In Italia manca una visione strategica sulle città. Città che vanno ripensate, in una prospettiva di lungo periodo, per migliorare l’habitat, cambiare il sistema di trasporti, creare ambienti dove si vive bene, contenere il consumo di suolo e quello energetico. Da ciò si deve partire per riavviare l’economia, promuovere le iniziative imprenditoriali, valorizzare i beni culturali, richiamare gli investimenti. È la critica, e nello stesso tempo una proposta, che gli architetti italiani muovono alle amministrazioni pubbliche locali e nazionali. Lo fanno in occasione del convegno, tenutosi oggi a Palazzo Ducale a Genova, “Le Città del futuro: Liguria un laboratorio di idee”, organizzato dal Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori insieme agli ordini territoriali della Liguria. Un’ulteriore tappa verso l’ottavo Congresso Nazionale degli Architetti italiani, in programma a Roma dal 5 al 7 luglio 2018.

Città più sane, più vivibili, più efficienti dal punto di vista energetico: un esempio virtuoso di tutto ciò è il Campus universitario di Savona, una “città in miniatura”, come la descrive Paola Laiolo, ingegnere ambientale, «dotata di 400 pannelli fotovoltaici e in grado di autosostenersi anche grazie allo Smart Energy Building, una palazzina prosumer (cioè che produce e consuma energia, ne abbiamo parlato qui), in cui anche gli attrezzi da palestra contribuiscono a produrre energia pulita». Di energia ha parlato anche l’assessore regionale allo Sviluppo economico Edoardo Rixi (Lega), che nella tavola rotonda tra i candidati alle politiche ha ricordato «il piano energetico nazionale e gli investimenti fatti dalla Regione per l’efficientamento energetico, grazie al quale la Liguria ha fatto un balzo in avanti a livello nazionale».

I candidati partecipanti alla tavola rotonda del convegno “Le città del futuro”

Secondo quanto espresso dal relatore della giornata, l’architetto Nicola Di Battista, «stare bene non significa solo usufruire di energia pulita, rinnovabile e di ambienti smart, bisogna andare oltre». Una migliore vivibilità tocca tutti gli aspetti della fruizione urbana: lo sottolinea anche Francesca Cozzani, presidente di Confindustria La Spezia, secondo cui «occorre potenziare ogni ambito per una buona pianificazione urbana: i nostri temi cittadini sono l’area industriale Enel, il porto mercantile e il porto passeggeri, che toccano anche il nuovo waterfront e quindi il turismo. Tutti aspetti sui quali è opportuno che l’amministrazione non cali d’alto le decisioni, ma le preceda con un adeguato confronto sul territorio». Argomento condiviso anche dal vicesindaco di Genova e assessore al Trasporto pubblico Stefano Balleari (Fratelli d’Italia), che ha sottolineato «l’importanza dell’ascolto del territorio, a cui l’amministrazione deve fornire una vision e lavorare di conseguenza sulle esigenze dei propri interlocutori».

Anche per la vicepresidente di Confindustria Genova, Sonia Sandei, «la politica, e non solo quella di Confindustria nazionale, ci deve aiutare: stiamo lavorando su due progetti di rigenerazione urbana, uno sul porto e uno sul centro città, anche con le imprese del territorio, ma i politici ci devono dare una mano». I politici devono soprattutto osare, per Lilli Lauro (Forza Italia): «Dobbiamo avere coraggio – interviene – ma è la cosa più difficile perché significa non piacere a tutti». A questo proposito si esprime anche Luca Pastorino (Liberi e Uguali), ricordando il ruolo del pubblico in termini di motore per lo sviluppo: «credo molto nel pubblico, ma in un pubblico efficiente e che sappia agevolare le varie situazioni e mettere gli enti locali nelle condizioni di lavorare bene», afferma. Per Pippo Rossetti (Pd) c’è invece un problema di «sistema, risorse e programmi». Gli risponde Roberto Traversi (Movimento 5 Stelle, tra l’altro di professione architetto): «Nei 20 punti del nostro programma ce ne sono ben due dedicati solo alla green economy».

In un contesto in cui imprenditori e professionisti chiedono alla politica di fare sistema, adottare strategie lungimiranti, lavorare su virtuosi modelli pubblico-privati per far sì che le linee guida urbane siano un motore di crescita, gli architetti ribadiscono anche il loro ruolo per contribuire a creare città più vivibili “a 360 gradi”. Anche rifacendosi a grandi modelli europei come Barcellona e Berlino. Ma attenzione: «Ricordiamoci sempre del territorio in cui viviamo – afferma il presidente degli industriali imperiesi Alberto Albertinon è detto che tutto quello che si fa in Europa possa essere replicato anche a Genova».

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