Aumenta la popolazione straniera in Liguria ma probabilmente non abbastanza per garantire il minimo necessario per il fabbisogni lavorativi sul lungo periodo: i dati dell’ultimo dossier statistico immigrazione Idos 2025, presentato a livello nazionale ai Giardini Luzzati di Genova, testimoniano che i numeri sia dei residenti sia dei soggiornanti quest’anno sono saliti. L’incremento si riflette sulla scuola e anche sulla gestione del fenomeno che il Comune di Genova intende affrontare incrementando i servizi di mediazione, per esempio, ma anche con la consapevolezza che a Genova le complessità variano da territorio a territorio. Per esempio ora la priorità sul Medio Ponente, caratterizzato da una forte immigrazione legata a Fincantieri, l’obiettivo è aprire una Casa di Quartiere per fare in modo che lo straniero arrivato per lavorare non sia abbandonato a se stesso e a subire gli effetti non sia la cittadinanza. Ne ha parlato l’assessore Cristina Lodi durante la mattinata (vedi sotto).
Un ruolo strutturale dell’immigrazione che, ribadisce lo storico Luca Borzani, «non è ancora ben compreso, su cui c’è un ritardo cognitivo. Costruiamo degli stereotipi ancora con l’equivalenza dello straniero che per noi è sempre povero o l’ultimo arrivato e non vediamo il tema come un contenitore plurale con tante composizioni sociali diversi».
Deborah Erminio, sociologa del Centro Studi Medì, che ha realizzato il focus sulla Liguria del dossier, spiega: «Sui residenti a fine 2024 dai dati Istat siamo a un +5,4% pari a 164.127 residenti di cittadinanza straniera».
L’aumento più consistente è in provincia di Genova (+6%) seguita da quella di Imperia (+5,6%), Savona (+4,7%) e La Spezia (+3,8%): nella maggior parte dei casi (66,5%, circa due su tre) si tratta di persone che arrivano direttamente dall’estero.
Aumentano anche i permessi a termine, in particolare quelli per motivi di lavoro, cresciuti da 9.508 a 12.736, e un calo dei permessi di lungo soggiorno (-5%), probabilmente dovuto alle acquisizioni della cittadinanza italiana.
«Tra i soggiornanti − rileva Erminio − che è l’altro elemento per capire come sta andando avanti la situazione, c’è un incremento ma a fronte di un calo dell’anno precedente. Sono aumentati del 6,4% quest’anno a fronte di un -6,4% dell’anno precedente».
Grazie a questi arrivi dall’esterno per la prima volta dal 2011 la popolazione ligure non diminuisce: è passata da 1.507.636 a 1.509.140, nonostante la Liguria sia quart’ultima in Italia a livello di natalità (1,02 figli a coppia con un dato che dovrebbe essere 2,1 per un ricambio generazionale, -5,8% il dato di figli nati rispetto all’anno precedente).
Si tratta di una popolazione plurima, sfaccettata, ricorda Erminio: «Noi ne guardiamo, ne fotografiamo, per esigenze statistiche, di sintesi, un pezzo, che non sono neanche tutte le persone. Noi conteggiamo coloro che hanno cittadinanza straniera, ma ci sono tante altre storie: persone con background migratorio ma che vivono in Italia dalla nascita, le coppie miste e così via. Anche questo ci deve fare un po’ allargare lo sguardo nel modo in cui vediamo questo fenomeno».
Negli ultimi tre anni ci sono state acquisizioni di cittadinanza italiana corpose: «Ottomila, novemila e poco più di seimila − mostra Erminio − nella torta della cittadinanza straniera abbiamo l’84% degli individui nati all’estero provenienti da 166 paesi. Il 16% sono persone nate in Italia pari a circa 34 mila. Sette su dieci hanno ancora cittadinanza straniera perché non hanno ancora compiuto 18 anni. Poi abbiamo 51 mila residenti già con cittadinanza italiana, dato 2021, mentre nell’ultimo triennio 2022 -2024, circa 24 mila persone hanno acquisito la cittadinanza italiana. Abbiamo 121 mila persone nate all’estero da genitori esteri con cittadinanza straniera, 24 mila seconde generazioni con cittadinanza estera, 10 mila con la doppia cittadinanza o con quella acquisita italiana».
Alcune nazionalità in aumento, più uomini che donne
A fine 2023, le collettività straniere più rappresentate in Liguria sono: albanesi (20.714 residenti, 13,3% del totale stranieri), romeni (20.649, 13,3%), marocchini (15.070, 9,7%), ecuadoriani (13.588, 8,9%), bangladesi (9.494, 6,1%), ucraini (7.084, 4,6%), cinesi (5.580, 3,6%) e peruviani (5.276, 3,4%).
Al di là delle presenze storiche, alcune hanno registrato una crescita significativa nell’ultimo quinquennio (2019–2023): spiccano in particolare Bangladesh (+128,6%, 9.494 residenti), Tunisia (+49,7%, 4.072 residenti), Egitto (+73,7%, 3.455) e Pakistan (+88,5%; 2.226).
Si tratta di migrazioni prevalentemente maschili, che hanno modificato la ripartizione per genere della popolazione straniera, composta a fine 2024 da una maggioranza uomini (51,5%), dopo che negli ultimi 25 anni la presenza femminile era stata prevalente.
«In Liguria, per molti anni − dice Erminio − siamo stati caratterizzati da una popolazione di donne straniere, erano il 52% perché avevano sempre questa caratteristica trascinata dal lavoro di cura, di assistenza, siamo una città anziana, una regione anziana. Adesso con questi flussi in realtà si è alzata la quota della componente maschile, quindi sono più numerosi i maschi rispetto alle femmine cittadine».
