De Rose: “L’infezione da HPV può determinare una nuova tipologia di tumore”

“Si tratta di un tumore uroteliale dell’uretra terminale maschile”

de rose foto bis

Il Papilloma virus, oltre a rappresentare un fattore di rischio per numerosi tipi di tumore già noti, sarebbe in grado di alterare alcune cellule dell’uretra terminale, inducendole a proliferare in modo disorganizzato e anomalo e successivamente a determinare un tumore molto più aggressivo e nuovo per quella zona. È quanto viene riportato in un lavoro scientifico, recentemente pubblicato su Urologia Journal, dal titolo Transitional Cell Carcinoma in Distal Urethra After Previous Excision of HPV Related Condyloma: Is There a Link Between Human Papilloma Virus (HPV) and Transitional Cell Carcinoma (TCC)?. Autore del case report, Aldo Franco De Rose, specialista urologo e andrologo, presidente dell’Associazione Andrologi Italiani, che ha eseguito l’intervento alla base dello studio alla Clinica Montallegro di Genova.

De Rose riporta il caso di un   soggetto, 56enne,  operato inizialmente di asportazione di formazioni condilomatose del meato uretrale, cioè la porzione terminale dell’uretra. Dopo 2 recidive locali, trattate con tecniche conservative, il paziente è stato sottoposto a escissione radicale ampia con ricostruzione del meato uretrale, mentre l’esame istologico ha evidenziato un tumore uroteliale (TCC), cioè lo stesso tumore che insorge nella vescica, nell’uretere e nella pelvi renale.

La novità di questo primo caso descritto in Italia, e secondo al mondo – spiega De Rose – è che questo tipo di tumore sia insorto in un punto, cioè l’uretra terminale, dove il tumore può anche insorgere a seguito di infezioni da HPV, ma che per i tessuti normalmente presenti (epitelio pavimentoso) determina il tumore di tipo squamoso, e mai uroteliale. Quindi, come risulta dalla sequenza fotografica illustrate nel lavoro scientifico, dapprima il virus ha determinato una ‘displasia’ dell’epitelio pavimentoso, cioè una crescita cellulare anomala e disorganizzata, e successivamente, a distanza di poco meno di 1 anno, un tumore uroteliale, molto più aggressivo e che, come noto, può recidivare localmente e localizzarsi lungo tutto l’urotelio, cioè dalle cavità renali, uretere e soprattutto vescica.”

“Dal punto di vista scientifico, la certezza che possa esserci un collegamento tra i due è data dalla cronologia degli eventi (recidiva nella fossa navicolare dopo precedente escissione di un condiloma acuminato e dalla positività immunoistochimica a p16 dell’ultima lesione asportata, classificata come LG-UC”, dichiarano Maurizio Chiaramondia, anatomopatologo, e Tommaso Saccucci, specializzando del 4° anno in Urologia a Genova, coautori della pubblicazione.

Attualmente la letteratura scientifica sembra supportare in parte la correlazione tra carcinoma a cellule transizionali (TCC) e infezione da HPV, anche se alcuni studi lo hanno riscontrato in poco meno del 50% del tumore della vescica, ma sono ancora necessari sforzi in questa direzione. “In futuro – afferma De Rose – scoprire il legame tra TCC e infezione da HPV potrebbe portare a importanti cambiamenti in termini di prevenzione e trattamento del TCC anche e soprattutto della vescica.”

La prevenzione e la diagnosi tempestiva stanno diventando di fondamentale importanza per evitare il ritardo diagnostico che molto spesso caratterizza le lesioni genitali: “Il consiglio – conclude De Rose – è quello di non sottovalutare mai le formazioni dell’uretra terminale, per le quali dovrebbe essere sempre richiesto l’esame istologico, cosa che ad oggi, siamo certi, avvenga raramente in quanto, banalmente, sono considerati dei semplici condilomi e quindi si provvede solo a cauterizzarli.”