«Lavoro, territorio, bellezza e futuro». Per Riccardo Miselli, presidente dell’Ordine degli Architetti di Genova, sono i concetti che devono ispirare le amministrazioni nella progettazione di nuove opere infrastrutturali. A Genova come altrove.

Riccardo Miselli

«Sono concetti – dichiara Miselli a Liguria Business Journal – che non possono prescindere l’uno dall’altro. Per quanto riguarda Genova, si tratta di una città che sta cambiando velocemente ma questa trasformazione deve avvenire su più livelli e in modo contestuale e con una visione complessiva. Una nuova opera deve produrre nuove attività e quindi lavoro e futuro ma deve anche integrarsi nel territorio – e il nostro è un territorio fragile e complesso – ed essere bella, in sé e in relazione al suo contesto paesaggistico, culturale e architettonico».

Servono quindi progetti multidisciplinari.

«Sì, e agli architetti in questa complessità, spetta un ruolo di coordinamento. E vorrei precisare che l’Ordine degli Architetti non è un’associazione di categoria, non rappresenta gli interessi, sia pure legittimi, degli associati ma ha come compito primario la garanzia non tanto dei propri iscritti, quanto dell’interesse collettivo e del cittadino».

Comune e Ordine hanno siglato diverse convenzioni, quali sono le opere su cui  potrete collaborare?

«Ci sono opere che determineranno il futuro della città. E teniamo presente che a Genova e in Liguria stanno per arrivare risorse europee importanti grazie al Pnrr. Sarà possibile bandire molti concorsi di idee e gare di progettazione, almeno per gli interventi più importanti».

A quali interventi si riferisce?

«Intanto, è partita la riqualificazione del waterfront di Levante. La ristrutturazione del Palasport e la costruzione dei canali sono in corso ma questo è solo l’inizio. La riqualificazione del waterfront deve essere l’occasione per collegarlo non solo a corso Saffi ma al Porto Antico. E dietro al Porto Antico si estende il centro storico. Un’area in parte riqualificata, grazie all’effetto del progetto di Piano per l’Expo del ’92, che ha trasformato lo stesso Porto Antico da struttura portuale sottoutilizzata ad area molto attrattiva, e in parte ancora da risanare. Arriveranno i fondi governativi per i programmi Pinqua, istituiti per riqualificare i centri urbani, ridurre il disagio abitativo e favorire l’inclusione sociale. Tra l’altro la convenzione tra l’Ordine e il Comune prevede anche il ricorso a concorsi di progettazione. C’è molto da fare, e la possibilità di fare bene».

In che senso le nuove opere devono portare lavoro? Pensa al Terzo Valico e ai suoi effetti sui traffici portuali e sui flussi turistici?

«Il Terzo Valico è già in fase avanzata di attuazione, mi riferisco ai nuovi progetti. Come la nuova diga foranea, opera del valore di un miliardo che permetterà al porto genovese di accogliere le maxi portacontainer. Questo è già di per sé positivo ma bisogna fare anche in modo che le merci che arriveranno via mare siano lavorate e trasformate a Genova, e creino quindi occupazione. Penso a una sorta di parco diffuso in linea con la Zona Logistica Semplificata da costituire, caratterizzato da spazi in cui insediare nuove attività».

La diga, pur essendo lontana dalla costa, avrà un impatto paesaggistico?

«Certamente, anche perché i nuovi attracchi, per quanto allontanati dal tessuto urbano, avranno un effetto visivo sicuramente importante. Inoltre si formeranno spazi che dovranno assorbire l’incremento dei traffici previsto. Nascerà un paesaggio nuovo, che dovrà essere progettato con una visione organica dello scalo portuale e della città. L’opera sarà realizzata con la procedura dell’appalto integrato complesso, che individua un unico soggetto sia per la fase di progettazione sia per quella realizzativa. I lavori dovrebbero concludersi in 8 anni. Si tratta di un piano ambizioso e di non semplice attuazione. Mi auguro che ci sia interlocuzione per le numerose tematiche che emergeranno, tanto per la definizione del progetto quanto per la sua attuazione, pensiamo solo alla movimentazione dei materiali e ai rapporti tra scalo e vita dei cittadini. Due mondi che dovranno convivere senza attriti, in uno sviluppo equilibrato. Il che richiede un’adeguata progettualità».

Lei è ottimista per questo e gli altri progetti?

«I segnali positivi non mancano. Un buon esempio è la procedura seguita per il Parco del Ponte. La procedura è stata predisposta dal Comune di Genova e dall’Ordine degli Architetti di Genova con il supporto del Consiglio nazionale degli Architetti per un concorso internazionale di progettazione per il masterplan di rigenerazione del “Quadrante Polcevera” e lo studio di fattibilità del nuovo parco urbano. Hanno partecipato oltre trenta gruppi di professionisti che sono stati giudicati da una commissione di qualità. Il tutto in tempi ragionevoli. È stata la dimostrazione che avvalersi dell’istituto di progettazione in due fasi, oltre che permettere a tutti i professionisti di partecipare, genera una maggiore qualità delle soluzioni adottate. Positiva è anche la demolizione della Diga di Begato. Mi auguro che avvii processi altrettanto positivi. Invece un’occasione in parte persa è l’intervento per il porticciolo di Nervi che avrebbe potuto seguire un percorso diverso. L’area rappresenta un prezioso tassello del patrimonio architettonico, paesaggistico e culturale del territorio, sarebbero state opportune procedure concorsuali o comunque gare di progettazione aperte, basate su una domanda ben articolata e che avrebbe potuto coinvolgere nella sua stesura una forma di dialogo con il territorio. E oltre tutto avrebbero posto Nervi al centro dell’attenzione di un pubblico qualificato. Purtroppo questo percorso non è stato scelto, il sistema dell’appalto integrato con cui l’opera è stata realizzata si è basato su un progetto definitivo redatto a porte chiuse dai tecnici dell’amministrazione. Per fortuna il raggruppamento vincitore ha messo in campo progettualità che hanno saputo minimizzare la natura di un progetto astratto dal contesto in cui era calato.  Non entro nel merito del risultato finale ma non era questa la procedura da seguire».

Qual è il prossimo impegno per la progettualità cittadina?

« Il Centro storico e le aree di cerniera tra questo e il Porto Antico come, per esempio, Piazza Caricamento e Piazza Turati».

 

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