Il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, chiede al Comune di Genova di integrare i baschi azzurri nella consulta carcere.
Ne fanno parte tutti: Udepe, Ussm, Università, Asl, Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria, magistratura di sorveglianza, direzioni degli istituti penitenziari cittadini, garanti delle persone private della libertà personale e realtà del terzo settore.
«Lascia l’amaro in bocca − dichiara Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria − constatare che gli unici a non essere stati invitati sono stati i rappresentanti delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria, ovvero il Sappe e gli altri sindacati di categoria, che rappresentano coloro che in carcere lavorano h24, 365 giorni all’anno, e che avrebbero potuto dare il proprio contributo all’annunciato percorso di confronto tra istituzioni, carcere e territorio». Capece ricorda, tra l’altro, anche l’appartenenza della sindaca di Genova, Silvia Salis, al corpo di polizia penitenziaria.
Capece sottolinea che è fondamentale che la polizia penitenziaria venga tenuta al centro di ogni riforma strutturale nell’interesse dello stesso sistema penitenziario, che è incentrato sullo sviluppo degli elementi del trattamento, sulla sua individualizzazione, sul rispetto della dignità e dei diritti fondamentali nell’esecuzione penale: «Sono inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale di polizia penitenziaria, impegnato “H24” nelle sezioni detentive e i cui appartenenti sono sempre più vittime di aggressioni e atti violenti dalla parte minoritaria della popolazione detenuta più refrattaria a rispettare l’ordine e la sicurezza anche durante la carcerazione. Ma nei nostri istituti di pena, anche per minori, si può e si deve “potere respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine”, come ci ha anche ricordato recentemente il Capo dello Stato Sergio Mattarella. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo, per questo auspichiamo di essere coinvolti nelle prossime riunioni della Consulta carcere – città di Genova».
Il leader del Sappe ricorda che «i peculiari compiti istituzionali del corpo di polizia penitenziaria sono richiamati nel motto del nostro stemma araldico: “Despondere spem munus nostrum”, ossia garantire la speranza è il nostro compito, iscritto nella lista d’oro alla base dello stemma. Proprio garantire la speranza è un nostro dovere istituzionale, che le donne e gli uomini della polizia penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio, nelle carceri per adulti e minori della Nazione, e di Genova in particolare, con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato».






















