Lomonaco (Unige): «Alla domanda futura di energia non esiste soluzione senza il nucleare»

Bucci: «La città vuole giocarsi questa carta»

Riprende, per ora su basi più razionali rispetto al passato, il dibattito sull’impiego dell’energia nucleare, che riporterebbe Genova al centro della politica industriale del Paese. Secondo i dati dell’indagine “Nucleare italiano per i cittadini, le imprese e il territorio” condotta da Swg per iWeek, resi noti nell’aprile scorso nel corso di un convegno, il 51% degli italiani voterebbe a favore della costruzione di centrali nucleari di nuova generazione nell’eventualità di un nuovo referendum consultivo, con più favorevoli tra i maschi (62%), gli under 34 (58%) e gli abitanti del Nord Ovest. Il 65% rimpiange l’aver rinunciato negli anni scorsi allo sviluppo delle tecnologie per l’energia nucleare. E sei cittadini su dieci, inoltre, vedono con favore l’implementazione delle nuove tecnologie nucleari in Italia. Al convegno di iWeek il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha sottolineato quanto «il nuovo nucleare rappresenti una risorsa per il contrasto ai cambiamenti climatici» e come per l’Italia «vada definito come un ritorno al futuro, una scelta ecologica e una strategia efficace per supportare l’impegno italiano contro il riscaldamento globale. Il governo lo sta studiando e valutando per quelli che sono gli usi futuri. Intendiamo il nucleare come una energia di sostegno alle rinnovabili per dare continuità energetica».

L’Italia ha rinunciato all’impiego dell’atomo ma oggi il ricorso all’energia nucleare risulta indispensabile per assicurare il conseguimento degli obiettivi della decarbonizzazione totale previsti dal Green Deal europeo entro il 2050 e per garantire la sicurezza energetica nazionale in un contesto geopolitico in cui l’approvvigionamento di petrolio e gas è sempre più precario. E Genova è stata capitale del nucleare italiano, tra i più avanzati nel mondo fino al referendum del 1987 che ci ha privato di questa fonte di energia sull’onda dell’emozione scatenata dall’incidente avvenuto nella centrale nucleare di Černobyl il 26 aprile 1986. Nel giugno del 2011 un altro referendum, seguito all’incidente di Fukushima causato dal terremoto e maremoto nel marzo 2011 ha imposto un nuovo stop all’impiego dell’atomo. Ma a Genova Ansaldo Energia e Ansaldo Nucleare, anche grazie ai lavori all’estero, hanno mantenuto le competenze necessarie per non precludere al paese un eventuale ritorno al nucleare e alla città di riprendere la sua leadership nel settore. (Ansaldo Nucleare è stata costituita a Genova nel 1966 come Ansaldo Meccanico Nucleare spa, nel 1999 è diventata una divisione di Ansaldo Energia e il 1° novembre 2005 si è trasformata in una società indipendente partecipata al 100% da Ansaldo Energia). Il lavoro non manca, grazie alle commesse estere.

Vince Genova, una delle liste che sostengono la giunta Bucci, ha colto il momento per organizzare a Palazzo Tursi un dibattito sul tema di un possibile ritorno al nucleare. «Genova – ha spiegato il capogruppo consiliare di Vince Genova Paolo  Gozzi riferendosi ad Ansaldo – è stata la capitale del nucleare italiano e può tornare a esserlo anche grazie a quella fiammella che è stata mantenuta accesa. Il sindaco Marco Bucci e l’assessore regionale allo Sviluppo economico Alessio Piana hanno dichiarato la disponibilità delle istituzioni a sostenete questa ripresa. «La città – ha detto Bucci – vuole giocarsi questa carta». Paola Girdinio, docente all’Università di Genova e presidente di Start 4.0, ha ribadito che «Non si può realizzare la transizione energetica senza il nucleare», anche perché le fonti rinnovabili non assicurano un’erogazione continua di energia, e ha ricordato che del resto «il nucleare viene già impiegato largamente nella medicina, per le attività di diagnostica e di cura». Maurizio Caviglia, segretario della Camera di commercio di Genova, ha precisato che, a proposito di fonti alternative «abbiamo bisogno del nucleare anche per produrre l’idrogeno come combustibile», e che «alla transizione energetica bisogna arrivare vivi». A consumare energia, ha ricordato Caviglia, non sono soltanto le imprese manufatturiere: «Si tende a dimenticare quanto sia energivoro il digitale».

Focus del convegno è stata la relazione di Guglielmo Lomonaco, docente di “Impianti nucleari”, alla Scuola politecnica dell’Università di Genova, intitolata “Il nucleare di nuova generazione: una necessità per il paese, una opportunità per Genova”.

Lomonaco ha osservato che «Nel secolo scorso, il progresso scientifico e tecnologico ha offerto all’uomo possibilità un tempo impensabili: comunicazioni efficienti e mezzi di trasporto veloci e sicuri; fonti di energia sempre più intense e potenti; migliore qualità della vita. È prevedibile che questo processo di sviluppo sia soggetto a una continua espansione perché: tecnologie sempre più sofisticate trovano applicazioni di vasta diffusione e di uso quotidiano e quella parte della popolazione mondiale che è ancora esclusa dallo sviluppo tecnologico reclama il proprio diritto a partecipare ai benefici da esso prodotti».

