Nell’agosto 2015 il Corpo forestale dello Stato dell’area genovese ricordava in una nota che in Italia e in Liguria, il 15% degli incendi boschivi è di origine colposa, di cui, più della metà, dovuti a un incauto uso del fuoco nelle pratiche agricole. I restanti roghi colposi sono riconducibili a imprudenze nell’impiego di macchinari (fiamme ossidriche, mole, smeriglie, gruppi elettrogeni), allo sparo di petardi e altri artifici pirotecnici, all’accensione di fuochi per cucinare vivande o per scaldarsi.

Diventa quindi importante l’emanazione dello stato di grave pericolosità da incendi quando ci sono le condizioni di rischio (anche se non è sufficiente per escludere dolo o comportamenti irresponsabili). La siccità di questo autunno (se si esclude la forte pioggia caduta durante l’allerta rossa di fine novembre soprattutto sul savonese) unita alle previsioni di forte vento, avrebbero dovuto far suonare un campanello d’allarme in Regione Liguria, che ha però emanato lo stato di grave pericolosità soltanto ieri, quando l’incendio di Sant’Ilario era ormai stato provocato, probabilmente proprio in maniera colposa (a quanto pare c’è già un indagato, un operaio che stava lavorando con un flessibile sulla A12). Dai primi giorni di gennaio sono già andati in fumo 50 ettari di bosco, di cui 10 ad Andora e 20 sui monti Moro e Fasce, basta andare sul sito del coordinamento dei volontari della provincia di Genova per rendersi conto di quanti siano stati i focolai nel territorio centrale della Liguria, praticamente uno al giorno (documentati con foto).

È il responsabile della Soup regionale, la sala operativa unificata permanente, a emettere lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi, la richiesta deve arrivare dal direttore regionale del Dipartimento dei Vigili del Fuoco. Lo stabilisce una delibera appena entrata in vigore, che ha modificato il Piano regionale di prevenzione degli incendi. Può essere questo l’unico appunto che può essere fatto nella gestione di queste giornate, visto che da inizio 2017, fanno sapere dall’assessorato all’Agricoltura, si sono verificati già 57 roghi (non tutti di entità tale da fare notizia). Il “caso” vuole che tutto ciò arrivi in un momento di passaggio epocale, con il Corpo Forestale dello Stato assorbito dai carabinieri e la presenza dal 1° gennaio dei vigili del fuoco 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, nella sala operativa regionale per l’antincendio boschivo di viale Brigate Partigiane a Genova. L’affiancamento tra carabinieri forestali e vigili del fuoco si rende necessario per un progressivo passaggio di consegne e soprattutto per la formazione dei vigili del fuoco sull’antincendio boschivo e sul funzionamento della sala stessa.

Il presidente Giovanni Toti in queste ore ha sottolineato la carenza di risorse umane: «La Regione Liguria sta lavorando anche per cercare di rimediare a una serie di tagli del governo che giustamente i Vigili del Fuoco lamentano. Stiamo costruendo una centrale operativa unificata in cui lavorano insieme Protezione civile e l’antincendio boschivo. Ci auguriamo che serva a mitigare le scelte del governo di accorpamento dei vari corpi».

La lotta agli incendi, in una regione percorsa per il 70% da boschi, dovrebbe essere ai primi posti dell’agenda, trattandosi anche di prima forma di prevenzione del dissesto idrogeologico. Sulle superfici incendiate, una volta che è venuta meno la “tenuta” degli alberi, non si contano le frane e il materiale che scende a valle trascinato dalla pioggia.

La normativa nazionale è praticamente ferma alla legge-quadro n.353 del 2000, quella che ha istituito il reato di incendio boschivo (salvo qualche modifica sul ruolo della protezione civile avvenuta nel 2012) e che ha limitato la possibilità di costruire sulle aree percorse dal fuoco per almeno 10 anni (ma anche il rimboschimento e le opere di ingegneria ambientale con soldi pubblici per 5 anni). In realtà molta competenza spetta, appunto, proprio alle Regioni.