Nuovi studenti
Il nuovo panorama dei flussi migratori si riflette anche nel mondo della scuola, dove gli alunni di cittadinanza non italiana sono saliti a 30.092 nell’a.s. 2023/2024 (+4,4% rispetto all’anno precedente), raggiungendo un’incidenza del 16,7% sulla popolazione scolastica complessiva.
Le nazionalità incrementate maggiormente sono state peruviani (1.440, in aumento del 25,1% rispetto all’anno precedente), bangladesi (1.487, +26,2%), tunisini (900, +8,6%), dominicani (762, +11,4%) ed egiziani (640, +13,5%). La maggior parte è nata in Italia (60,9%), con differenze rilevanti tra gli ordini di scuola: la percentuale è più alta alla scuola dell’infanzia e alla primaria (rispettivamente 75,6% e 63,3%). Dieci anni fa solo il 45,4% era nato in Italia.
Servono lavoratori
A fine 2024, in Liguria gli occupati stranieri sono 73 mila (l’11,5% del totale), 6 mila in più rispetto all’anno precedente, un aumento strettamente correlato all’incremento delle presenze, dal momento che il tasso di occupazione degli stranieri aumenta di poco dall’anno precedente (dal 62,4% al 63,1%) e il tasso di disoccupazione resta fermo a quota 11,8% (comunque quasi il triplo rispetto al 4,5% registrato tra gli italiani).
La ripartizione per tipologia professionale mostra una crescente concentrazione (salita al 23%) di occupati stranieri nel lavoro manuale non qualificato, tendenza che riflette la diffusione del lavoro povero che ingrossa le fasce di popolazione a basso reddito.
Cresce però anche l’imprenditoria, spesso come canale alternativo al lavoro dipendente (e alle difficoltà ad esso connesse): a fine 2024 le imprese condotte da persone nate all’estero sono salite a 26.377 (+4,1% rispetto all’anno precedente), risultando attive soprattutto nel comparto delle costruzioni (39,7%), nel commercio (26,2%) e nella ristorazione e ricezione turistica (8,8%).
«L’imprenditoria è un fenomeno sempre in aumento, non è una novità dell’anno, nel senso che è una cosa che vediamo da tanti anni. In parte è anche una situazione di mobilità professionale bloccata in altri settori che poi può portare un po’ a innalzare questo elemento. Il sistema Excelsior, però dice che la Liguria avrebbe bisogno di 26.830 lavoratori solo di immigrati. Ci sono delle previsioni di Istat che per il 2080 fanno vedere come diminuisce di una decina di punti percentuali più o meno dal 60 al 50% circa, la quota di popolazione in età attiva, quindi quella che può andare a lavorare. Il sistema economico già mostra segni di fabbisogno di manodopera in più che arrivi dall’estero, perché non basta sostituire quella in uscita».
William Jourdan della Chiesa Evangelica Valdese, che destina parte dell’otto per mille alla distribuzione gratuita del Dossier, evidenzia come i corridoi lavorativi siano elementi ancora troppo poco utilizzati e sottostimati. Di recente, per esempio, è stato il Piemonte ad attivarli.
Lodi: «Affrontiamo la complessità che non è uguale in tutta Genova, una casa di quartiere nel Medio Ponente»
Durante l’evento è intervenuta anche l’assessore al Welfare Cristina Lodi, che ha tracciato le intenzioni dell’amministrazione focalizzandosi su alcune questioni: «Per esempio sul Medio Ponente stiamo pensando a una Casa di Quartiere che ci permetterà di organizzare un servizio di mediazione mirato che consenta alle nuove comunità di conoscere per esempio tutti i servizi a disposizione. Intendiamo implementare gli sportelli e la mediazione in maniera oculata e precisa. Vogliamo costruire percorsi per andare alla radice dei problemi che non sono uguali per tutta Genova. Dobbiamo gestire la complessità, non l’integrazione. Per esempio l’Isee ancora non è uno strumento di facile accessibilità, abbiamo avuto un esempio a Teglia di bambini che non mangiavano in mensa perché i genitori non potevano permetterselo e non sapevano di avere le agevolazioni in base all’Isee».
Per questo il Comune intende facilitare la costruzione di percorsi di conoscenza e rappresentatività: «Alcune associazioni di categoria hanno iniziato questo percorso, altre no. Gli imprenditori stranieri non sanno magari le agevolazioni che ci sono».
Sulla questione minori stranieri non accompagnati e rete Sai (Sistema accoglienza integrazione) Lodi ribadisce: «L’approccio non deve essere emergenziale, è un problema di strutturare un sistema che sia pronto. Anche quel gettito di umanità deve essere importante. Nei giorni scorsi abbiamo convinto una mamma in uscita dal Sai che andare a lavorare non significa abbandonare il proprio figlio. Capiamo che non è facile adeguarsi se si arriva da una cultura completamente diversa, già per noi è difficile». Proprio ieri il Comune ha presentato un progetto che aiuterà 150 persone in uscita dai Sai a trovare l’indipendenza lavorativa, per esempio pagando i corsi della patente e così via.
«Su minori non accompagnati − aggiunge − andremo al ministero dell’Istruzione a chiedere più Cpia, Centri provinciali per l’istruzione degli over 16, che a Genova sono pochi “grazie” al decreto Cutro».
























