In Liguria il no al referendum confermativo sulla giustizia ha stravinto.
Con due sezioni ancora da scrutinare la percentuale del no è al 57,05%, per il sì il 42,96%.
In provincia di Genova il no è addirittura al 61,16% (963 sezioni su 964).
Più equilibrato il confronto nel savonese: no a 52,5%.
Nello spezzino il no vince con il 55,04%.
In provincia di Imperia ha vinto il sì con 52,76%.
Le reazioni politiche
La sindaca di Genova Silvia Salis commenta: «Ha vinto il “no” e lo ha fatto con un risultato netto, inequivocabile, con una grande partecipazione degli italiani. Ha vinto chi ha voluto difendere la Costituzione. Ha perso la strategia aggressiva e populista delle destre. Ha perso chi voleva trasformare tutto questo in un voto esclusivamente politico ma che ora politicamente dovrebbe trarre qualche conclusione. Gli italiani non si sono fatti prendere in giro e non hanno abboccato alla strategia del pensiero semplice a tutti i costi. Gli italiani non si sono fatti ingannare da chi ha provato a creare confusione, a strumentalizzare il voto arrivando addirittura a insinuare che con il “no” sarebbero tornati in libertà stupratori, spacciatori e immigrati irregolari».
E poi aggiunge: «Gli italiani hanno capito che la riforma non aveva attinenza con i reali problemi della giustizia italiana, dai tempi dei processi alla carenza di organico, ma mirava solamente a indebolire la magistratura sottoponendola al controllo della politica ridefinendo i rapporti di forza tra chi governa e chi controlla la legalità riducendo le garanzie per i cittadini. Auspico che questo risultato sia uno sprone per il centrosinistra e per le forze progressiste. È il momento di superare le frammentazioni e rispondere con una voce sola, compatta e unitaria, alla domanda di pragmatismo che arriva dai territori. I cittadini non chiedono solo di difendere i principi, ma di tradurli in soluzioni concrete per i tanti problemi che devono affrontare ogni giorno, a partire dalla sicurezza, dalla sanità, dalla pressione fiscale e dal lavoro. Solo così si può battere la destra».
Il segretario del Pd Liguria Davide Natale e il capogruppo del Pd in Regione Armando Sanna, dichiarano in una nota congiunta: “La maggioranza dei cittadini non condivide l’impostazione della destra su giustizia e istituzioni e chiede invece riforme serie, condivise e rispettose dei principi costituzionali. Lo conferma l’affluenza, che in Liguria si attesta al 62,23 per cento, superando la media nazionale, frutto di un lavoro condiviso con associazioni, comitati, sindacati, partiti e cittadini che si sono attivati per difendere la Costituzione e la Democrazia, a cui va il nostro grazie. Questa è stata la più grande risposta per difendere la nostra Costituzione. Il governo ha caricato tutto su questa sfida cercando di portare avanti una narrazione che nulla aveva a che fare con il quesito referendario. Una risposta netta che non lascia spazio a fraintendimenti che fa capire quanto i valori della nostra Costituzione siano parte integrante della nostra comunità. Ora si apre una fase nuova. Come Partito Democratico chiediamo al governo di abbandonare gli slogan e mettere in campo investimenti per il reale funzionamento della giustizia: si facciano assunzioni, si rafforzino i sistemi telematici e si renda il sistema veramente più vicino a cittadini e imprese. Quando si tratta di difendere la Costituzione, i cittadini sanno scegliere da che parte stare: il voto di oggi lo ha dimostrato”.
Il consigliere regionale Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Andrea Orlando presidente e rappresentante di Linea Condivisa commenta: «Il No ha vinto, e ha vinto in modo significativo. Oggi il messaggio che arriva dalle urne è chiaro: la presidente Meloni si occupi finalmente della crisi economica e sociale del Paese, oppure ne tragga le conseguenze. A questo si è aggiunta una campagna elettorale condotta con toni inaccettabili, fatta di attacchi continui alla magistratura e di un linguaggio divisivo che poco ha a che vedere con il rispetto delle istituzioni. Oggi, però, le cittadine e i cittadini hanno risposto. E ha dato una risposta politica, non tecnica».
