Sanità, Agenas: in Liguria ospedali più efficienti

Chirurgo sala operatoria

Migliora la qualità delle cure in Italia e anche in Liguria, secondo il Programma nazionale esiti 2015 condotto dall’Agenas per conto del ministero della Salute. Il lavoro mette in luce sicurezza, efficienza e qualità delle cure mediche nelle varie regioni italiane, e le compara: a emergere è soprattutto il forte divario Nord-Sud, con il meridione ancora indietro a livello di efficienza.

La Liguria spicca per essere tra le regioni italiane ad avere la più alta percentuale di struttura per interventi chirurgici entro le 48 ore (il ministero fissa il minimo al 60%, ma regioni come Abruzzo, Molise e Calabria non la raggiungono nemmeno): così come in Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lazio, Sardegna e Puglia, anche nella nostra regione negli ultimi anni registra gli aumenti più significativi. Tra 2010 e 2011 erano solo 70 gli ospedali italiani a rispondere allo standard ministeriale, mentre oggi sono 161 e in quasi tutte le regioni almeno una struttura supera l’80%.

Diminuiscono anche i giorni di degenza dopo un intervento per asportazione della colecisti. Il numero di chi resta in ospedale meno di tre giorni è passato dal 58,8% del 2010 al 66,5% del 2014. Anche in questo caso i valori migliori si riscontrano in Liguria insieme a Piemonte, Emilia Romagna e Toscana. Di conseguenza, negli ultimi quattro anni sono circa 18 mila i pazienti che hanno beneficiato dell’intervento tempestivo, con un beneficio di salute ma anche in termini di risorse impiegate, visto che sono state risparmiate 120 mila giornate di degenza, di cui 34 mila solo nel 2014.

In calo anche i ricoveri inappropriati per i bambini: l’ospedalizzazione per togliere tonsille è passata dal 2,9 per mille del 2010 al 2,4 del 2014, riduzione che corrisponde, negli ultimi quattro anni, a 10 mila bambini in meno operati per un intervento ad alto rischio di inappropriatezza, di cui 3.800 solo nel 2014.

L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di parti cesarei, ma la proporzione dei cesarei primari scende lievemente (e progressivamente) dal 28,3% del 2010 al 25,7% del 2014. La riduzione corrisponde a un totale di circa 32 mila donne alle quali è stato evitato un cesareo primario negli ultimi quattro anni, con conseguente esposizione a un minore rischio di successivo parto chirurgico.
Per quanto riguarda invece gli infarti trattati con angioplastica coronarica entro due giorni, si è passati dal 32% del 2010 al 41% del 2014; è in crescita anche il numero dei ricoveri per la chirurgia del tumore al colon, mentre diminuisce lievemente la mortalità.