema è che in Italia, constata il direttore scientifico dell’Istituto, ci sono le risorse per gli investimenti, ma non c’è la propensione al rischio.

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