«Le potenzialità per sviluppare l’interscambio e le relazioni tra Russia, Italia, Liguria e Genova sono notevoli. I numeri attuali sono ancora insoddisfacenti». Lo ha affermato Antonio Fallico, presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, questa mattina al V Seminario Italo-Russo di Genova.

Fallico ha inquadrato il tema del business tra Russia e Italia nel contesto geopolitico internazionale.

«Il Covid-19, con le conseguenti restrizioni – ha premesso – è diventato parte integrante della nostra vita quotidiana, come, purtroppo, le guerre dell’informazione, commerciali e sanzionatorie. Il mondo degli affari si è adattato a questa realtà, registrando perfino risultati positivi lo scorso anno, come testimonia lo sviluppo economico in Russia e nel mondo. Purtroppo, l’attuale contesto internazionale che evolve lentamente, ma decisamente, da un sistema geopolitico monopolare a un assetto multipolare, avendo un punto di equilibrio instabile, è diventato imprevedibile. È significativa, a tal proposito, la recente dichiarazione di Putin e Xi Jinping in favore di un “vero multilateralismo” e di un “sistema commerciale multilaterale basato sul ruolo centrale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio”. Infatti, la condizione indispensabile per avviare un nuovo modello di sviluppo economico che superi il modello neoliberistico e vada a beneficio delle persone e dell’intera comunità a livello globale, consiste nel dialogo e nel consensus dei vari player geopolitici e geoeconomici globali, dall’Atlantico al Pacifico».

Secondo il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, «In tale processo l’Italia, l’Europa, la Russia e l’Eurasia possono e devono giocare un ruolo fondamentale. La Russia ha il 23% del suo territorio e il 75% dei suoi abitanti in Europa, con la quale storicamente è legata da profonde relazioni culturali e da consolidati rapporti economici e commerciali. È perciò un alleato naturale e affidabile dei Paesi europei e, in modo particolare con l’Italia. Immaginare un’architettura di sicurezza per l’Europa senza la Russia è un vicolo cieco. A tale fine occorre ristabilire piena fiducia tra i vari Paesi, mettendo fine alle campagne di disinformazione, indirizzando, ad esempio, per l’Europa, i notevoli mezzi finanziari in dotazione della East StratCom Task Force (European External Action Service), verso iniziative che permettono di conoscere oggettivamente le dinamiche geopolitiche internazionali partendo da una prospettiva multipolare. Soltanto in tal modo si può conoscere la verità fattuale».

«Occorre evitare – ha affermato Fallico – i falsi pretesti del passato. In merito alla crisi in Ucraina ricordo che la Russia in tutta la sua storia non ha mai attaccato per prima nessuno, si è invece sempre difesa. La previsione di una sua invasione provocatoriamente preannunciata dalla Nato e dagli Usa è forse un nuovo pretesto per l’allargamento della Nato ad est, con sistemi d’arma, missili, truppe, basi navali e terrestri di 28 Paesi? Secondo il Servizio di ricerca del Congresso Usa, gli Stati Uniti dal 1991 ad oggi hanno fornito all’Ucraina assistenza militare per 6,5 miliardi di dollari, oltre 1 miliardo fornito dal Fondo fiduciario Nato, al quale partecipa anche l’Italia. È certamente contraria al clima di dialogo e di fiducia la formazione dell’Aukus, il patto tra Regno Unito, Usa e Australia, che mira, tramite il dispiegamento di sottomarini a propulsione nucleare, a combattere la Cina nella regione indo-pacifica. Come controproducente a una atmosfera pacifica si dimostra l’alleanza delle democrazie voluta da Biden. Oggi è evidente, messa a parte la retorica ufficiale, che le sanzioni non sono volte ad ottenere i risultati politici dichiarati, ma a frenare lo sviluppo economico e sociale di Paesi che vengono considerati concorrenti. Per le aziende europee ed italiane è un fattore inquietante, che indebolisce le possibilità di sviluppo economico e sociale proficuo per tutte le parti».

