I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano sono di nuovo in sciopero: la decisione al termine dell’assemblea di questa mattina, convocata in seguito al deludente incontro di venerdì scorso a Roma tra i sindacati, i rappresentanti del territorio e il ministro del Mimit Adolfo Urso. Gli operai dello stabilimento genovese hanno formato un corteo e si sono mossi in direzione della stazione di Genova Cornigliano, dove è in atto il presidio. Lo scrive l’Ansa.
Dal piano comunicato dal Mimit lo stabilimento di Cornigliano verrebbe ridimensionato con il trasferimento della zincatura nel sito di Novi Ligure. In base a quanto dichiarato dai commissari a Genova 280 lavoratori saranno in cassa integrazione, 70 faranno corsi di formazione e 585 lavoratori resteranno operativi.
Antonio Apa, coordinatore Uilm Liguria dichiara: «Il 28 novembre scorso al Ministro Urso abbiamo detto che si tolgano dalla testa qualsiasi chiusura di Cornigliano e dell’intero complesso della siderurgia. L’incontro di venerdì a Roma con il Ministro è stato del tutto insoddisfacente perché non abbiamo avuto riposte di nessun tipo, soprattutto non c’è stata data nessuna rassicurazione né industriale né occupazionale per l’ex sito Ilva di Cornigliano. Pertanto continueranno le manifestazioni se il Governo non riprenderà il confronto con i tre Segretari generali, ovviamente ritirando il piano di chiusura della siderurgia. Allo stato attuale non ci convincono le rassicurazioni di Urso di ulteriori trattative con altri operatori internazionali, più una cordata italiana, che sarebbero disponibili a rilevare la siderurgia. Favole. Perché sono 15 mesi che il Ministro ha fallito sulla cessione dell’ex Ilva. Il Governo oggi è in una fase di relativa stabilità con conti pubblici in ordine. Pertanto occorre l’individuazione di una cordata italiana con partecipazione diretta dello Stato; non si tratta di un ritorno allo statalismo ma di un intervento straordinario in un settore strategico che il Paese non può perdere. L’acciaio non è un settore come gli altri ma è la base delle infrastrutture, della manifattura e della sicurezza economica nazionale. Rinunciarvi significa accettare di diventare un Paese industrialmente irrilevante».
«Il piano ministeriale del ciclo corto è uno smacco intollerabile per Genova e per il lavoro – commenta Riccardo Serri segretario generale della Uil Liguria – chiediamo un incontro immediato con i parlamentari liguri, con Comune di Genova e Regione Liguria per avviare un dialogo costruttivo e per ribadire che non possiamo accettare decisioni imposte dall’alto sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie», conclude.
«Anziché rilanciare il settore in un momento di bisogno, il governo punta a ridurre produzione e lavoratori – commenta Luigi Pinasco, segretario generale della Uilm Genova – Continuare ad ignorare la sofferenza di centinaia di lavoratori e di una città che sta inesorabilmente assistendo a un’agonia senza fine è semplicemente inaccettabile», conclude.

























