Il presidente di Confesercenti Genova, Massimiliano Spigno, interviene a proposito della pronuncia della Corte dei Conti che ha imposto al Comune un aumento della tariffa sui rifiuti per la copertura degli extra costi di Amiu.

«Alcune categorie di imprese pagano già oggi più di 60 euro a metro quadrato e oggettivamente è impensabile chiedere ancora qualcosa – esordisce Spigno – la situazione non è nemmeno una conseguenza del Covid-19 che, peraltro, ha visto anche la ripetuta chiusura delle imprese e quindi la drastica riduzione della loro produzione di rifiuti; il problema c’era ben prima della pronuncia della Corte dei Conti. Oggi qualsiasi aumento delle tariffe non domestiche è semplicemente inconcepibile».

Confesercenti ribadisce che non si può scaricare sulle imprese il costo di mancate scelte o di ritardi sugli impianti di trattamento: «A questa situazione si arriva da distante, le vicende sono purtroppo tristemente note e già denunciate da tempo. Sappiamo tutti che a Scarpino ha conferito metà dei Comuni della Liguria ed è quindi profondamente ingiusto che a farne le spese siano solo i genovesi. Bisogna che il ministero dell’Ambiente aiuti a mettere una pezza alla situazione, per non compromettere la sopravvivenza stessa delle imprese. Anche le modalità di determinazione delle tariffe sono profondamente inique e obsolete, senza nessuna possibilità di correttivi per riequilibrare i pesi: non si può continuare così all’infinito».

Il presidente di Confesercenti ricorda che sulla Tari, nonostante le richieste e i solleciti delle associazioni di categoria, i provvedimenti di ristoro del governo sono stati tardivi e minimali, con interventi solo sulla componente variabile della tariffa e con la necessità, da parte del Comune di Genova, di intervenire con risorse proprie per calmierare i costi. Il tema si riproporrà a maggior ragione nel 2021, servono dunque risorse per abbattere i costi, altro che rincari.

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