Fallico ha aggiunto che «Dobbiamo guardare avanti e cercare tutti i modi per far crescere il business e garantire lo sviluppo. Tra gli obiettivi di questi appuntamenti vi è soprattutto la messa a sistema di strumenti, contatti e potenzialità di business per le imprese volti a consolidare e a intensificare i rapporti economico-commerciali tra l’Italia e la Russia. Due Paesi e due economie strettamente complementari e strategiche l’una per l’altra: gli affari tra Italia e Russia continuano a svolgersi regolarmente, nonostante le difficoltà dovute alle conseguenze economiche della pandemia e alla situazione che abbiamo registrato in queste ultime settimane. Secondo gli ultimi dati disponibili, tra gennaio e ottobre 2021 le esportazioni italiane verso la Russia sono cresciute dell’8,7%, quelle russe verso l’Italia addirittura del 49,3%, sebbene quest’ultima cifra si spieghi soprattutto con il notevole aumento del prezzo del petrolio e del gas forniti all’Italia, rispetto al 2020. L’Italia è il settimo fornitore estero della Russia (4,1%), la Russia è l’ottavo fornitore dell’Italia (3%). L’Italia vende innanzitutto macchinari ed apparecchi (27,5%), prodotti tessili, abbigliamento, pelli ed accessori (22,9%), sostanze e prodotti chimici (17,6%). La Russia vende prodotti minerari (58,8%), metalli e prodotti di metalli (23,9%), coke e prodotti petroliferi raffinati (9,7%)».

Numeri che «In parte ci rassicurano, ma che non possono essere soddisfacenti, perché le potenzialità per sviluppare l’interscambio e le relazioni tra Russia, Italia, Liguria e Genova sono notevoli. Nonostante il contesto geopolitico continui a non essere di aiuto alle imprese italiane e liguri che vogliono investire o capitalizzare i propri rapporti commerciali con la Russia, le aziende basate in regione hanno fatto segnare risultati che ci confortano sotto il profilo dell’export, come emerge dall’analisi dei dati Istat, elaborati da Intesa Sanpaolo, che Conoscere Eurasia ha approntato per il Seminario. Purtroppo, però, nei primi nove mesi del 2021 l’interscambio Liguria-Russia è calato del 31%, rispetto allo stesso periodo del 2020, soprattutto a causa della discesa dell’import (-55%). Le esportazioni delle imprese liguri sono sì in moderato calo (-4%), ma superiori della stessa cifra rispetto al pre-Covid gennaio-settembre, grazie alla performance del 2020 (+8%). I settori che hanno fatto da traino sono stati soprattutto prodotti chimici (53% del totale dell’export regionale) e meccanica (24%). Sebbene le relazioni commerciali siano limitate da un punto di vista quantitativo, è innegabile l’importanza logistica e strategica che la regione ricopre per gli interessi commerciali che l’Italia ha con la Russia. I dati relativi all’interscambio, purtroppo, non sono positivi anche se guardiamo alla provincia di Genova che rappresenta il 54% dell’import/export regionale: nei primi nove mesi del 2021 si registra un calo del 52% sul 2020, sempre a causa della forte diminuzione delle importazioni (-62%)».

«In un clima caratterizzato da tensioni internazionali e da spinte protezionistiche – ha concluso il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia – in parte legate alla pandemia, risulta evidente che la Russia debba ritornare ad essere tra le destinazioni prioritarie per il business delle imprese italiane. Per le nostre aziende non può esserci sviluppo economico e commerciale senza la Russia, che attualmente, grazie ai piani di investimento e ammodernamento, esprime una domanda di cooperazione, di prodotti innovativi, di tecnologie e know how che l’Italia è in grado di soddisfare. A Verona, aprendo il Forum Economico Eurasiatico, ho voluto ribadire ancora una volta che occorre sviluppare con determinazione e proattività la diplomazia del business. Gli imprenditori devono influenzare la diplomazia politica tradizionale, promuovendo i reali interessi delle economie nazionali e sovranazionali, proponendo soluzioni. La Russia ha risposto alla crisi geopolitica e alle sanzioni con diversi piani di investimento, accelerando sia sul fronte dell’armonizzazione e liberalizzazione del mercato dell’Unione Economica Eurasiatica, della quale è il principale motore, sia potenziando gli accordi con altri Paesi strategici. Investimenti che le stanno conferendo livelli di crescita importanti. Se la politica nazionale fatica a trovare un positivo e vantaggioso rapporto con la Federazione Russa, le imprese devono intensificare il processo di internazionalizzazione, ritornando attive sui rapporti strategici con la Russia, adottando tutti gli strumenti e cogliendo le opportunità che concretamente favoriscono il business».

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