Il docente ha puntualizzato che negli ultimi duemila anni il fabbisogno complessivo è aumentato di ben 70 volte, la popolazione è aumentata di 20 volte, il consumo pro capite è passato da 0.11 TEP – unità di misura energetica pari all’energia termica ottenibile dalla combustione di una tonnellata di petrolio, mediamente assunta pari a 41,86∙106 kJ. – (per la sopravvivenza), a 0.45 (età del bronzo), a 0,5 (Italia del 1900), 1 (Italia del 1939), 3.5 (Italia 2000).

A fronte di questa crescente domanda disponiamo di diverse fonti di energia. Quali sono i pro e i contro di ciascuna?

Impegno del suolo

Nel caso la Regione Campania (al 2002, potenza installata 2000 MWe, potenza assorbita 10000 MWe, deficit di potenza 8000 MWe) avesse voluto perseguire il riequilibrio con impianti eolici, sarebbe stato necessario occupare una superficie di 1000 km2 (l’intera provincia di Napoli).

Disponibilità per tipo di impianto

Tipo di impianto Disponibilità %
Nucleare                   90
Carbone                    90
Gas (CC)                    90
Fotovoltaico              15
Eolico                        30

Densità Energetica
Centrale nucleare (fissione): richiederebbe circa 30 ton all’anno di Uranio arricchito all’anno che possono essere, in linea teorica, contenute in un spazio limitato, equivalente a 1 vagone ferroviario.
Centrale termoelettrica a petrolio: richiederebbe circa un milione e mezzo di ton di combustibile all’anno stivabili in circa 28 mila vagoni.
Centrale termoelettrica a carbone: richiederebbe circa 2 milioni di ton di minerale all’anno trasportabili in 48 mila carri ferroviari.

Sicurezza

I vantaggi del nucleare risultano evidenti. Il progresso tecnologico e industriale deve però essere perseguito in modo da minimizzare le possibili ricadute negative dei processi industriali che lo accompagnano: deve essere compatibile con le risorse a disposizione, essere rispettoso dell’ambiente, garantire la sicurezza dei lavoratori e delle popolazioni. In sostanza, ai benefici che il progresso ci offre devono corrispondere rischi accettabili e rispetto dell’ambiente.

L’ingegneria nucleare, sottolinea Lomonaco, è frontiera nella progettazione innovativa integrando armonicamente “performance” e “sicurezza”. La garanzia della qualità è cultura intrinseca dell’ingegneria nucleare e la caratterizza nei contenuti e nelle modalità organizzative. Questo non significa che il nucleare sia intrinsecamente sicuro e a rischio zero. Non lo è (come nessuna attività umana) ma può essere gestito in sicurezza a patto di garantire massima serietà, trasparenza, qualità, rispetto delle norme internazionali, come sono impegnati a fare tutti i Paesi che usano il nucleare.

“Gli obiettivi della sicurezza nucleare – si legge nella relazione – consistono nell’assicurare condizioni di localizzazione e di impianto tali da soddisfare principi di protezione adeguati, quali, ad esempio, i principi radioprotezionistici internazionalmente accettati. In particolare l’impianto nel sito scelto dovrà garantire che la popolazione e i lavoratori non ricevano effetti sanitari da radiazioni superiori nei limiti stabiliti e che tali effetti siano, comunque, i più bassi ragionevolmente ottenibili in tutte le condizioni operative e in caso di incidenti. Il principio di base del design degli impianti nucleari ad acqua leggera (LWR) è quello della difesa in profondità”.

Le barriere che si interpongono fra la popolazione e la fuoriuscita dei prodotti radioattivi sono almeno quattro:

◼ il sistema di contenimento

◼ il circuito refrigerante (di cui fa parte il vessel)

◼ l’incamiciatura

◼ la matrice (attualmente ceramica) del combustibile

A tali barriere ingegneristiche di tipo passivo si aggiungono poi una lunga serie di sistemi di  sicurezza, attivi e passivi, atti a prevenire o gestire le più svariate condizioni incidentali.

Le generazioni dei reattori: gli impianti nucleari per la produzione di elettricità sono stati sviluppati a partire dai primi anni 50

Tale sviluppo è generalmente distinto in fasi o generazioni:
La prima generazione si riferisce a sistemi poco più che prototipici.
La seconda riguarda i reattori attualmente in funzione.
La terza riguarda i reattori avanzati o evolutivi.
La quarta i sistemi futuri.

In conclusione, “Lo sviluppo dell’energia nucleare è stato sicuramente rallentato da quanto accaduto a Fukushima; ciò nonostante in molti paesi europei ed extra-europei si sta continuando a sfruttare tale fonte di energia, anche con nuove realizzazioni.
L‘innovazione giocherà un ruolo essenziale per rispondere ai nuovi obiettivi di sviluppo durevole e di minimizzazione dei rifiuti.
• Sarà essenziale la formazione di una nuova generazione di specialisti nei diversi settori: materiali, chimica degli attinidi, ingegneria del sistema, fisica dei reattori, meccanica, termoidraulica, ecc.
• Le “sfide” scientifiche offrono potenzialmente straordinarie aperture nell‘industria, nei centri di ricerca e nell‘Università.
• L‘energia è un tema centrale nelle nostre società: contribuire allo sviluppo di un nucleare durevole, sicuro e rispettoso dell‘ambiente non è soltanto un “challenge” scientifico, ma un vero e proprio “challenge ” di società.
L’energia nucleare non sarà, da sola, la risposta alle domanda futura di energia ma, realisticamente, non esiste soluzione a tale rebus senza di essa“.

 

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