Solo il 10,8% del territorio ligure è rimasto stabile, rovesciando la percentuale si può dire che il 90% del territorio regionale è compromesso da erosione di tipo urbano o di tipo naturalistico (progressivo abbandono delle aree agricole e ritorno al bosco).

Nell’ultima edizione del rapporto sullo stato delle politiche del paesaggio, a cura del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo e dell’Osservatorio nazionale per la qualità del paesaggio, si fa un quadro della situazione analizzando anche come storicamente si è evoluto il territorio.

Guardando la cosiddetta erosione da sprawl (lo spazio rurale abbandonato si rinaturalizza, diventando bosco) e da urban sprawl (urbanizzazione dello spazio rurale), la Liguria è terza in Italia come percentuale del primo e quarta per il secondo. Quali sono le conseguenze? Lo spazio abbandonato si rinaturalizza in maniera disordinata, ma nasconde anche problemi di dissesto idrogeologico, di cui stiamo pagando ora le conseguenze. Rispetto al 2001 è aumentata la percentuale di erosione da sprawl nell’entroterra imperiese (le aree non compromesse erano al 15%), segno che le attività agricole anche in quella zona della Liguria dove olio, vite e fiori la fanno da padrone, hanno sofferto la crisi, costringendo chi viveva di agricoltura a cambiare rotta, o semplicemente, il calo demografico non ha consentito il ricambio generazionale.

Il territorio si riesce a tutelare se c’è un impianto normativo solido. Il rapporto ospita anche le testimonianze di Stefano F. Musso (Università degli Studi di Genova), Vincenzo Tinè (Soprintendenza Abap Città metropolitana di Genova e Province di Imperia, La Spezia e Savona, Mibact), Pier Paolo Tomiolo (vicedirettore del dipartimento Terri­torio, urbanistica e pianificazione territoriale della Regione Liguria).

Oggi – rilevano gli esperti – la Liguria è coperta, per oltre il 90% del suo territorio fragile, da vincoli paesaggistici. Dopo il piano territoriale di coordinamento paesistico degli anni Ottanta, che rappresentò un documento pionieristico, una lunga stagnazione e una conseguente nuova fase di aggressione speculativa, ha poi caratterizzato gli ultimi decenni, quando l’unico argine rimasto sembra essere stato quello del regime della doppia autorizzazione, tra Enti locali/Soprintendenza, verso le centinaia di singole istanze di intervento sull’esistente che quotidianamen­te pervengono agli uffici della Soprintendenza.

Le speranze di tornare al regime di una reale ed efficace programmazio­ne paesaggistica, sono affidate all’avvio del Piano Paesaggistico Regionale (la scorsa estate), che sarà pronto a febbraio 2020. Elisabetta Piccioni, segretario regionale per la Liguria per il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, conferma che, almeno in questa prima fase, si sta rispettando il cronoprogramma. Il tavolo tecnico è stato attivato. «Le Regioni che hanno già il Piano hanno lavorato per anni – il paesaggio è una materia davvero complessa ha discipline e aspetti differenti, dalla tutela della natura a quella delle belle arti, dal territorio all’architettura e così via». Oggi la Liguria arranca, è tra le Regioni del cosiddetto “gruppo centrale” che almeno hanno avviato un cronoprogramma.

Il rischio è che sia ormai troppo tardi, anche se un patrimonio documentale e di conoscenze sedimentate c’è già, garantito dalle pregresse banche dati ministeriali, regionali e universitarie. La prospettiva che emerge è la volontà di collaborazio­ne tra le tre istituzioni.

I numeri non aiutano la buona volontà

Una trasformazione, quella del paesaggio ligure, che si è evoluta nel corso del tempo, ecco come:

Dal 1960 al 1990 inoltre la percentuale di espansione di tessuto urbano continuo (cioè spazi strutturati dagli edifici e dalla viabilità in cui tali elementi e le superfici ricoperte artificialmente occupano più dell’80% della superficie totale) è stata del 17,5% (2.219 ettari), ben il 62% quella del tessuto urbano discontinuo, ossia spazi strutturati dagli edifici e dalla viabilità in cui tali elementi e le superfici ricoperte artificialmente occupano tra il 50 e l’80% della superficie totale (7.838 ettari), il 19,9% riguardava zone industriali, commerciali, infrastrutturali e zone estrattive, cantieri e discariche (2.552 ettari), solo lo 0,5% il tessuto verde urbano (65 ettari).

Dal 1990 al 2012 le percentuali sono cambiate e anche gli ettari interessati dall’espansione: quella di tessuto urbano continuo è stata pari a zero, il 34,3% ha riguardato il tessuto urbano discontinuo (182 ha), il 60,1% le zone industriali (319 ha) e il 5,6% di tessuto verde urbano (30 ha). Le due grafiche riassumono il cambiamento in termini percentuali.

Le percentuali corrispondono a (da sin. a ds.) 2.219 ettari, 7.838, 2.552 e 65

 

Le percentuali corrispondono (da sin. a ds.) a zero ettari, 319, 182 e 30

Per quanto riguarda il consumo di suolo, nel 2016 risulta che il 58,5% della superficie del territorio ligure ha a distanza di 100 metri una superficie artificiale. Ben il 77,5% ne ha una a 200 metri, il 45,5% ne ha una a 60 metri.

Anche se si continua a parlare di riduzione del consumo di suolo per mitigare gli effetti sul resto del territorio, in realtà in Liguria nel 2015 sono stati 44.824 gli ettari consumati, aumentati a 44.855 nel 2016, 31 in più (+0,07%).

In Liguria i cambiamenti negli ultimi anni hanno riguardato nel 76,6% dei casi un contesto a media o bassa densità di suolo consumato, di cui il 30,2% in aree agricole, il 46,4% in aree naturali o semi-naturali.

Aree vincolate non off limits

Entrando nel dettaglio, nel 2016 in Liguria risultavano consumati 11.225 ettari (7,62%) in aree vincolate dall’articolo 142 commi abc del dlgs 42/2004, ossia territori costieri, sponde di torrenti eccetera, altri 169 ettari (1,51%) consumati in aree vincolate dall’art. 142 d (zone montuose) e ben 13.453 ettari (6,72%) in aree vincolate dall’art. 136 (immobili e aree di notevole interesse pubblico).

Si continua anche a costruire edifici illegalmente nelle aree costiere: la diminuzione degli edifici costruiti illegalmente è risultata molto più contenuta di quella della produzione legale, facendo aumentare l’indice di abusivismo. Al 2015 in Liguria era al 18,5% fatto 100 il totale degli edifici costruiti.

Sul sito liguriavincoli è possibile vedere tutti i vincoli architettonici, archeologici e paesaggistici della Regione Liguria.

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