Parola d’ordine accelerare i tempi, senza però dimenticare il contenuto. Uno studio di fattibilità con fasi e tempi di attuazione del progetto Great Campus agli Erzelli, battezzato Great Gate, è stato presentato nella sede di Confindustria Genova.

Prossimo passo la creazione di un comitato di promotori, formato già da Regione Liguria, Comune di Genova, Confindustria, Ght, Iit e Università di Genova, di tipo oneroso, specifica il presidente uscente di Confindustria Giuseppe Zampini, «aperto alle iscrizioni di chi vuole lavorare, perché cerchiamo persone di alto livello e buona volontà per la realizzazione dell’idea». Ancora top secret un possibile e dato quasi per certo ingresso di un’azienda non ligure, mentre è già stato comunicato l’interesse di Liguria Digitale e del Rina (in questo caso non con un contributo economico, ma mettendo a disposizione competenze aziendali).

Ad aprile il completamento del business plan e la costituzione della società di gestione del parco, ossia lo strumento (sarà probabilmente a capitale prevalentemente privato) di integrazione di un sistema complesso in cui la maggior parte delle attività riconducibili al parco scientifico tecnologico (gestione immobiliare, attività di ricerca, trasferimento tecnologico), sono svolte da partner con cui il parco formalizza accordi di collaborazione.

L’avvio dell’attività di questa società, da cronoprogramma, a luglio, insieme alla costituzione del Comitato tecnico scientifico.

Lo studio ha anche ipotizzato quali sarebbero i costi, i ricavi, la marginalità attesa e le spese per capitale, con un totale del fabbisogno che avrebbe una svolta positiva nel 2021.

Fabbisogno società di gestione nella prospettiva di Great Gate

«Mi piacerebbe che questo progetto fosse nei programmi di tutti i candidati sindaco di Genova», auspica Zampini.

Guido Conforti e Fabrizio Ferrari si sono occupati dello studio di fattibilità: «Abbiamo fatto due indagini – spiega Conforti – una su cosa si attendevano le aziende dai contenuti scientifici del parco, l’altra andando a vede cosa succede nel mondo». Quello che è emerso sono tre elementi trasversali su cui gran parte delle aziende concordano: necessità di networking, di formazione e di progetti di ricerca». La richiesta non è sui servizi che contengano i costi, ma su ciò che possa accrescere il business. Ulteriore elemento è l’accessibilità e la mobilità delle persone. «Confrontando il nostro parco con quelli in Italia e in Europa – aggiunge Conforti – abbiamo capito che possiamo essere competitivi con tutti e soprattutto che non dovremo essere un parco tematico multisettoriale».

Great Campus, confronto con altri parchi

Un parco che guarderà non solo a Piemonte e Lombardia, ma anche all’Emilia Romagna, visto che con l’alta velocità ferroviaria, Bologna è raggiungibile molto rapidamente da Milano e l’Emilia è una delle Regioni dove si concentra molto del manifatturiero italiano.

Il comitato dei promotori avrà l’obiettivo di comunicare il progetto anche fuori dal territorio ligure appunto, ma i servizi che il parco darà, oltre a quelli necessari per il funzionamento, dipenderà dai soggetti che si aggregheranno.

In ogni caso alcuni programmi catalizzatori per le attività, sono già tracciati sia per i soggetti già presenti, sia per chi sta per trasferirsi, sia per alcune caratteristiche di Genova: Market 4.0 (più ampio che industria 4.0), Scienze della Vita e Smart World, con particolare riferimento alle attività legate alla tecnologia legata al mare.

Quattro categorie di servizi erogabili individuati dallo studio di fattibilità:

Attività core, con budget dedicato, risorse interne qualificate che andranno remunerate con il margine di attività profit e o con copertura a carico dei partner per i costi di gestione (animazione e networking interno, networking esterno, comunicazione, lobbying, marketing territoriale)

Attività da svolgere internamente o con possibile attivazione di un soggetto erogatore esterno, partner o fornitore del parco. Le attività possono essere svolte senza investimenti rilevanti in risorse proprie e generare margine in termine di fee per i servizi erogati grazie al networking del parco (spazi operativi, laboratori di ricerca, servizi di produzione, formazione, trasferimento tecnologico, tutela della proprietà intellettuale, marketing aziendale)

Attività accessorie potenzialmente da svolgere nel parco a rinforzo della gamma dei servizi offerti. Vanno esaminati gli specifici modelli di business e in considerazione delle opportunità presenti sul territorio (servizi alle startup, servizi alle pmi, centro studi, gestione amministrativa e finanziaria)

Progetti connessi all’operatività del parco (progetti di ricerca)

 

 

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