Nel 2014 la Regione Liguria aveva firmato una convenzione per l’utilizzo gratuito del Portale monitoraggio Aib (Anti incendio boschivo), sviluppato dal coordinamento volontari protezione civile della Provincia di Genova, per ampliarlo anche al comando regionale e ai comandi provinciali del Corpo forestale dello Stato, in modo da rendere omogenee le modalità di costruzione del calendario di monitoraggio e fornire alla Soup regionale un “supporto informatico versatile, che permettesse di disporre quotidianamente di un quadro aggiornato delle squadre impegnate nei turni di monitoraggio”. Mancava però un’intesa tecnico-operativa e, vista la riorganizzazione del Corpo forestale (assorbito nei Carabinieri), una nuova delibera è stata firmata proprio a fine 2016 per regolamentare ulteriormente le modalità di utilizzo.

Il Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi è una delibera della giunta regionale e la prima stesura risale al 22 novembre 2002. Diversi gli aggiornamenti nel corso del tempo, uno dei più importanti è del 2010 con il documento di revisione del piano regionale Aib (delibera 233 del 9 marzo), che ha definito un nuovo metodo per la mappatura delle aree a rischio incendio, avvalendosi del contributo della Fondazione Cima di Savona, che si occupa anche (insieme ad altri soggetti istituzionali) del bollettino Spirl. Si tratta di un aggiornamento quotidiano inviato a chi si occupa di prevenzione, che evidenzia le zone più a rischio in base a monitoraggi puntuali. Trattandosi di dati sensibili e di possibile “aiuto” ai piromani, non è possibile entrarne in possesso, ma – riferisce l’assessorato all’Agricoltura – sono allo studio metodi di maggiore coinvolgimento dei territori interessati.

Nel 2013 sono state aggiornate le procedure operative (delibera 1736 del 27 dicembre). Il 29 dicembre 2015 l’approvazione del documento di revisione del piano regionale di previsione e prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, mentre nel 2016 prima la firma della collaborazione interregionale con Lombardia e Piemonte poi, il 28 ottobre, la delibera 1001, che ha apportato modifiche e integrazioni alla revisione del piano del 2015, definendo per esempio che occorrono 4 volontari con una determinata formazione per costituire una “squadra Aib”.

Le note dolenti sono soprattutto legate alle risorse. La prevenzione costa, ma mai quanto l’emergenza e il post evento: il servizio della Fondazione Cima, che consente l’aggiornamento della banca dati sugli incendi, del piano regionale, dei volontari Aib, dell’attività per l’adeguamento dello Spirl e molto altro, è costato alla Regione 140 mila euro nel 2016, l’89% del totale del servizio, il resto è in carico alla Fondazione Cima.

Il contributo ai volontari per l’utilizzo e la manutenzione dei mezzi in dotazione si basa sulla consistenza dell’organizzazione o della squadra comunale. Andando a ritroso sono stati erogati 81 mila euro a fine 2016, per l’attività svolta nel 2015, preceduti, a novembre, da altri 25 mila, divisi tra 35 organizzazioni di volontariato che sono in grado di mettere in campo 116 unità di intervento: 9 sull’imperiese (28 unità di intervento), 4 sullo spezzino (6 unità di intervento),10 sul savonese (55 unità di intervento), 12 sul genovese (33 unità). A inizio 2016 erano stati stanziati 388 mila euro per i vari Comuni.

Anche l’assicurazione per i volontari Aib ha un costo: nel 2016 la polizza ammontava a 111.240 euro. La Regione ha contribuito in varie tranche. Per capire l’importanza di avere volontari sul posto, solo per gli incendi di Nervi e Pegli ne sono stati coinvolti rispettivamente 60 e 90. Non è questa la sede per approfondire quello che viene stanziato e che servirebbe per mitigare ulteriormente il rischio (sentieri taglia fuoco eccetera), né il capitolo vigili del fuoco in costante carenza di personale.

Quello che è certo è che per esempio i roghi che si sono verificati sino al 30 settembre 2016 sono stati 212, un numero molto superiore rispetto al previsto, per una superficie di oltre mille ettari, per questo sono stati stanziati ulteriori 43.220 euro alla Heliwest di Asti, la società che fornisce il servizio aereo di spegnimento, oltre i 4,1 milioni già stabiliti con una gara, visto che era dovuta intervenire anche con un quarto elicottero aggiuntivo per 5 giorni e aveva compiuto 369 ore di volo a fronte di 393 disponibili fino alla fine dell’anno.

Le condotte irresponsabili o il dolo, ci saranno sempre, migliorare ancora la prevenzione servirà a limitare i danni.

 

 

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