In arrivo al Gaslini la terza equipe sanitaria con due bambini palestinesi

Proseguono i trasferimenti dalla Striscia di Gaza dei giovani pazienti con gravi lesioni neurochirurgiche causate da arma da fuoco o crolli

In arrivo al Gaslini la terza equipe sanitaria con due bambini palestinesi

Arriveranno nel pomeriggio di oggi, 9 febbraio, all’Istituto Giannina Gaslini di Genova due piccoli pazienti palestinesi bisognosi di cure, accompagnati dal personale dell’ospedale pediatrico ligure. L’equipe sanitaria, composta dal medico Giacomo Tardini e dall’infermiera Ilaria Reale, si era recata ieri in Egitto per accoglierli e accompagnarli nel capoluogo ligure, nell’ambito della missione umanitaria in favore di oltre cento bambini vittime del conflitto israelo-palestinese promossa dal Governo.

«Il nostro ospedale pediatrico – dichiara il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – dal 18 gennaio svolge attività di coordinamento sanitario e triage per tutti i bambini palestinesi soccorsi dalla missione, successivamente ospitati in diverse strutture ospedaliere italiane. Ancora una volta si conferma in prima linea per tutelare la salute di tutti i bambini del mondo».

«Si tratta della terza equipe ad aver raggiunto le zone di confine, a dimostrazione dell’impegno profuso e della continuità nel fornire assistenza dove è più necessario –  aggiunge l’assessore alla Sanità Angelo Gratarola – Ringraziamo tutti gli operatori che si sono resi disponibili a partecipare personalmente alle missioni e quelli rimasti in sede, che stanno lavorando incessantemente per garantire le attività ordinarie dell’Istituto e per gestire l’accoglienza dei pazienti in arrivo dalla guerra».

«Questa missione, che ha coinvolto il nostro Istituto su indicazione del ministero della Salute – commentano il presidente dell’ospedale Gaslini Edoardo Garrone e il direttore generale Renato Botti – conferma ancora una volta lo spirito di servizio e la disponibilità degli operatori del Gaslini, che immediatamente hanno risposto alla richiesta di aiuto, per poter curare i più deboli e portare anche un messaggio di speranza e solidarietà».

Una prima equipe, partita da Roma per l’Egitto il 18 gennaio, aveva predisposto il trasferimento di 11 pazienti pediatrici palestinesi in gravi condizioni presso il Gaslini e altri tre ospedali italiani. Il team, composto da Andrea Moscatelli, responsabile del Dipartimento Emergenza e Accettazioni e dell’Unità Operativa Complessa Terapia Intensiva Neonatale e Pediatrica, da Ubaldo Rosati, responsabile delle Relazioni Internazionali, e dalle infermiere pediatriche Federica Penco e Paola Leveratto, ha gestito l’organizzazione sanitaria del trasporto e della sistemazione di ciascun bambino, una volta avvenuto il trasferimento su suolo nazionale.

Una seconda equipe composta dal Gianluca Piatelli, direttore UOC Neurochirurgia, Mattia Pacetti, neurochirurgo e dall’infermiera Maria Elena Formaggio si è recata negli Emirati Arabi il 29 gennaio per realizzare alcuni interventi neurochirurgici complessi.

Si tratta di curare bambini trasferiti dalla Striscia di Gaza con gravi lesioni neurochirurgiche riportate in seguito a ferite da arma da fuoco o crolli conseguenti ai bombardamenti. Il team grazie agli accordi fra i ministeri della Salute italiano e emiratino, coadiuvati dall’Ambasciata Italiana negli Emirati, ha potuto operare in uno dei più prestigiosi ospedali di Abu Dhabi, il Burjeel Medical City, dove i bambini, con ciò che restava delle loro famiglie, sono stati trasferiti.

«I bambini operati – racconta il direttore Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia dell’ospedale Gaslini Piatelli – hanno una età compresa fra gli 8 e i 15 anni: tutti avevano esiti di gravi traumi cranici con sfondamento della calotta cranica e uno di essi presentava ritenzione di un proiettile di fucile sparato da un cecchino. Tutti gli interventi chirurgici sono stati eseguiti con la collaborazione dello staff medico (neurochirurgico e anestesiologico) e infermieristico dell’ospedale Burjeel con il quale si è subito creato uno spirito di forte empatia e condivisione nel gestire la sofferenza di questi bambini e dei loro accompagnatori».

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