Il convegno di Genova for Yachting

Un impatto economico da 369 milioni di euro lungo tutta la filiera del territorio, oltre 2 mila addetti e un apporto al pil ligure di 133 milioni. È quanto misura per il 2019 il contributo della nautica professionale al porto di Genova e al suo territorio provinciale.

I dati, emersi dallo studio condotto da The European House – Ambrosetti, sono stati presentati questa mattina durante il workshop “Grandi yacht: una risorsa strategica per Genova capitale internazionale del mare”, promosso e organizzato da Genova For Yachting.

«Ci siamo concentrati sul segmento della nautica professionale – spiega Emiliano Briante, responsabile della divisione Business & Policy Impact di The European House-Ambrosetti – quindi marine, agenzie, cantieri e altre realtà che ruotano intorno alla gestione degli yacht sul territorio di Genova e provincia. Abbiamo calcolato l’impatto diretto, indiretto, indotto e catalizzato e il risultato è 369 milioni per il 2019, con 2 mila occupati attivati».

Il valore è cresciuto in maniera importante negli ultimi tre anni, trainato dal contributo fornito dalle categorie di yacht da 30-50 metri e over 75: nel 2017 il valore si aggirava intorno ai 326 milioni di euro, mentre nel 2018 il giro d’affari è salito a 341 milioni. Un ulteriore balzo dell’8,5% negli ultimi due anni per toccare gli attuali 369 milioni.

Il contributo, secondo Giovanni Costaguta, presidente di Genova For Yachting, «non è poi così lontano da quello generato dal settore delle crociere e dei traghetti nel capoluogo ligure», tra i 374 e i 433 milioni di euro. E proporzionalmente, la nautica professionale genera più valore rispetto alla media delle altre attività del porto di Genova: considerando gli impatti diretti, indiretti e indotti, lo scalo genovese attiva in Liguria circa 10,9 miliardi di euro complessivi, pari a 532 euro per metro quadrato. La nautica professionale genovese, che occupa solo 600 mila metri quadrati di superficie, pari al 3% dello spazio totale a disposizione nel porto, genera appunto un impatto da 369 milioni, che corrisponde a una media di 615 euro per mq: è il 16% in più rispetto alla media del porto di Genova.

Il Teei

Avvalendosi dei dati forniti dalle 50 realtà che compongono l’associazione genovese (bilanci, forniture e attività dei propri associati), lo studio Ambrosetti ha analizzato e misurato le tipologie di spesa lungo tutta la filiera. Per la prima volta ne ha quantificato l’impatto totale, creando un indice, il Teei, Total equivalent economic impact, oggettivo e ponderato, equivalente a un giorno di permanenza a Genova.

Si tratta di un indicatore sintetico che attribuisce per le diverse categorie dimensionali un valore di impatto economico totale equivalente per presenza: tiene conto per ogni classe di lunghezza dell’impatto diretto su marine, servizi e cantieri e indiretto sulle filiere economiche a valle e a monte. Ma tiene anche in considerazione l’impatto indotto, come effetto dei consumi realizzati grazie alle retribuzioni pagate agli occupati del comparto e delle filiere attivate, e catalizzato, cioè l’effetto delle spese dirette sul territorio da parte degli equipaggi e degli armatori.

Genova For Yachting

L’associazione nata a fine 2017 raccoglie 50 operatori della nautica professionale a Genova, attivi nei settori dei servizi, marina, cantieri, tecnologie e professionisti. Le realtà di Genova For Yachting nel 2019 hanno realizzato un fatturato di 210 milioni di euro, contano 475 occupati e hanno coinvolto oltre 1.800 fornitori in Italia. Nel Porto di Genova occupano il 2% della superficie totale (360 mila metri quadrati).

Prendendo in esame tutti questi indicatori, il Teei emerso dallo studio è pari a 8.805 euro, cioè l’impatto economico totale che uno yacht tra i 36 e i 50 metri di lunghezza crea in media per un giorno di permanenza a Genova. Il Teei sale in maniera esponenziale al crescere della lunghezza delle imbarcazioni, fino a superare i 45 mila euro per yacht più lunghi di 75 metri. Partendo dai dati reali delle società del cluster (che nel 2019 hanno gestito oltre 1.800 toccate di yacht e accolto imbarcazioni nelle proprie strutture per un totale di 46.530 giorni di permanenza), è stato possibile quantificare l’impatto economico totale della nautica professionale di Genova per il 2019 in 369 milioni di euro. Ne deriva anche il livello occupazionale equivalente generato, pari a oltre 2 mila unità.

Il comparto concorre considerevolmente anche sul pil ligure (133 milioni di euro), lungo una filiera articolata e diversificata: a incidere maggiormente c’è il settore nautico (39,8%), seguito dalla manifattura (15,4%), i servizi immobiliari (8,7%), le forniture elettriche (7%), le attività professionali (4,3%), il commercio (3,6%), il trasporto e magazzinaggio (3,3%), le attività amministrative (3%), gli alloggi e la ristorazione (2,8%), i servizi assicurativi e finanziari (2%).

Se il 2019 è stato l’anno migliore dal 2008 per il mercato dei grandi yacht, le prospettive sono quelle di un’ulteriore crescita: nel 2022 la flotta globale potrebbe raggiungere le 5.800 unità (attualmente sono 5.646). Oltre al numero, secondo lo studio di The European House – Ambrosetti, le stime di crescita riguardano anche la dimensione media delle imbarcazioni: negli ultimi dieci anni gli yacht da 30-40 metri sono aumentate del 35% e quelle 40-60 del 56%, ma le metrature 60-90 e superiori a 90 sono cresciute addirittura del 94% e del 112%. In questo contesto Genova non può stare a guardare: se davvero punta a diventare la capitale del Mediterraneo, deve riuscire ad attrarre gli yacht di grandi dimensioni, vincendo la competizione con hub come Barcellona e Marsiglia: «Per farlo occorre attrezzarsi per mettere a punto le strategie di attrazione più efficaci, come servizi e infrastrutture», precisa Briante.

«I nostri competitori all’estero stanno crescendo – sottolinea Costaguta – Dobbiamo sviluppare spazi e infrastrutture. Ma ci deve essere riconosciuto un ruolo di interlocutori, per costruire insieme la città di domani: il settore della nautica non è slegato dal resto del territorio, ma è un mercato con grosse ricadute e che può ancora crescere».

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