Almo Nature, la “multinazionale tascabile”, con sede centrale a Genova in piazza dei Giustiniani e filiali in Germania, Svizzera, Regno Unito, Francia, Olanda, Canada, Stati Uniti e Cina, fondata 17 anni fa da Pier Giovanni Capellino, diventa proprietà di cani e gatti e degli animali in genere. Il 23 aprile, nello studio di un notaio genovese, verrà costituita la Fondazione Capellino, che ha come missione la protezione dei cani e dei gatti, degli animali in genere e della biodiversità, e che diventerà proprietaria di Almo Nature e di tutti i suoi asset.

Almo Nature produce cibo per cani e gatti di alta qualità, con il 100% di ingredienti HFC (Human Food Chain) cioè destinati al consumo umano secondo il Regolamento dell’Unione Europea.
Bisognerà poi che lo statuto della Fondazione, messo a punto dallo Studio Bonelli Erede, sia approvato dal prefetto, completi il suo iter burocratico. Ma la Fondazione riceverà tutti i proventi che l’azienda di piazza Giustiniani sta generando già a partire dall’1 gennaio 2018. Risorse non da poco, visto che Almo Nature nel 2017 ha registrato un fatturato di 75 milioni di euro e un utile netto di 10 milioni e per il 2018 prevede un fatturato di 81 milioni.
Capellino sarà presidente a vita della Fondazione per garantirle un indirizzo che duri nel tempo e continuerà a lavorare come presidente di Almo Nature. Ma né lui né il fratello Lorenzo, coproprietario della società, incasserà più i dividendi. «Continuerò – spiega a Liguria Business Journal – a essere retribuito per il mio lavoro come presidente di Almo Nature, poco più di 5 mila euro netti al mese, 170 mila euro all’anno di costo per la società. Mi bastano. Non ho mai lavorato per accumulare ricchezze o vivere nel lusso, quello che mi interessa è ideare dei bei progetti e realizzarli». Figli e nipoti di Capellino, di conseguenza, non erediteranno l’azienda. «Sono contrario – spiega il presidente – alla trasmissione di una ricchezza eccessiva. Altra cosa è trasmettere il benessere. Siamo tutti d’accordo. E i dipendenti sono ancora più motivati, per la verità lo erano anche prima perché la nostra azienda non ha mai speculato sugli animali ma ha sempre lavorato per il loro benessere. Ora però sanno che tutte le risorse prodotte dall’azienda vanno alla Fondazione, che le impegna per promuovere, ovunque nel mondo, progetti in difesa degli animali. E chi acquisterà i nostri alimenti parteciperà a un valore, azionerà uno strumento».
Il meccanismo messo a punto da Capellino realizza una specie di ciclo virtuoso tra azienda e Fondazione, perché se gli utili generati da Almo permetteranno alla Fondazione di realizzare i propri progetti, questi progetti potenzieranno l’immagine di Almo, che quindi venderà di più e devolverà maggiori risorse alla Fondazione, e così via.
«In effetti – spiega Capellino – avrei potuto semplicemente vendere Almo Nature e devolvere il ricavato alla Fondazione ma si sarebbe trattato di una risorsa una tantum».
Superata la fase di avviamento il cda della Fondazione sarà tutto professionale, comprenderà anche docenti di etica dell’ambiente, di filosofia. Le nomine saranno a termine, della durata di tre anni, rinnovabili una volta. Il board verrà controllato da un’assemblea e da un comitato di sorveglianza. La Fondazione rispondera all’autorità pubblica attraverso la sua governance. Non distribuirà benefici a nessun individuo privato. In caso di scioglimento della Fondazione, i suoi beni diventeranno proprietà dello Stato.
Un passaggio dal capitalismo speculativo a quello solidale, protagonista un’azienda modello anche secondo gli standard usuali, si veda la proporzione tra utile e fatturato. Il suo fondatore ha voluto privarsene.
«Per me – precisa – è importante sottolineare che ci possono essere comportamenti in difesa della biodiversità. Non ha senso accumulare oltre un certo livello, non dobbiamo cercare l’eccesso di potenza se non vogliamo fare la fine dei dinosauri. E poi dopo avere ricevuto molto dal lavoro ho pensato che fosse venuto il momento di dare».
La Fondazione Capellino verrà trasferita dalla sede provvisoria di Genova a quella definitiva di San Salvatore Monferrato (conclusi i lavori di recupero), in provincia di Alessandria, in un’area riconosciuta patrimonio mondiale Unesco. Qui ospiterà un’oasi della biodiversità con numerose varietà di piante, erbe, frutti e ortaggi.
Sono già stati messi a punto due progetti: A Pet Is For Life ha come obiettivo di ridurre il numero di cani e gatti abbandonati e fissare delle regole per la gestione responsabile degli animali a livello europeo; Farmers&Preditors punta ad armonizzare la coesistenza tra allevatori e animali predatori selvatici, così che la biodiversità diventi un’opportunità per migliorare la qualità della vita.
Inoltre, annuncia l’imprenditore, «sul terreno della Fondazione faremo un’azienda agricola che sperimenterà la permacoltura». Si tratta di una pratica interdisciplinare di progettazione, conservazione consapevole ed etica di ecosistemi produttivi dotati della diversità, della stabilità e della flessibilità degli ecosistemi naturali. «Mi interessa la permacultura ma voglio verificare se è ideologia, io sono laico, penso sempre che potrei anche sbagliarmi».