Una situazione non facile quella dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, acuita dalla crisi del settore della cultura e spettacoli a causa della chiusura dei teatri e dell’impossibilità di esibirsi legata alle restrizioni per combattere l’epidemia di Covid.

La Regione Liguria ha deliberato un contributo straordinario di 50 mila euro, che si aggiunge alle cifre abituali. Cifre abituali che non sono sufficienti per l’unica Ico (Istituzioni concertistico orchestrali, sono 12 a livello nazionale) tra Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

Le radici della crisi affondano nel passato, come ricorda il direttore generale dell’Orchestra Sinfonica Paolo Maluberti: «Il Comune di Sanremo ha ridotto dal 2012 il proprio contributo e da quel momento siamo stati costretti a diminuire i costi». Tradotto: meno personale e stipendi ridotti. La Fondazione conta 26 dipendenti per la parte artistica e 5 per quella amministrativa. Il costo del lavoro pesa sul bilancio complessivo per l’80-85%. Alla lunga la situazione è diventata poco sostenibile, alla luce del fatto che non c’è stato un corrispondente innalzamento del contributo regionale.

Lo scorso marzo l’Orchestra ha portato all’attenzione della Regione la grave situazione finanziaria, con la richiesta di un incremento della contribuzione annuale per far fronte alle problematiche salariali dei dipendenti e anche per allontanare le ventilate ipotesi di chiusura dell’Orchestra stessa. Già a febbraio il sostegno regionale per il 2021 era stato anticipato in rapporto a quanto verrà erogato dallo Stato a giacere sui fondi Fus per le Istituzioni concertistico orchestrali. Il contributo all’Orchestra Sinfonica di Sanremo era stato di 66.792,30 euro.

Il contributo comunale negli ultimi anni è tornato da 900 mila euro a 1,1 milioni. La Regione Liguria, negli ultimi cinque anni, ha versato 100 mila euro, una percentuale basata sul contributo ministeriale di 870 mila euro. «Un contributo non paragonabile a quello di altre Regioni nei confronti delle loro Ico, che ricevono anche 300-350 mila euro – sottolinea Maluberti – e queste riduzioni non sono avvenute per esempio in altre realtà come il Carlo Felice, per fare un esempio ligure».

Il risultato è che in 8-9 anni l’organico artistico è diminuito dai 44 elementi di 15 anni fa ai 26 attuali e dopo la cassa integrazione terminata due anni fa (ora è possibile solo quella legata alle motivazioni straordinarie del Covid), gli stipendi si sono ridotti del 15 e del 10% negli ultimi due anni. «Dobbiamo attingere a rapporti occasionali per i concerti e la speranza è di poter tornare a fare concorsi almeno sulle prime parti».

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